
L'appello del Governatore della Banca d’Italia agli istituti di credito perché ricomincino ad erogare prestiti in maniera adeguata alle esigenze delle aziende, appare, per molti di loro, come l’invito all’alcolizzato in fase cirrotica terminale, a passare alla camomilla. È dalla fine degli ultimi anni del Millenovecento che le banche hanno intrapreso la strada del passaggio dal ruolo di società commerciali che mediano tra clienti depositanti e quelli prenditori di denaro, a quello di banche d’“affari”, imitando le omologhe statunitensi. Il tutto è avvenuto sotto gli occhi della Banca d’Italia che prima di essere travolta anch’essa dalla globalizzazione, poteva influire con pieno titolo sulle politiche creditizie e provvedere ai controlli. La maniera in cui l’ha fatto è ora sotto gli occhi attoniti del pubblico e della cittadinanza. L’influsso incalzante della massificazione planetaria, che ha ridotto l’Europa ad una pezza da piedi ed ha confuso maccheroni all’amatriciana con fagioli alla messicana, Parmigiano e Regianito, ha trasformato un sistema bancario perfezionabile e pieno di problemi, paternalismi, familismi ed altri limiti, ma che svolgeva la sua funzione, in una crogiolo incapace di darsi delle regole che consentano di erogare prestiti in maniera autonoma, intelligente, prudente e, soprattutto, produttiva per le aziende bisognose di capitali di prestito da aggiungere, in un giusto equilibrio, al capitale di rischio apportato dai soci. Aziende bancarie storiche che avevano filiali a Massaua ed a Londra e Tokio, hanno visto il proprio personale estero specializzato, e che faceva onore al marchio ed alla nostra Patria, rivecchi sciamani nel fegato bruciacchiato degli animali sacrificati, le buone ragioni per erogare o rifiutare il finanziamento. Ed ora, così, all’improvviso, dopo aver lasciato che molte banche costruissero in nome dell’arroganza e dell’asetticità di giudizio il loro fallimento, l’Istituto di Vigilanza le richiama ad analisi più sagaci del merito creditizio. Ebbene, chi potrà in breve termine ricostituire le professionalità territoriali massacrate in nome della modernità e della tecnocrazia? Chi potrà rimuovere dalle tiepide poltrone in cui si sono acciambellate, le decine di migliaia di burocrati che, in maniera parcellizzata, coltivano il proprio giardinetto fatto di “financial ratio”, allarmi, semafori creati con la presunzione di avere la valorizzazione matematica della qualità del cliente da affidare perché possa fare il proprio mestiere e creare posti di lavoro ed onorare il Paese? Quando finirà la spirale del girone dantesco fatto di imbecillità e mediocrità, in cui l’indirizzo diventa “indirizzation”; in cui tutti sono invitati a tirare fuori “quello che hanno in pancia” in un delirio semantico lessicale che evoca flatulenza e meteorismo; in cui la località da raggiungere è la “location”?




















