Mercoledì 26 Settembre 2018 - 5:54

Venezia 75, "Capri - Revolution": Martone tra arcaismo e progresso

VENEZIA. Scienza e fede. Arcaismo e progresso. “Capri – Revolution” di Mario Martone è una grande metafora del mondo, della vita. Si interroga su individualismi e collettività, sulla necessità di confronto, di crescita. In concorso per la Palma d’Oro alla 75a Mostra d’arte cinematografica di Venezia, il film narra la storia di Lucia (Marianna Fontana), una giovane pastorella di Capri, analfabeta, che vive con i fratelli (Gianluca Di Gennaro e Eduardo Scarpetta) e la madre (Donatella Finocchiaro). Pascolando si imbatte in una comune di intellettuali stanziata sull’isola, li spia mentre prendono il sole nudi, mentre ballano, ne rimane incuriosita. Il gruppo è guidato da Seybue (Reinout Scholten van Aschat), un pittore, un uomo spirituale. I due entrano in contatto, lei ne resta affascinata e lascia la casa per proseguire il suo percorso con lui. Nella vicenda irrompe un dottore (Antonio Folletto), un ragazzo forte delle sue convinzioni, ma pronto a confrontarsi con il prossimo. Fino a che la guerra non travolge l’Italia.

«Mi sono imbattuto in questa storia per caso, vedendo i quadri di Karl Diefenbach nella certosa di Capri. La sua vita mi ha immediatamente colpito e non sapevo che all’inizio del 900 ci fossero comuni che anticipavano quello che sarebbe accaduto negli anni 60-70. Immediato è stato il cortocircuito temporale con vicende successive, con Joseph Beuys aveva creato un'installazione sull'isola, “Capri Batterie”, dove l’arte non era questione estetica ma mezzo per immaginare un diverso modo di rapporto tra le persone, un fatto politico».

“Capri – Revolution” chiude la trilogia sull'Italia del passato, da “Noi credevamo” (2010) sul Risorgimento, a “Il giovane favoloso” (2014) su Leopardi. «Non ho immaginato questi tre film all’origine, un film è nato dall’altro. I protagonisti sono giovani e ribelli, testimonianza e desiderio di raccontare una Italia che non è doma, che sente la spinta di cambiare».

Una pellicola che manda in estasi la vista. Le inquadrature ricordano quadri: quando i protagonisti sono a tavola sembra di vedere Van Gogh, le sinuose scene di danza (coreografate da Raffaella Giordano) riportano alla mente Matisse. Le musiche ipnotiche di Sasha Ring ne amplificano la potenza. Il volto della Fontana riempie lo schermo, notevoli i cambi di registro di Folletto, la mimica di Di Gennaro da potenza al suo personaggio, molto convincente Scholten van Aschat.

A due anni da “Indivisibili” di Edoardo De Angelis, Marianna Fontana torna a Lido. «Per costruire il mio personaggio mi sono preparata pascolando e mungendo capre. Poi con gli sceneggiatori (lo stesso Martone e Ippolita de Majo, ndr) abbiamo letto dei libri, visto dei film. Lucia è personaggio che scopre una realtà così diversa dalla sua, ha bisogno di ribellarsi della condizione della sua famiglia e si libera da questa oppressione. Ho aperto me stessa a questo personaggio con il corpo ma soprattutto con l’anima, ho risucchiato tutte le idee e le energie che c’erano nella comune».

Nonostante sia ambientato oltre 50 anni fa, il film contiene un messaggio molto attuale. «L’isola è a la metafora del mondo, si scopre che l’unica cosa possibile è confrontarsi. Il confronto è necessario, mentre oggi viviamo in un tempo in cui tutto va chiuso e improntato su una visione in cui l’odio e la paura fanno da collante». Prodotto da Indigo e Rai Cinema, “Capri – Revolution” sarà nelle sale dal 13 dicembre.

19:49 9/09

di Alessandro Savoia

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"Cineturismo", il convegno a Venezia

Durante la Mostra del cinema di Venezia, Euroinnovators, Younger’s IN.MOVIE, Ulysses Experience e Alfiere productions hanno tenuto il convegno “CINETURISMO. Come creare opportunità per il territorio”, presso la sala degli Specchi del Grande Albergo Ausonia & Hungaria, Gran Viale S. M. Elisabetta, 28 – Lido di Venezia.

