
contro le navi aiuto,
è una strage:
almeno dieci morti
ROMA. Finisce in un bagno di sangue, con almeno 10 morti, l’assalto condotto la scorsa notte dalle forze israeliane contro la flottiglia multinazionale di attivisti filo-palestinesi in navigazione verso la Striscia di Gaza con un carico di aiuti umanitari. Lo scontro è avvenuto sulla nave di una ong turca che guidava la spedizione di sei imbarcazioni, in acque internazionali, a qualche decina di miglia dalla costa. I commando israeliani, saliti a bordo da imbarcazioni ed elicotteri, hanno aperto a un certo punto il fuoco, uccidendo almeno 10 persone. Per lo Stato ebraico, a innescare il caos sarebbe stato il tentativo di alcuni attivisti di resistere all’abbordaggio con bastoni, coltelli e almeno un’arma da fuoco. Ventisei attivisti sono rimasti feriti, uno è in fin di vita. Fra questi, anche un leader radicale degli arabi di Israele, lo sceicco Raed Sallah. Feriti anche dieci soldati israeliani, due in modo grave. Nessun ferito tra gli italiani che facevano parte del convoglio, fra i quali la giornalista torinese Angela Lano, 47 anni, direttrice dell’agenzia di stampa Infopal, che si occupa di Palestina. Il portavoce militare israeliano ha accusato i promotori della flottiglia di aver organizzato una “provocazione violenta”. Dura e immediata la protesta del governo turco che ha richiamato il proprio ambasciatore in Israele, mentre dalle capitali europee è stato espresso lo choc dei governi per la strage. Gli attivisti, guidati dalla ong Free Gaza, volevano forzare il blocco imposto attorno alla Striscia dall’avvento al potere degli islamici di Hamas, nel 2007. Israele ha elevato il livello di allerta sul fronte con il Libano e su quello con la Striscia di Gaza. Il presidente palestinese Abu Mazen ha denunciato l’accaduto come «un massacro», dichiarando tre giorni di lutto nazionale. Da Gaza i dirigenti di Hamas hanno parlato di “crimine” commesso da Israele. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, si è detto «scioccato» e così anche l’alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay. Grande preoccupazione e dolore sono stati espressi anche dal Vaticano. La Lega araba ha convocato per oggi al Cairo una riunione urgente dei suoi ministri degli Esteri. Turchia, Grecia, Spagna, Svezia, Danimarca e Irlanda hanno convocato i rispettivi ambasciatori di Israele, l’Unione europea ha chiesto allo stato ebraico di aprire un’inchiesta. La continua politica di chiusura dei varchi verso Gaza è inaccettabile e la Ue chiede l’immediata riapertura dei passaggi per far entrare gli aiuti, ha detto un portavoce della commissione europea per conto dell’Alto rappresentante della politica estera Ue, Catherine Ashton. Pesanti critiche sono venute dai governi di Francia e Germania e il ministro degli esteri italiano Franco Frattini parlando di un «fatto assolutamente grave», ha deplorato l’uccisione di civili. La tensione è alle stelle con la Turchia, Ankara ha parlato di un rischio di “conseguenze irreparabili” nelle relazioni bilaterali e ha chiesto la convocazione del consiglio di sicurezza dell’Onu. Il premier israeliano Netanyhau in visita a Ottawa ha espresso «pieno appoggio» all’azione dei militari rinunciando all’incontro di oggi con il presidente Obama e rientrando subito in patria. Netanyahu ha espresso anche “rammarico” per la morte degli attivisti filo-palestinesi. In tutta Europa, oltre che nei Paesi arabi, centinaia di manifestanti si sono radunati in strada e inscenato manifestazione di protesta contro lo scellerato atto di sangue di Israele. «Israele deve dare spiegazioni alla comunità internazionale ha detto il ministro Frattini - Lo dice l’Italia che è amica di Israele. È grave e inaccettabile in senso assoluto, al di la’ delle motivazioni della flottiglia, quanto accaduto». La Casa Bianca ha espresso il profondo rincrescimento per la perdite di vite umane a bordo della flottiglia filopalestinese aggiungendo che “Washington sta lavorando per capire le circostanze che circondano questa tragedia», precisando che Obama ha fatto presente al premier Netanyahu la necessità di conoscere «tutti i fatti prima possibile».





















