
Il 29 febbraio scade il termine per rinnovare l’abbonamento alla televisione con una piccola sovrattassa. Si eviterà così di incorrere in ulteriori spese e sanzioni. Il canone è un tributo e, come tale, è obbligatorio”. Una campagna mediatica senza precedenti. Ogni giorno centinaia di passaggi su tutte le reti Rai. Giorno e notte, mattina e sera, prima, durante e dopo i pasti. Interrotti film, varietà, rubriche, telegiornali e finanche gli stessi spot pubblicitari. “Il tributo è obbligatorio e va pagato”. Giusto! E la gente paga. Ma schiattata ncuorpo, cu’ na funa ncanna. Malvolentieri. E mai come quest’anno. Se i tributi servono per offrire servizi ai cittadini, la Rai certamente non sta offrendo un bel servizio. Vogliamo parlare del Festival di Sanremo? Ne faremmo volentieri a meno, ma il festival di quest’anno è l’esempio più calzante di ciò che non funziona nella nostra televisione. Praticamente disastrosa la prima serata. Televoto in tilt. A dir poco puerile lo scaricabarili tra Rai e Istituto di sondaggi. “C’è stato un calo di tensione”. “Nun è overo”. “Colpa vostra!”. “No vostra!”. “Facciamo votare con carta e penna “. “E chi ‘e ttene”. Una figuraccia in mondovisione. Microfoni che fanno cilecca. “Voce! Nun se sente niente!”. E Gianni Morandi? 112 euro d’abbonamento per un presentatore che da due anni non trova di meglio ca cantilenare: “Restiamo uniti !”. Azz… e si erano sparpagliate?
E passiamo a Celentano. 112 euro di abbonamento per consentire al Molleggiato di fare evangelica beneficenza. Già… e come dice il Vangelo? “Non far sapere alla tua destra quello che fa la tua sinistra”. E nisciuno l’ha saputo! “Sua immensità” lo chiamano i suoi compagni di palco… per scherzo e con ironia. Ironia ? No, no… chille overamente nce credono. E il primo a crederci è proprio dio Adriano. Isso e’o pataterno so’una cosa. No, no… isso è meglio. Parole in libertà e libertà di offesa a destra e a sinistra. No, no più a destra. Fino all’auspicata chiusura di due giornali che evidentemente non gli stanno simpatici. Patetico. Ma ancora più patetica la giustificazione di qualche ipocrita uomo politico: “Gli artisti possono dire quello che vogliono”. E la tanto decantata libertà di stampa? Come le targhe… a giorni alterni. E il processo intentato alla Consulta per il no al referendum? Una scenetta recitata veramente in malo modo dallo stesso Celentano, Morandi e udite, udite, Pupo. Da oscar…’o scardabagno. 112 euro di abbonamento per la beneficenza di Celentano e non un solo euro p’accattà nu paro ‘slip a Belene Rodriguez. E, per restare in ambito femminile… 112 euro e non privilegiare la fresca bellezza di Ivana Mrazova alla faccia di qualche improponibile superospite straniero o italiano che sia. Ecco… forse 112 euro per un tris come Ivana, Belene, Elisabetta sono spesi bene… ma per un terzetto come Celentano, Morandi e Pupo sono effettivamente troppi.
Non sarebbe il caso che la Rai pensasse a un bel rimborso per i suoi affezionati utenti? Rimborsati o spernacchiati!





















