
Non era il Chelsea. Era solo il Cesena. Il povero Cesena. Ma ormai lo sappiamo: se gli azzurri non sentono odor d'Europa e la musichetta della Champions, chi li smuove? Trotterellano con sufficienza fino a quando - è già successo tante volte - si svegliano, si agitano, vanno alla carica a testa bassa, dominano, sprecano. E rischiano di farsi battere in contropiede. Ieri sera, se il Cesena non avesse avuto in campo Martinez ma un calciatore (Martinez è quello che la Juve ha comprato dal Catania a 18 milioni poi l'ha dovuto dare al Cesena più milioni per avere Giaccherini!) il Napoli avrebbe pagato la sua (stanca) supponenza negli ultimi istanti della partita, quando Rennella e Martinez sbagliavano clamorosamente davanti a De Sanctis; una volta ci ha messo il piede il bravo Zuniga sennò la frittata era fatta. Dall’altra parte, come dicevo, l'ansia, anzi l'angoscia ha fatto sprecare a Cavani almeno tre tiri gol, altrettanti a Pandev, uno a Vargas e poteva essere il colpo decisivo, già nel recupero. Quell'assalto scomposto è stato reso inutile anche dall’arbitro e dal suo collaboratore che ha lasciato passare senza fischiare falli di mano e altre finezze dei romagnoli, peraltro sempre in palla e furbescamente disponibili per buona parte della gara a fare gli sparring partners; fino a quando non hanno esibito un bel catenacciaio all'antica e un Antonioli - lui antichissimo - che così in forma non l'avevo mai visto da quando avva vinto lo scudetto conla Roma. Il primo tempo, infatti, era stato giocato al piccolo trotto, come s'addice a un Napoli che sappiamo sempre bisognoso di riposarsi; mentre a San Siro, sotto la neve, Inter e Palermo davano vita a una partita anch'essa finta ma selvaggia, con quattro gol di Milito e quattro del Palermo, tre firmati da Miccoli; e a Cagliari, in un clima assolutamente normale, i sardi mettevano sotto la Roma clamorosamente, infliggendole un quattro a due snza precedenti. Al tempo stesso, la Lazio si risvegliava e condannava il Milan a una dura sconfitta. In fondo, solo a Cagliari e a Napoli si giocavano partite "normali", senza neve, senza ghiaccio, senza freddo (ce n’era anche a Udine, ma i ragazzi di Guidolin hanno battuto il Lecce) e valeva la pena approfittarne per fare passi avanti in classifica, proprio mentre le concorrenti di vertice lasciavano punti sul campo. Niente: il Napoli non è riuscito a imporre la sua supremazia tecnica neanche al Cesena e l'ora dei rimpianti è sempre più amara. Ora è certo, certissimo, che solo la Grande Europa può smuovere gli azzurri. Non c'è da fidarsi neppur del Siena in Coppa Italia. Tanto val provare a usare un espediente psicologico che aveva effetto sui nerazzurri di Mourinho: fargli sentire la musichetta della Champions prima d'ogni partita. Ma a questo punto, diciamo la verità: chi ha ancora voglia di ridere?




















