
NAPOLI. Grande successo per la mostra "Poesie d'amore (o della pietra)" del fotografo Martin Errichiello che fino che a venerdì espone alla Sala delle Prigioni di Castel dell'Ovo.
La mostra è un viaggio ideale verso le origini, un dialogo tra suoni, immagini e materia ed è stata appositamente concepita per l'antro tufaceo del luogo primigenio di Napoli per eccellenza, Castel dell'Ovo.
L'installazione propone in un ambiente sonoro 50 tavole in bianco e nero, realizzate nel Mali, stato dell'Africa Occidentale dove convivono più di 20 etnie, dai Bambara della capitale Bamako ai nomadi Peul e Touareg, fino ai misteriosi Dogon della falesia di Bandiagara: molteplici nature di un'identità condivisa che affonda la propria autenticità in una comune storia simbolica, materica, che dalla pietra nuda protegge e si difende.
L'esposizione nasce da un progetto narrativo-visuale curato da Martin Errichiello con l'antropologa Carlotta Napolitano, che vede al centro la relazione entropica tra uomo e ambiente: il percorso fotografico vuole essere il racconto di un luogo concepito come un'autentica integrazione di immagini, forme e gesti, dove i simboli, i manufatti della cultura materiale, i corpi e le "maschere" ritratti in bianco e nero dallo straordinario talento di Errichiello sono analizzati con l'intento di risalire, tramite una mimetica composizione in polittici, all'unità originaria del mondo, leggendone così i segni di superficie come traccia di un passaggio.
La mostra ha il patrocinio del Comune di Napoli ed è organizzata con il sostegno del gruppo di imprese sociali Gesco; il catalogo è a cura di "Ad Est dell'Equatore" con prefazione di Erri de Luca, testi di Carlotta Napolitano e Alberto Sobrero.






