I relatori della tavola rotonda Ginevra Giannattasio la Consigliera 5 Municipalità Comune di Napoli E Fondatrice del Brand VESUVIUS Fiori di Corallo , Valentina Marano, co-fondatrice Collettivo Donne per l’Italia,Cateno Piazza, Direttore artistico Catania Film Fest, Cristina Puccinelli, Direttore artistico Lucca Film Festival, Daniele Corvi, Direttore artistico Love Film Festival di Perugia e Arezzo, Daniele Urciuolo, Produttore cinematografico (ALFIERE PRODUCTIONS) e Direttore artistico Formia Film Festival, Francesco Tamburrano, A. D. Tempi Moderni SPA Agenzia per il Lavoro, Michela Codutti, fondatrice di euroinnovators, Vittoria Spadafora, rappresentante degli artisti della Royal Academy of Fine Arts di Anversa, Anthony La Salandra, Direttore “Risposte Turismo”, Giovanni Acampora, Presidente Confcommercio LAZIO e Consigliere nazionale Confcommercio ITALIA, Claudio Bucci, Produttore cinematografico (STEMO PRODUCTION). A moderare l’incontro Emanuele Rauco, giornalista, critico cinematografico e selezionatore della Mostra Internazionale Del Cinema di Venezia.

“L’idea di questo incontro nasce dall’esigenza di unire un network di professionisti di cinema, arte e design nell’ottica della condivisione, valorizzazione e promozione del loro talento e dei loro progetti, atti a produrre – sul territorio nei quali si sviluppano – un indotto turistico, commerciale, sociale nonché delle concrete occasioni lavorative”, ha dichiarato Daniele Urciuolo, ideatore dell’evento in collaborazione con Euroinnovators, Younger’s IN.MOVIE, Ulysses Experience e Alfiere productions.

A sostenere l’idea di “Cineturismo anche la consigliera di Napoli Ginevra Giannattasio, tra i relatori del convegno, che ha dichiarato: Sostiene il cineturismo rappresenta la chiave di volta in grado  per potenziare il turismo in Italia, soprattutto per far scoprire delle piccole realtà,  come quelle di   alcuni borghi che godono di un ricco patrimonio artistico-culturale e sono immersi in dei  paesaggi naturali mozzafiato.Non è solo la possibilità  di mirare alla valorizzazione dei nostri territori dal nord al sud ,contemporaneamente  è un' occasione di creare lavoro sia nel campo cinema sia in  quello del turismo: facendo impresa che può nascere anche dal recupero antiche tradizioni artigiane con designer moderno.Il Cine-turismo non è solo un modo di fotografare i luoghi dell'Italia, ma diventa un' occasione di raccontare romanticamente l'Italia e  la sua storia anche con la sua tradizione artigianale, come solo il cinema sa' fare”.

La Dott.essa Valentina Marano del Collettivo Donne Per L’italia  dichiara”:Il cineturismo rappresenta un fenomeno recente che riveste un ruolo importante nella sfera delle politiche pubbliche che mirano alla valorizzazione dei territori. Si tratta di una relazione positiva che mira al sostegno reciproco che si instaura tra cinema e territorio favorendo iniziative politiche e di governance propositive, dialoghi tra attori pubblici e privati superando determinati limiti per favorire azioni innovative. Tra queste , la parità dei sessi nell’industria cinematografica attraverso finanziamenti di progetti diretti e ideati da donne o relativi ad un personaggio femminile. Progetto già intrapreso in America, il quale trasformerà l’industria cinematografica del Cinema entro il 2020. Il cinema e la valorizzazione del territorio, le donne e il cinema: spunti di riflessione attraverso i quali il collettivodonneperlitalia intende cooperare e collaborare per la promozione e valorizzazione del binomio cinema/turismo e del ruolo delle donne nel cinema.

La Dott.ssa Caterina Rijllo del Collettivo Donne Per L’Italia dichiara: “Il territorio: partiamo da qui. Grandi talenti e grandi professionisti del mondo hanno trovato la propria linfa vitale e la propria cifra nelle proprie origini, nelle proprie radici. Restituire questa enorme ricchezza attraverso la valorizzazione della propria terra, si traduce nella conoscenza profonda dei cittadini di quel territorio che ogni giorno hanno la fortuna di vivere. In termini pragmatici questo significa anche maggior ricchezza, maggior Pil regionale, più opportunità di occupazione per i giovani e i meno giovani, maggior integrazione. L’industria e l’artigianato del cinema, della moda e dell’arte sono da sempre nel Dna italiano. Oggi abbiamo il dovere di investire e spendere le nostre energie per lo sviluppo e il sostegno di questo settore, perché il vero motore di una società moderna e contemporanea è la cultura e l’educazione ad essa, e questi ne sono ingredienti indispensabili”.

