L'opinione di
Giuseppe Cacciatore
Il salvataggio della Grecia

Capisco e condivido coloro che - compresi i nostri due presidenti, Monti e Napolitano - invitano a mantenere e rafforzare un’idea solidale e comunitaria dell’Europa. Ma certo i segnali che arrivano da Berlino e Atene inducono allo scetticismo e al pessimismo. Il battibecco tra il presidente della Repubblica greca e il ministro tedesco delle Finanze ne è una prova evidente. Sia ben chiaro: nessuno che abbia un minimo di senso delle comparazioni negherebbe l’elementare dato di fatto storico che, negli ultimi 110 anni, 30 sono stati di guerre mondiali e rivoluzioni e 80 di pace e di cooperazione economica. E, tuttavia, il susseguirsi di provvedimenti economici e di tagli a carico dei lavoratori a reddito fisso e dei ceti produttivi ha fatto precipitare, specialmente nei paesi più colpiti dalla crisi come Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia, il tasso di fiducia nell’Europa.
Un giornale certo non di sinistra e non antieuropeista come il “Corriere della Sera” affidava ad uno dei suoi più noti commentatori politici, Giovanni Belardelli, un fondo nel quale si parla esplicitamente di atteggiamenti colonialistici di Germania e Francia verso Atene, costretta ad acquistare armi prodotte dalle loro industrie come scambio per ottenere gli aiuti economico-finanziari. E questo fatto diventa a dir poco inquietante quando quasi tutti gli osservatori economici sostengono che la situazione greca poteva essere affrontata agli inizi della crisi con un intervento meno oneroso.
Inoltre, non c’è bisogno di essere professori alla London School of Economics per sapere che tagli massicci della spesa pubblica e dello stato sociale, interventi sulle pensioni e sui salari, senza una politica di crescita, significano recessione e miseria. Forse qualche anima bella della sinistra italiana arriverà finalmente a capire perché Monti continua a ripetere ossessivamente che “salva Italia” è improponibile senza un “cresci Italia” e che ogni ritardo su questa via comporta il pericolo, finora evitato, di un commissariamento anche del nostro paese.
Non esito a dire che il governo Monti, ritenuto come un momento di sospensione della democrazia, è proprio il contrario, giacché ha finora evitato all’Italia una crisi gravissima che avrebbe avuto conseguenze disastrose sulla tenuta e sul destino delle nostre istituzioni democratiche. Forse che l’esempio della Grecia mette fine alle prospettive della costruzione di un’Europa come entità non solo economico-finanziaria, ma anche politica?
Io non credo e, tuttavia, c’è bisogno di un bagno di sano realismo non per accettare il dato di fatto della preminenza, e fors’anche prepotenza, degli interessi egoistici dei singoli Paesi (specialmente di quelli più forti che, non a caso, come Francia e Germania stanno vergognosamente sfruttando la situazione a fini elettorali interni), ma almeno per rivendicare e rispettare i sentimenti nazionali dei paesi più deboli ed esposti alla crisi.
Altrimenti ci troveremo dinanzi al paradosso che si profila in Grecia: la vittoria elettorale - come dicono i sondaggi - di quei partiti di destra e antieuropei che hanno falsificato i conti del bilancio statale e condotto il paese alla bancarotta. La Grecia ha bisogno della nostra solidarietà, di una ristrutturazione completa dei suoi debiti e di un rilancio dell’economia, secondo un programma che avrebbe costi minori - come sostengono molti economisti - rispetto ai piani di austerità.
La cacciata della Grecia dall’Eurozona e dalla Unione europea non salverebbe l’Europa e la esporrebbe a un confronto certamente perdente con le economie emergenti e con gli stessi USA più che mai impegnati nella politica di crescita economica più che di austerità. Insomma, come ha scritto Ludwig Greven sull’autorevole quotidiano tedesco “Die Zeit” - che non è tenero con la politica della cancelliera Merkel - la Grecia può diventare un esempio che porti la stessa Europa a ripensare il suo ruolo, un’Europa in cui non siano più banche - e fondi speculativi a decidere quali paesi possono sopravvivere e quali no.

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