Domenica 17 Febbraio 2019 - 23:53

Il pionerismo campano dell’arteterapia e della filosofia applicata: Nicola Velotti

In un sistema geopolitico ed economico cui nonostante tutto afferisce ancora l’Italia, si riscontra oggi, tra gli analisti, il prosieguo del minaccioso percorso che ha travolto gli equilibri sociali, psicologici, ed artistici, che ha nome “decadentismo”. Si vuole apostrofare, con questa apposizione, il periodo storico di stravolgimento valoriali, culturali, economici e perfino socio-artistici, che inficiano in maniera crescente la stabilità individuale, coadiuvati dalla crisi economica ancora vigente. Da napoletani ci si può sommamente inorgoglire alla scoperta che il campano Nicola Velotti (nella foto) sia l’antesignano della disciplina dell’Arteterapia e della Consulenza Filosofica. Una disciplina questa, che affonda le sue radici nel pensiero all’epoca rivoluzionario di Sigmund Freud, in seguito approfondito, teorizzato dalla Germania, e poi adottato dalla Columbia University. Tutti i corsi oggi svolti da Velotti, per una neonata professione che ibrida, ampliandone le tecniche della psicoanalisi, del counseling tanto oggi in voga e dell’arteterapia, sono a favore della fortificazione dell’equilibrio individuale. Lo stesso equilibrio individuale, tanto necessario alla collettività intesa come insieme costitutivo di una società, ancora oberata da fenomeni di indigenza stratificata, scarso interesse artistico, diniego allo studio umanistico e psicologico diffuso, per poi giungere alla devianza sociale.
La frequentazione antica di innumerevoli corsi e il guadagno dei migliori attestati a livello mondiale fanno del professor Velotti un’esponente di spicco di questa nuova categoria di eclettici professionisti, i quali sono autoregolamentati sotto forma di associazione simile ad un albo; autoregolamentazione fatta da Velotti già nel ’93 con un manifesto ed oggi accettata per mezzo degli ultimi procedimenti legislativi che lo permettono. Lungi dal panigirico questo scritto vuole cristallizzare una figura professionale un tempo avveniristica ma oggi essenziale per la società, per veicolare l’ascolto del paziente, l’autoanalisi di quest’ultimo, e la conseguente presa di coscienza del proprio ruolo nel mondo, dunque della propria stabilità psichica ed emotiva. L’arteterapia, la consulenza filosofica, di cui il Velotti è inoltre riconosciuto precursore, viene praticata in istituti scolastici, in quelli per ragazzi a rischio, al fine di creare una catarsi tale che proviene attraverso la messa in atto di sculture, recitazione, fruizione artistici, cosicchè le smanie di violenza fisica vengano virtuosamente incanalate in percorsi di produzione manifatturiera artistica ma molto fisica, intesa come utilizzo del corpo che con la fatica sfoga i propri moti interiori. 
Anche nelle case di cura è entrata una peculiarità di questa nuova professione iniziata dal Velotti, allorchè l’analisi filosofica, l’ascolto, l’insegnamento di tecniche di autosostegno psico-fisico assumono una valenza di gestione e superamento delle difficoltà, seguiti dall’accettazione ed elaborazione di esse. Ma le tecniche di benessere e stabilità endogena promanate da queste nuove categorie professionali, servono anche alle aziende, al punto che Velotti è stato consigliere di diverse società, oltre ad aver aperto sedi in varie città italiane, fino a Bombai, per queste attività che mantiene il cuore operativo a Nola.
Oggi editore di una rivista on line di arte, cultura, filosofia dell’ascolto dal nome “Rivista EA” che tratta anche la poesia, Velotti lavora  alacremente per il processo di espansione su larga scala della consulenza filosofica e dell’arteterapia grazie anche alla nascita di corsi online; infine con il sostegno di giornalisti che curano la sua testata e promuovono non solo nel Salento e a Roma ma anche in tutta Italia, ma in maniera sempre più capillare queste nuove professioni. Il mondo richiede implicitamente la filosofia applicata e l’arteterapia per ritrovare dei punti di riferimento rinnovati, al fine di non smarrirsi nella vita caotica e sempre più violenta che continua a creare danni, cosicchè rispondere a questa esigenza diviene un atto dovuto, non più un’opportunità professionale.

16:49 8/02

di Francesco Paolo Tondo

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