La Dott.ssa Elisa failla del Collettivo Donne Per L’Italia dichiara "UN film è sempre l'inizio di un viaggio", un viaggio che porta a scoprire luoghi,tradizioni e persone che animano e fanno da sfondo alla storia che con quel film si intende raccontare.  Il cinema ,da sempre, ha dato nuova vita ai territori e di essi ha raccontato I paesaggi e gli scorci meno noti.  In Sicilia abbiamo molti esempi di paesi che grazie al Cinema hanno visto incrementare l'affluenza di turisti locali e stranieri.  Attraverso il Cinema si può creare cultura,lavoro e nuove opportunità per lo sviluppo economico e sociale del Paese.  La simbiosi tra cinema e turismo si è in più occasioni dimostrata la strategia vincente per il rilancio del nostro territorio. Per tale motivo fenomeni come quello del Cineturismo vanno promossi e diffusi attraverso l'elaborazione di politiche pubbliche idonee a favorirne la crescita. Con il CollettivoDonnePerL'Italia abbiamo deciso di sostenere quest'iniziativa perché crediamo che  realtà del genere richiedano la partecipazione e la collaborazione della collettività tutta”.

Nato dalla condivisione di idee di 4 giovani donna: la cilentana Valentina Marano, la siciliana Elisa Failla, Caterina Rjllo, la napoletana Ginevra Giannattasio che sostengono lo sviluppo e la crescita del mondo femminile in Italia e in Europa.  L’evento è organizzato da Euroinnovators, Younger’s IN.MOVIE, Ulysses Experience e Alfiere productions e patrocinato da Confcommercio LAZIO SUD, Royal Academy of Fine Arts di Anversa, Biennale Urban, Collettivo Donne per l’Italia.

19:36 9/09

di Redazione

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Andrea Sannino infiamma la taverna “Anema e Core"

CAPRI. Dopo lo spettacolo che l'ha visto protagonista della "Piedigrotta Tiberiana" insieme ad Anna Capasso e ai Ditelo Voi, Andrea Sannino non ha resistito al fascino della Taverna più "in" d'Italia dove si è recato con la cantante e attrice Anna Capasso e i musicisti Pippo Seno e Mauro Spenillo. Tutte le sere Gianluigi Lembo e l'Anema e Core band intonano il suo brano più famoso "Abbracciame", ma ieri notte è stato lo stesso Sannino a cantarla dal palco del locale, con l'accompagnamento del pubblico che intonava a squarciagola il ritornello della canzone. Subito dopo ha proseguito con “Tu sì 'na cosa grande", perfettamente a suo agio insieme alla band che l'ha accolto come un vero amico.

16:40 8/09

di Redazione

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Christmas Summer Party per il finissage di John Armleder, 360°

Uno speciale Christmas Summer Party per il finissage della mostra di John Armleder360° (Foto ©Amedeo Benestante, Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee): in occasione dell’ultimo weekend di apertura della prima retrospettiva dedicata alla ricerca dell’artista svizzero, sabato 8 settembrea partire dalle 19.30, il Madre apre straordinariamente per una serata con djset, videoproiezioni e aperitivo, tutto a tema natalizio. Un evento che invita il pubblico a vivere il museo in una serata d’eccezione in cui celebrare un “Natale fuori stagione”, ispirato alla sala della mostra che riprende l’installazione Let it shine, let it shine, let it shine. It’s Xmas again! realizzata alla Rinascente di Milano. L’artista svizzero è più volte tornato sul tema del Natale, non solo attraverso le sue pratiche artistiche, ma anche con i Christmas Party che organizza ogni anno nella sua residenza a Ginevra, famosi in tutto il mondo dell’arte. Ad accompagnare i suoi eventi, come colonna sonora, le produzioni di Villa Magica Records, casa discografica fondata dal figlio Stephane Armleder insieme a Sylvie Fleury, che includono, tra gli altri, l’Lp The Sounds of Christmas, dell’artista e compositore statunitense Christian Marclay, registrato live presso la Tate Modern di Londra nel dicembre 2004. 

