L'opinione di
Pasquale Mastrangelo
Il disordine dell’uomo

La settimana delle occasioni perdute e del gelo si chiude in canzonette, ma gli spunti per delle riflessioni in agrodolce sono innumerevoli. Non c’è bisogno di un reale approccio cronologico, in verità, perché la considerazione finale, a mio avviso, è unica: l’attuale solitudine dell’uomo in disordine.
Uno degli aspetti più negativi, che notai nella mia permanenza negli Stati Uniti, fu la presenza mediatica di predicatori, profeti ed “unti del Signore”. In una società dichiaratamente laica, aperta e tollerante verso qualsiasi professione religiosa, più per convenienza politica ed economica, che per un reale rispetto delle libertà, - dal momento che diffondere idee comuniste era considerato un reato di lesa maestà - gli sproloqui isterici e deliranti dei vari “fondatori di chiese” dal nome quanto meno pittoresco, mi risultavano intollerabili!
Non sono un fautore della religione di Stato, credo nel libero arbitrio, ma ancor più nel rispetto delle idee altrui, da qualsiasi matrice culturale e sociale provengano. Quando, però, “c’è” una matrice culturale e, di conseguenza, rispetto nei confronti degli altri. Conosciamo bene il cantante-profeta, ne apprezziamo le canzonette, e perfino, possiamo glissare sulle sue esternazioni maldestre e qualunquiste, se avesse la cortesia di non imporcele. Ma non possiamo tollerare la mancanza di rispetto della Rai verso coloro che pagano un canone, mai come oggi, solo un odioso balzello! Tutto in nome di quello “share” spesso manipolato e finalizzato al successo commerciale. Già, perché, senza offesa, il mitico “share” è nient’altro che la misura contabile della stupidità della massa ammansita da un “mezzo” che le propina una fiera delle volgarità, mentre, ne certifica la pochezza culturale, trasmettendo su canali di nicchia ed in orari per insonni, programmi di cultura e tematiche più impegnative.
Ma abbiamo già dato troppa attenzione al personaggio dalle molle arrugginite che, canzonette a parte, è solo patetico. Il problema è più inquietante: siamo soli. Nella rincorsa spasmodica di un rapporto relazionale, vicendevole ed umano, che ci affranchi dal disordine morale, dall’ansia depressiva, dal disagio di una vita urbanizzata, intrisa di ossido di carbonio, da ritmi di lavoro frustranti e da una esponenziale crescita di carenza di affetti, lo schermo, sia un televisore o un computer, invade e condiziona la nostra quotidianità, fra un insulso ciarpame e “chattame”. Siamo preda delle macchine più di quanto crediamo.
È lo spazio a misura d’uomo che dobbiamo riconquistare e pretendere, non eccitarci per profeti di una mitica Sion, o parvenu, imbonitori di vario tipo e colore. Quando sarà possibile uscire dalle mura della fortezza domestica e ritrovarsi, in tutta sicurezza, a vivere spazi per noi e i nostri figli, in ambienti di lavoro, non più malsani ed alienanti, assistiti da una sanità efficiente e solidale, frequentare biblioteche, negozi, spettacoli divertenti e stimolanti, allora si tornerà ad una sana vita di relazione, di mutua solidarietà.
Si rivaluterebbe il ruolo cardine dell’anziano, nella nostra società distratta, anello di congiunzione e pietra angolare tra la memoria storica del passato e le incertezze del futuro, nella speranza che il degrado, il disamore sociale, l’aggressività e la psicosi di un successo senz’anima, lascino solo il ricordo di un cantante nato in un’anonima via Gluck.

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