Il corsivo di
Fabrizio Carloni
Autonomia e autorevolezza

L‘ondata di rapine alle farmacie ed ai supermercati, ed una certa ripresa degli omicidi di camorra, hanno fatto scattare quello che per i militanti cittadini dell’ordine e del coraggio (pochi) appare come un rituale scontato ed inefficace. Come in tutte le situazioni in cui non si ha la possibilità di gestire secondo i canoni della ragione e dell’esperienza, il Prefetto ed i componenti del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica devono partire con il protocollo delle riunioni finalizzate all’individuazione di soluzioni che rasserenino cittadinanza ed organismi superiori.
In quest’ambito, in ogni occasione si sia ripetuto il rito, abbiamo fatto presente quella che ci sembrava fosse la convinzione generalizzata della cittadinanza napoletana che, per sua natura intelligente, osserva, analizza, capisce e tace per convenienza o paura. Parlo della consapevolezza che camorra e fenomeni peduncolari di delinquenza spicciola, pericolosa e fastidiosa, non si combattono con l’aumento delle telecamere di videosorveglianza o con l’incremento delle pattuglie a piedi od automontate, ma con l’acquisizione di una autonomia dalle filosofie che dominano anche questa materia e con la gratificazione dei membri delle Forze dell’ordine che operano sulla strada.
È inutile mobilitare risorse umane sfiancate dalla insoddisfazione e dalla miseria delle retribuzioni, e metterle per via Roma o via Luca Giordano con l’aggiunta di un manganello che non si può comunque utilizzare. Ricordammo in un nostro intervento, di quegli agenti del Commissariato Vomero che tre o quattro anni or sono agirono per contenere due extracomunitari di colore che si contendevano a pugni e morsi il piano di calpestio di via Scarlatti per vendere merce contraffatta. I due poveri servitori dello Stato finirono all’ospedale perché contusi ed imbrattati dal sangue dei due stranieri e non poterono verificare se i liquidi organici di cui erano stai abbondantemente cosparsi fossero più o meno pericolosi, perché il magistrato volle fosse rispettata la riservatezza dei fuorilegge litiganti.
È un esempio di frustrazione che è gravemente inibente dell’entusiasmo che nelle guerre è un motore sostanziale per combattere e vincere. Ogni agente, carabiniere, poliziotto municipale o finanziere sa che qualsiasi sua azione di contrasto ha buone possibilità di essere demolita da un pubblico ministero che applica qualche legge in maniera che il delinquente venga garantito. Quanti sono i tutori dell’ordine che dopo inseguimenti, scazzottature, perdite di straordinario, hanno visto il bandito catturato rimesso in condizione di far danni senza scontare anche un giorno di galera?
Quanti sono gli operatori di Polizia che devono lavorare in uffici di Pubblica Sicurezza in cui tutto è squallido, frustrante, poco pratico? Nel Commissariato della discesa dell’Ospedale militare di Napoli, nello sgabuzzino ove ricevono il pubblico gli agenti, un mobiletto di ferro da magone esistenziale ha una delle quattro gambe sostituita da un sampietrino.
Non vogliamo mortificare i progetti del Prefetto o dei suoi collaboratori, ma riportargli quello che la gran parte dei napoletani sostiene, e cioè che è necessario ridare agli agenti, ai carabinieri, ai finanzieri, alla polizia municipale, il decoro che avevano qualche decennio or sono. È inutile mettere gente demotivata nel ruolo per strada, sapendo che subito dopo il suo passaggio i senegalesi risistemeranno con ostentazione e sprezzo il lenzuolo pieno di mercanzia contraffatta sul marciapiede, o che il camorrista cui si sequestra la moto od il ciclomotore assisterà irridente alla scena del carro attrezzi convocato che non arriva perché manca il gasolio od il pezzo di ricambio (oppure il deposito giudiziario è pieno o mancante).
Serve autonomia ed autorevolezza nell’esplicare l’azione di contenimento e di repressione della delinquenza e servono leggi semplici ed applicabili. Serve una magistratura autonoma, ma indipendente dai condizionamenti ideologici che le applichi senza confondere il bandito con la sua vittima. Lo zingaro che ripulisce la casa dell’operaio, o il camorrista che fa la rapina al possidente, non sono martiri della Società e di chi l’onora lavorando da generazioni; sono banditi che hanno scelto la scorciatoia e vanno ristretti in galera per il tempo necessario per ravvedersi.

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