
Giuseppe Setola, noto esponente della organizzazione criminale nota come “Clan dei Casalesi”, ha proposto un ricorso contro l'Italia alla Corte di Giustizia Europea. Il difensore di Setola ha chiesto la condanna dello Stato Italiano, sostenendo che la pena dell'ergastolo, inflitta in via definitiva al boss per l'omicidio di Genovese Pagliuca, costituirebbe una violazione dei diritti dell'uomo. La Corte Europea effettua sempre un controllo preliminare di ammissibilità sui ricorsi, procedura adottata anche da altri organi giurisdizionali di legittimità. Questo controllo ha avuto, nel caso Setola, esito positivo, nel senso che il ricorso è stato ritenuto ammissibile. La decisione ha sollevato notevole scalpore e non sono mancati i commenti scandalizzati, anche da parte di alcuni addetti ai lavori. A me sembra, in verità, che non ci sia alcuna ragione per indignarsi o scandalizzarsi. Scandalo e indignazione, al contrario, dovrebbero suscitare affermazioni come quella di un titolo apparso su un quotidiano cittadino: “Per alcuni reati gravi niente ricorso a Strasburgo”. Quel titolo, oltretutto, tradiva il pensiero del giurista intervistato, il quale aveva chiarito che “chiunque si può rivolgere alla Corte a prescindere da quello per cui è accusato o è stato condannato”. Il giustizialismo, purtroppo, ha raggiunto in Italia livelli parossistici. I suoi fautori non si stancano mai di concionare a proposito di costituzionalità ed incostituzionalità ed amano contestare sventolando il libretto della Carta fondamentale; essi dimenticano troppo spesso l'articolo primo nel quale si sancisce l'uguaglianza davanti alla Legge. Questo principio basilare esclude la possibilità di negare a Giuseppe Setola, come a qualsiasi altro cittadino italiano, il diritto di far valere innanzi a qualsiasi Organo di Giustizia quelle che ritiene le proprie ragioni. Come se ciò non bastasse, un altro articolo della Costituzione garantisce il diritto alla difesa e impone, pertanto, che un imputato o un condannato, qualunque efferatezza abbia commesso, possa avvalersi di ogni rimedio previsto dalle leggi italiane o da quelle comunitarie (che l'ordinamento statuale ha recepito come proprie). Io non provo meraviglia, tuttavia, che taluni possano ignorare (o fingere di ignorare) principi così ovvi ed indiscutibili. Costoro sono, del resto, gli stessi che trovano scandalosa l'idea di rispedire al paese di origine i criminali extracomunitari entrati clandestinamente nel nostro territorio. Il giustizialismo è una brutta passione che nulla ha a che vedere con la giustizia e non è molto compatibile con la buona fede e con la coerenza; chi ne è affetto indulge al fanatismo e pretende ahi noi, di ergersi a paladino del diritto e difensore della società. Il trionfo delle loro opinioni, al contrario, affosserebbe il diritto e piomberebbe la società nella più nera barbarie.



















