Esteri
01/06/2010
Turchia contro Israele
dopo il raid assassino

ROMA. Israele deve essere punito per l'attacco alla “Freedom Flotilla” che intendeva consegnare aiuti ai palestinesi della Striscia, in cui sono morte una decina di persone. È la richiesta esplicita della Turchia, visto che gli scontri si sono verificati solo su una delle sei imbarcazioni, la Marmara, battente bandiera turca. «Il comportamento di Israele deve essere assolutamente punito» tuona il premier Erdogan, condannando il raid e l'uccisione di quattro connazionali. «Psicologicamente per noi è come l'11 Settembre» ha aggiunto il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu prima di incontrare a Washington il segretario di Stato Hillary Clinton. Davudoglu ha detto che Israele «crede di essere al di sopra di qualsiasi legge». La minaccia di Ankara è forte: «Nulla sarà più come prima nelle relazioni tra il nostro Paese e Israele - ha aggiunto Erdogan -. È tempo per la comunità internazionale di dire basta e l'Onu non deve fermarsi davanti a una risoluzione che condanna Israele ma deve appoggiarla». Anche dal Vaticano arriva una dura presa di posizione, pur senza riferimenti diretti all'attacco alla flottiglia. L'occupazione israeliana viene definita «un'ingiustizia politica imposta ai palestinesi». Si fa pressante anche le richiesta di rilasciare gli attivisti arrestati, circa 600 dei quali 6 sono italiani. Una dura presa di posizione arriva dal segretario generale della Nato Rasmussen, che chiede a Israele di liberare immediatamente i civili e le navi coinvolte nel blitz, unendosi agli appelli delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea per «un'inchiesta imparziale, credibile e trasparente sull’accaduto». Anche il ministro Frattini, pur confermando «l'amicizia dell'Italia verso lo Stato d'Israele», ha condannato «l'inaccettabile uccisione di civili» e chiesto l'immediata liberazione dei sei italiani.
Intanto è scontro tra l'Onu e Israele. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che è rimasto riunito per oltre dodici ore, ha condannato gli atti sfociati nella perdita di vite umane durante l'operazione israeliana contro la flottiglia di attivisti filo-palestinesi. Dal canto suo Israele, sebbene non citato direttamente nella dichiarazione dell'Onu, ha replicato definendo «ipocrita» la condanna del Consiglio di sicurezza. Per il portavoce del ministero degli Esteri, Yigal Palmor, la dichiarazione è stata «precipitosa e non ha lasciato un tempo di riflessione per considerare tutti i fatti». Si è trattato, ha aggiunto, di «un riflesso condizionato basato unicamente su certe immagini televisive e su una certa dose di ipocrisia, non sulla conoscenza dei fatti». I rappresentanti dei Paesi membri del Consiglio Onu sono arrivati a una conclusione dopo una lunga e difficile mediazione. Distanti le posizioni della Turchia, assolutamente intransigente, e Stati Uniti, tradizionali alleati di Israele e orientati verso un documento più morbido. Grazie agli Usa, infatti, nella risoluzione non è apparsa alcuna condanna esplicita dell’assalto condotto dalla marina dello Stato ebraico. Il Consiglio Onu «sottolinea che la situazione a Gaza non è sostenibile» e ribadisce l’importanza di un’attuazione piena delle sue risoluzioni 1850 e 1860. Quest’ultima, che risale all’8 gennaio 2009, chiede che «siano forniti e distribuiti aiuti umanitari senza alcun ostacolo». Infine, «il Consiglio esprime il suo sostegno ai negoziati indiretti» tra israeliani e palestinesi sotto l’egida degli Stati Uniti, «ed esprime la sua preoccupazione per il fatto che questo incidente si verifica proprio mentre queste discussioni sono in corso». Il documento si conclude con l'esortazione che le parti in causa diano «prova di moderazione ed evitino ogni atto unilaterale e di provocazione».