Esteri
04/03/2011
Allerta dell'Interpol per Gheddafi

ROMA.L’Interpol ha lanciato un allerta per le polizie mondiali nei confronti di Muammar Gheddafi e altri quindici esponenti libici, compresi membri della sua famiglia e stretti collaboratori. Non si tratta di una richiesta di arresto, bensì di una segnalazione per assistere gli Stati membri nei loro sforzi per mettere in atto le sanzioni delle Nazioni Unite e a sostenere l’indagine aperta dal procuratore della Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità, ha spiegato l’Interpol in un comunicato. Tra le persone incluse nella segnalazione vi sono anche i figli di Gheddafi: il “volto presentabile” del regime Saif al Islam, la sorella Aisha, il duro Mutassim, Hannibal Gheddafi e anche l’ex calciatore di Perugia, Udinese e Sampdoria, Saadi Gheddafi. Tutti sono considerati coinvolti dall’organizzazione di polizia “nella pianificazione di attacchi, tra cui bombardamenti aerei, sulle popolazioni civili”.
Intanto, la rivolta libica arriva a Tripoli con una manifestazione di protesta nel Venerdì della preghiera, sfociata in scontri con le forze di sicurezza. Sono stati uditi colpi d’arma da fuoco nel distretto di Tajoura dove alcune centinaia di manifestanti anti-governativi erano scesi nelle strade per chiedere la fine del regime di Gheddafi. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni e la folla si è dispersa. Sul posto sono arrivati 14 fuoristrada con a bordo uomini delle forze di sicurezza. Bruciata anche una bandiera libica. Le truppe di Gheddafi assediano Al Zawiyah, 50 chilometri a ovest dalla capitale. L’esercito di Gheddafi conta di riprenderne il controllo entro oggi. Il bilancio degli scontri è incerto: 50 morti e 200 feriti, secondo al Jazira. Nella loro avanzata verso occidente, i ribelli hanno attaccato la città petrolifera di Ras Lanuf, che sorge su una strategica strada sul litorale, dove sostengono di aver conquistato l’aeroporto. Per il terzo giorno consecutivo l’aviazione del regime ha bombardato l’enclave petrolifera di Brega, in mano agli insorti e che è centrale per garantire l’elettricità nell’est del Paese. Secondo un testimone i militari governativi hanno sparato anche sulle ambulanze per impedire l’evacuazione dei feriti. Un aereo da guerra libico ha bombardato anche una base militare piena di munizioni in mano ai rivoltosi nella città di Agedaba, nell’est della Libia. Il capo del Consiglio nazionale libico formato a Bengasi, Abdel Jalil, ha visitato Al Beida e ha incitato i rivoltosi a combattere fino a che non verrà liberato il Paese.
Sulla missione umanitaria per le migliaia di profughi è intervenuto il ministro Frattini: «Credo che già venerdì possa partire da Catania la nave italiana che sta caricando derrate alimentari, impianti per l’elettrificazione e la potabilizzazione. Ci vorranno 30 ore di navigazione per arrivare al porto di Bengasi. Sul versante tunisino, il team della Farnesina e quello della Protezione civile sono già sul posto e stanno verificando dove montare le tende», ha spiegato il ministro. L’obiettivo è «aiutare l’evacuazione di alcune decine di migliaia di cittadini egiziani». Al confine tra Libia e Tunisia «abbiamo visto circa 90mila persone e sappiamo che in tutta la Libia ci sono almeno un milione e mezzo di non libici, che perdendo il lavoro non sanno dove andare», ha detto Frattini, concludendo: «non possiamo immaginare da dove potrebbero provenire altri flussi, per cui dobbiamo essere pronti al cosiddetto piano B di cui ha parlato il ministro dell’Interno Roberto Maroni».