Sabato 8 settembre, dalle 19.30, con Courtesy ticket di ingresso a 2 €, nel cortile principale del museo partirà un aperitivo con djset a cura di Margot e Pierpaolo De Sanctis e videoproiezioni che proseguiranno fino all’01.00. La mostra sarà visitabile fino alle 24.00; in programma anche un Curator’s Tour guidato dal direttore del Madre Andrea Viliani e dalla co-curatrice Silvia Salvati alle 19.30 e altre due visite guidate alle 20.30 e 21.30, tutte gratuite. 

L’evento è organizzato nell’ambito di Open Art Campania, la rassegna realizzata dalla Scabec che accoglie al suo interno una serie di appuntamenti culturali ospitati in siti e musei della Campania.

Domenica 9 settembre, alle 16.00, i Servizi Educativi del Madre propongono un itinerario che partirà dal museo d’arte contemporanea della Regione Campania e raggiungerà il Museo e Real Bosco di Capodimonte, accompagnando il pubblico nella visita dell’intero progetto di John Armleder. Il percorso si articolerà tra la mostra 360° e il dipinto murale site-specific Split!, prodotto dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee nell’ambito del progetto Per_formare una collezione, che a Capodimonte si pone in dialogo con il Grande Cretto Nero di Alberto Burri (1978).

Info e prenotazioni: +39 081 197 37 254.

17:48 7/09

di Redazione

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Venezia 75, "Il teatro al lavoro" nelle coscienze di attori e spettatori

VENEZIA. Immaginate di farvi piccoli piccoli e poter assistere senza farvi notare alle prove per la messa in scena di uno spettacolo teatrale. Scoprirete con grande meraviglia come qualcosa su carta prende corpo, anima, riesce ad insinuarsi nella mente dell’attore mutandolo inevitabilmente. Questa operazione l’ha effettuata Massimiliano Pacifico con il documentario “Il teatro al lavoro”, evento di apertura delle Giornate degli Autori alla 75a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. «È un film – ha raccontato l’autore - che racconta di un regista e la sua compagnia dal primo approccio ad un testo fino al debutto in teatro. Uno sguardo discreto, senza interagire, rispettoso. Filmare in maniera costante, ci ha permesso di far uscire fuori un po’ di realismo. Viene fuori una avventura umana tra un attore affermato e dei ragazzi preparati».

Protagonista è Tony Servillo nel testo “Elvira” di Brigitte Jacques, trasposizione scenica delle lezioni che Louis Jouvet tenne al Conservatoire d’Art Dramatique de Paris nel 1940. Battute, riflessioni, scoramenti di un regista e della sua giovane allieva impegnati nello studio dell’ultima scena del personaggio di Elvira nel Don Giovanni di Molière.

«Jouvet ha la particolarità di essere un attore – ha spiegato Servillo - che ha messo a servizio di noi che facciamo questo mestiere tanti libri che sono frutto dei suoi pensieri in camerino, prima, dopo e durante gli spettacoli». Il documentario non è una celebrazione dello spettacolo e del teatro, ma «del teatro che lavora dentro nelle coscienze delle persone – così l’attore campano - Il personaggio è un mistero che va indagato, una creazione di un poeta che ci chiede conto. Jouvet lo fa con la tensione pedagogica che questo paese necessita, non impone la visione dell’adulto ma conserva lo sguardo dell’infanzia. Il teatro è questo, stupore, intelligenza, sensi».

Pacifico ha seguito Servillo e i suoi giovani compagni dalla partenza alla Biennale di Venezia all'approdo al Théâtre de l'Athénée a Parigi, attraverso Napoli e Milano. Un viaggio durato mesi, e centinaia di ore di riprese. Non una semplice documentazione di quello che accadeva, ma con una linea narrativa ben precisa che restituisce una grande tensione emotiva. Un lavoro che ci permette di entrare in empatia con un Servillo umano, fallibile, e lo si ama ancor di più per la sua ironia, per la capacità di impartire lezioni talvolta con dolcezza e altre volte con severità, momenti di «amorevoli torture». Qualcosa che Massimiliano Pacifico ci aveva in parte già regalato con il suo precedente lavoro con Servillo “394 - Trilogia nel mondo”.

