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l'iniziativa

Performance del coro di Barra nel palazzo di Poste

NAPOLI. Suoni per l’architettura, suoni dell’architettura. Seconda tappa dell’iniziativa proposta da “TAAO office” nell’ambito di “Giugno Giovani”, rassegna sostenuta dall’assessorato ai giovani, creatività, innovazione del Comune di Napoli. Dopo il sottopassaggio tra la metropolitana Museo-Cavour dove “il pensiero è stato quello di rimarcare lo spazio grazie al suono”, ad ospitare il secondo evento lo storico palazzo di Poste Italiane, opera del Vaccaro, in piazza Matteotti. La terza ed ultima tappa sarà, via Partenope, per “rileggere gli edifici dal punto di vista linguistico per reinterpretarli”. Stupiti i clienti degli uffici delle Poste Centrali, dove, non visibili dagli spettatori, sistemati al secondo piano, gli allievi  del 48° circolo didattico di Barra, diretti dal maestro, Salvatore Murru  hanno catalizzato prima l’attenzione e poi suscitato interesse ed apprezzamento da parte dei frequentatori dell’ufficio in Piazza Matteotti. L’intervento musicale del coro del maestro Murru e le note del sassofono tenore di Antonio Raia, hanno “interpretato l’edificio dal punto di vista linguistico e morfologico”. I partecipanti accolti nell’ingresso/foyer dell’edificio hanno potuto assistere alla concretizzazione de “Il suono dell’Architettura”, idea proposta dallo studio di architettura “alternativa” TAAO. Il tutto è iniziato con il coro dei fanciulli che, predisposti al piano più alto dell’edificio, non visibili dagli spettatori, hanno intonato “con innocente fanciullezza le prime note, elevando all’unanime una soave potenza che ha inondato l’intero androne”; alla fine della performance, un fischiettio di congiunzione di Antonio Raia, ha ripreso le note e, con lo stesso soffio, ha dato voce al sassofono. Un urlo ruggente, a tratti graffiante, ha reso concreta la volontà di far suonare lo spazio dialogando fisicamente con esso e per esso. “Il maestro del coro dirige nuovamente i ragazzi, con delle note ‘quadrate’ che si strutturano nel corpo di fabbrica e rimbalzano fino a due piani in giù,  spuntando dal ballatoio fino a rendersi visibile agli spettatori che  in grosso silenzio ascoltano incuriositi. Conclusa l’opera vocale, il sassofono di Raia brutalmente invade lo spazio, il musicista si appoggia di spalle alla ringhiera rendendosi visibile e,  non lasciando il suono, entra nella cassa armonica naturale del vano scala, infine, inaspettato fuoriesce. Lo straziante suono del sax, che a tratti soffoca in acuti convulsi, viene bilanciato dalla delicata e malinconica leggerezza delle voci bianche, entrambi riprendono appieno l’ariosa pesantezza dell’edificio che, come simbolo, si erige imponente.  La totale compartecipazione delle due arti ha fatto si che il suono venisse assorbito dall’architettura e da essa stessa cacciato sotto forma di voce propria” spiega l’architetto Giovanni Fabbrocini, tra gli ideatori del progetto.  Il professionista ha voluto ringraziare Poste ed tutto il suo management per aver reso possibile l’iniziativa.

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