La riflessione di
Rino Mele
A Medicina test d’inferno

Ieri, i test d’accesso per la Facoltà di Medicina, oggi per essere ammessi a Odontoiatria. Un mare di giovani per un porto molto stretto e non ospitale. Sono seimila a Napoli e ogni drappello di dieci si contende un posto (in Campania, in tutto 7500: un piccolo esercito allo sbando). Suddivisi in quarantadue aule stanno affrontando la prova in uno stato di stressante disagio e un sipario chiuso nasconde il rebus indecifrabile del loro futuro. I test sono strutturati secondo lo schema delle risposte multiple: le domande sono di biologia, chimica, matematica, fisica, logica e molte appartengono a quella palude senza volto che chiamiamo cultura generale: l’orribile scheda da riempire d’indicazioni è sovrana, decide l’avvenire di quei giovani senza conoscerli, senza saperne l’anima e la preparazione reale. Sarebbe (lo si è già detto) necessario rendere umano questo gioco crudele, e paradossalmente semplicistico, con un incontro personalizzato, studiato a scavare nella mente e nell’esperienza del soggetto. Basterebbe che un filosofo, uno storico, uno scrittore, un vecchio professore della Facoltà, chiedesse a un candidato: Cosa significa per te la parola “medico”? e ne discutesse con lui facendone scaturire preparazione e sotterranee motivazioni. Non si può sbarrare la vita di un giovane senza averlo mai guardato negli occhi, senza averne ascoltato la voce, trattenuto per un attimo la curva delle sue ansie, la fragile superbia di (ancora) confuse aspirazioni. La professione di medico è tra le più difficili, non basta saper rispondere a una domandina in più per essere ritenuti capaci di viverla e soffrirla: i due medici che si sono presi a calci a Messina mentre una partoriente rischiava di morire forse avevano superato i loro diligenti test e scelto tra le varie risposte quella giusta su Lavoisier (o il ruolo che lui attribuiva all’ossigeno nella produzione degli acidi). La professione del medico confina con la trasparenza che noi vorremmo in un sacerdote, con l’acutezza silenziosa del filosofo. Buon medico è chi sa essere umile e sa tenersi lontano dalla violenza sui corpi che, in maniera disarmata, gli affidano la propria paura. Non tutti possono diventare medici e questo al di là della stupida presunzione che può derivare da aver superato faticosi test. Il medico cura, dà salute e il suo ruolo è tra i più importanti e difficili. Nello sceglierli non si può giocare al tressette con le innocenti trappole delle risposte di un muto esame.

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