Il risultato è che “Il teatro al lavoro”, proprio come il testo teatrale, entra nella coscienza dello spettatore, lo smuove, lo fa tornare cambiato. Prodotto da Teatri uniti con Rai Cinema, verrà distribuito nelle sale con Kio Film in abbinamento al corto “L’unica lezione” di Peter Marcias.

19:04 6/09

di Alessandro Savoia

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Venezia 75, la potenza emotiva di "Un giorno all'improvviso"

VENEZIA. Miglior battesimo non poteva averlo il regista napoletano Ciro D’Emilio. La sua opera prima “Un giorno all’improvviso” è nella sezione “Orizzonti” della 75a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, con ben tre candidature: miglior film, miglior regia e premio speciale. Un progetto con una lunga fase embrionale, partito con la stesura della sceneggiatura nel 2013 e con l’ultimo ciak nel mese di maggio. Una grande metafora della vita, una storia dura, di grande impatto emotivo.

Racconta di Antonio, 17enne della provincia di Napoli con il sogno di fare il calciatore. È stato abbandonato dal padre quando era piccolo, ed ora vive solo con la madre, Miriam, dolce ma stravolta da problemi mentali. Il rapporto tra i due è a ruoli invertiti, è lui a prendersi cura del genitore. Lavora nell’orto di famiglia, si allena e la sera è di turno in una pompa di benzina. Cerca di vivere la sua storia d’amore ma è troppo impegnato a casa. Un giorno irrompe nella sua vita un talent scout, Michele Astarita, che sta cercando delle giovani promesse da portare nella Primavera del Parma. Sembra il punto di svolta della loro vita, ma un giorno all’improvviso tutto può cambiare.

La pellicola è un incalzate climax, grazie anche ad un montaggio in levare, che fa entrare lo spettatore nella vicenda, grazie anche ad una ripresa intima, “sporca”. Un’opera prima matura, un film con una linea narrativa ben precisa, D’Emilio è una percepibile giuda degli attori, ha trasmesso loro tutta la potenza drammaturgica della sceneggiatura. Ci arriva dopo il fortunato cortometraggio “Piove”. «Quell’esperienza è stata una fine è un nuovo inizio – ha raccontato l’autore - il compimento di un percorso che mi ha consentito di dimostrare ad un pubblico più vasto, e a me stesso, di aver compreso quel linguaggio. Ora è incredibile essere qui, sono molto felice. È qualcosa che mi da fiducia de fatto che abbiamo fatto bene a portare avanti una idea del lavoro e progettualità. Un film che mi regala bellissime emozioni».

Emozioni restituite con grande vigore da Anna Foglietta, in un ruolo devastante, credibile nel suo dialetto (la mamma è napoletana), nel suo dolore, nel suo rapporto col figlio, meravigliosa. «Quando Ciro mi ha proposto 4 anni fa di recitare in questo film – così l’attrice - sono stata rapita dalla storia e dal personaggio. Folle non accettare. Sono entrata in contatto con il mio essere madre, qualcosa che non è stato facile ma profondamente disturbante. Alcune scene mi hanno portato sofferenza, un down psicologico ed emotivo dal quale è stato difficile uscirne». Ne parla ancora visibilmente emozionata. «La mia carriera va in una direzione ben precisa. Dopo aver interpretato a teatro “La pazza della porta accanto” di Alda Merini, tutto ambientato in manicomio, il tema della follia mi sta attraendo sempre di più. Sono da tempo in cura dallo psicoterapeuta e più mi curo è più ciò mi attrae. Penso che prendersi cura della psiche equivale come prendersi cura della società. Il ruolo dell’attore è anche di intento politico. C’è bisogno di parlarne di questi temi, il rapporto madre-figlio determina il futuro, importante dal punto di vista civile. La prima rivoluzione sta nel nucleo della famiglia».

Cuore e anima nel progetto lo hanno messo anche gli altri due protagonisti, il giovane Giampiero De Concilio, bravo nel reggere la maggior parte della pellicola, e Massimo De Matteo, perfetto nel ruolo, toccante per intensità. Completano il cast Biagio Forestieri, Fabio De Caro e Franco Pinelli.

