Napoli-Parma 2-3: che rabbia, ragazzi
Come sprecare una delle ultime sei chance per raggiungere la zona Champions. La ferale dimostrazione è stata fornita ieri dal Napoli, una messa in scena per nulla assistita dal gradimento della tifoseria, anche ieri generosa e presente. Raggelato il San Paolo, in testa De Laurentiis, nel vedere la squadra consegnare la vittoria ad un Parma che mai aveva reclamato la proprietà dei tre punti. Squadra allegra, padrona del campo per larghi tratti del match (soprattutto nel primo tempo) eppure al Napoli manca una dote fondamentale per vincere certe partite: il cinismo. Quella feroce determinazione che ti porta a sentirti pago soltanto quando sei stremato e l’avversario è stato sotterrato sotto una montagna di gol. Invece, il vantaggio-lampo di Quagliarella è stato controproducente, perché ha trasmesso l’erronea convinzione che la pratica fosse già archiviata, con la soddisfazione generale dei partecipanti alla partita. È da ingenui credere che in serie A le cose funzionino così e che l’avversario se ne stia lì, immobile, in attesa che il triplice fischio dell’arbitro sancisca la conclusione della sfida. Il Parma ha assorbito i colpi, ha osservato il Napoli specchiarsi nella propria bravura senza costrutto, per poi approfittare delle distrazioni azzurre, generate proprio dal clima giocoso che la squadra di Mazzarri aveva dato al match. In soli cinque minuti quella che sembrava essere una vittoria ben stretta in pugno, si è trasformata nell’incubo di un ko ricevuto proprio quando l’avversario era ormai prossimo a gettare la spugna. Difesa troppo allegra, da sempre, quella del Napoli, ma ieri si è superata: la rete di Antonelli e quella successiva di Lucarelli sono state lo spot di come non bisogna andare a chiudere sugli attaccanti avversari. Gol presi da polli e gol non segnati perché raramente si tira dalla media distanza. Se non ci pensa Hamsik, nei rari momenti in cui gli viene concessa la possibilità di inquadrare la porta avversaria, gli altri calciatori del Napoli sono animati dalla incomprensibile abitudine di fraseggiare nello stretto, per poi essere rudemente bloccati al limite dell’area. Oppure (cosa peggiore) cercare il cross per la testa di un attaccante. Sì, ma quale? Ci fosse Toni, allora avrebbe un senso, ma le punte azzurre perdono i duelli aerei con quasi tutti i difensori del campionato. Allora viene spontanea la domanda: ma è Mazzarri che non addestra il Napoli a calciare da fuori area, oppure sono i suoi calciatori ad essere in preda ai vuoti personalismi? La risposta deve essere data con i fatti, in concreto con un diverso atteggiamento nelle ultime cinque domeniche di campionato. L’obiettivo Champions ormai sembrerebbe rimandato a momenti migliori, ma per difendere l’accesso all’Europa League bisognerà ritrovare in fretta il Napoli delle prime partite con Mazzarri in panchina: attento e cattivo, perché sempre preoccupato che gli altri possano essere migliori. Lo stupore per il secondo scivolone casalingo è stato pesante, ma guai se gli azzurri dovessero dare alla tifoseria una delusione ancora più cocente.
Raffaele Auriemma






