18:58 6/09

di Alessandro Savoia

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Venezia 75, la commozione di Minervini: «Racconto il dolore dei neri d'America»

VENEZIA. “What You Gonna Do When the World's on Fire?” di Roberto Minervini è il secondo film italiano in concorso alla 75a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un titolo preso da un canto vecchio di due secoli. «Quello che mi interessava era la risposta a questa domanda: Che fare quando il mondo è in fiamme? Scappare, fuggire? Quello che ho scoperto è che la temperatura delle fiamme è diversa per i neri americani, bruciano a fondo, da lì non c’è riparo, destinati a vivere le pene dell’inferno». Un racconto di finzione che da la sensazione di documentare, in bianco e nero, le storie di una donna che cerca di mantenere la sua famiglia gestendo un bar minacciato dalla gentrificazione, due giovani fratelli che crescono in un quartiere violento, un uomo che lotta per mantenere vivo il patrimonio culturale della sua gente.

Si commuove Minervini nel raccontare le difficoltà nella realizzazione di un’opera così, grazie ad un team affiatatissimo, che ha dovuto persino evitare le pallottole. «Volevo raccontare la musica come baluardo di cultura dei neri, poi frequentando il bar di Judi ho deciso di raccontare storie presenti. Non facile finanziare un progetto senza sceneggiatura, abbiamo riscontrato grosse difficoltà, molte ore di riprese. Senza la Rai il progetto che sarebbe morto. Non pensavo che dopo aver realizzato quattro film avremmo avuto difficoltà». «La linea di Rai Cinema – ha spiegato l’amministratore delegato Paolo Del Brocco - è quella di supportare il cinema del reale, un cinema molto profondo che mette in risalto aspetti della realtà in modo diverso rispetto alla finzione, poi c’è la stima per gli autori e la fiducia nel loro grande lavoro. Minervini è un talento straordinario».

18:55 6/09

di Redazione

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Venezia 75, "L'Amica Geniale": è Ferrante fever con 10 minuti di applausi

VENEZIA. Altissima l’attesa, fragorosi gli applausi. È Ferrante Fever alla Mostra del cinema di Venezia. La proiezione in anteprima mondiale dei primi due episodi dell’“Amica geniale” ha mostrato un prodotto d’eccellenza, vibrante, crudo, goduria per gli occhi e per la mente. La trasposizione televisiva del caso letterario della misteriosa Elena Ferrante (è segreta la sua identità) è affidata al regista Saverio Costanzo: «Il mio coinvolgimento è merito della Ferrante che ha suggerito il mio nome ai produttori. Avevo già letto i suoi libri ma non avrei mai pensato di poter realizzare una serie tv. Quando mi è stato proposto non ho esitato un secondo, un regista per trovare equilibrio deve capire se il cuore del racconto somiglia a quello che può realizzare e mettere in scena. Fin dai primi libri ho sentito una condivisione di idea, una ostinazione della ricerca pericolosa di una realtà drammaturgica. Un progetto molto grande che non mi ha spaventato».

Il cuore della narrazione è l’amicizia di Elena e Lila che nasce sui banchi della scuola elementare in un rione popolare di Napoli negli Anni ‘50, il legame di una vita, una storia avvincente e l’affresco d'epoca. Un mondo dove sono in discussione l’emancipazione femminile, il valore della conoscenza, l’importanza dell’educazione. «È opera politica nella misura in cui ti accorgi di quello che non c’è più – prosegue Costanzo - Attraverso i sentimenti ti accorgi che stai guardando un’opera profondamente contemporanea».

Un racconto che ha affascinato i lettori di tutto il mondo. «Tante le cose che entrano in campo nel successo di questa opera - spiega il regista - è che si tratta di una storia che da locale diventa universale, che può raccontare tutto, un miracolo letterario». Alla stesura della sceneggiatura scritta da Francesco Piccolo e Laura Paolucci ha collaborato la stessa Ferrante, contribuendo via mail.

Episodi coinvolgenti, che introducono a quell’universo, ci permettono di familiarizzare con i personaggi, entrare in empatia con loro. Vigorosi gli scontri tra gli uomini del rione, quasi fosse un western. Violenti i litigi in casa, con i vicini. Un’opera che convincerà tutti. «È una storia che tiene insieme, come il cinema degli anni 60, tutto il pubblico, quello impegnato e quello che ama il romanzo popolare – ha spiegato Eleonora Andreatta, direttore Rai Fiction - Al suo interno corre la storia del nostro paese. Grazie a questa operazione portiamo l’eccellenza italiana e i nostri talenti in tutto il mondo».

Colpiscono al primo sguardo le mimiche della “geniale” Lila (Ludovica Nasti), e di Elena (Elisa Del Genio). Nei successivi episodi le vedremo da adolescenti interpretate da Gaia Girace e Margherita Mazzucco. «Lavorare con le bambine e poi con le ragazze è stato un privilegio, la fatica è stata tanta.  Quando le ho conosciute la prima molta ero convinto fossero loro, sapevo cosa dovevo trovare, per merito della coerenza del personaggio costruito dalla Ferrante, dalla sua matrice molto specifica».

Un filo di commozione quando appare sullo schermo Antonio Pennarella, attore recentemente comparso, in una scena oscura, una inquadratura dal basso che mette ancora una volta in rilievo il suo volto ruvido, da cattivo, indimenticabile.

Prima di approdare su Rai1 in autunno, “L’amica geniale” farà tappa al cinema, in collaborazione con Nexo, l'1, 2 e 3 ottobre. Presente al Lido ad accompagnare dietro le quinte la produzione e il cast anche il premio Oscar Paolo Sorrentino che figura nei titoli come produttore esecutivo della serie. Co-prodotta dall’americana Hbo e da TimVision con Fandango e Wildside si annuncia già un “best seller” mondiale.

18:52 6/09

di Alessandro Savoia

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Venezia 75, Patierno e il racconto antropologico della camorra

VENEZIA. Una operazione necessaria. Un ritorno al reale, dopo che negli ultimi anni c’è stata solo finzione a rappresentare la malavita organizzata a Napoli. “Camorra” è l’ultima fatica di Francesco Patierno, nella selezione “Sconfini” della 75esima Mostra del Cinema di Venezia. Un racconto antropologico del fenomeno dal dopo guerra agli Anni ’90. Tutto nato da una idea di Rai Teche. «Ho sfruttato la possibilità di raccontare il fenomeno da altra prospettiva – ha raccontato il regista - grazie a questo patrimonio interminabile e inestimabile, con cose poco viste».

La narrazione, scandita dalla voce di Meg, scorre via con straordinaria intensità tra immagini a colori e in bianco e nero, solo immagini di repertorio. Al centro di questo mondo c’è Cutolo, un comunicatore abile, magnetico, ironico che rispondeva alle domande senza filtro di Joe Marrazzo. “Dietro ogni grande fortuna c'è un crimine” citando Balzac da dietro le sbarre. E poi i ragazzini di strada, che intervistati da Luigi Necco, rivelano di preferire droga e pistole ad una sana istruzione. «Volevo recuperare un sentimento di pietas, solo attraverso questo si può entrare in una realtà complessa e decifrarla scoprendo le basi e gli effetti della malavita. È un film sulle fondamenta e non sul palazzo costruito. Ho voluto mostrare chi delinque e chi giustifica contrabbando e illegalità. Un popolo cresciuto con questa mentalità, una linea invisibile della legalità».

E ripartito proprio da dove aveva lasciato il racconto nel suo ultimo lavoro “Napoli '44”. «La sfida era quella di tenerci dentro la storia che la Rai ha documentato grazie ai grandi giornalisti di inchiesta che hanno documentato quello che era un sistema. Ricordando punti sostanziali soprattutto quegli anni ‘80 dove si è vissuta una guerra nel napoletano con più di 100 morti all’anno». «Il mio atteggiamento è provocatorio, come ad incitare una squadra in difficoltà. Oggi Napoli ha forti segnali di rinascita, diventando città turistica si vedono i risultati con ristoranti e alberghi presenti in quartieri impensabili. Ma venivamo da questo, e dobbiamo partire da lì». 

18:37 6/09

di Alessandro Savoia

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Venezia 75, "Suspiria": Guadagnino tra la bellezza e il terribile

VENEZIA. Il coraggio di certo non è mancato a Luca Guadagnino nello scegliere di cimentarsi nel remake di un film cult come “Suspiria” di Dario Argento. Il fatto stesso di essere stato selezionato in concorso a Venezia 75 lo ha già ampiamente ripagato. «Amo Dario, tutti noi l’amiamo – così guadagnino visibilmente emozionato in conferenza - Non starei qui senza Dario, è un grande maestro. Dopo aver visto “Suspiria” da adolescente iniziai a vedere tutti i suoi film. Una volta ero a Palermo, mia madre mi disse che c’era Argento in città, sono rimasto fuori al ristorante dove cenava e lo fissai tutto il tempo dalla finestra. Lui si sarà chiesto chi fosse quel folle, beh ero io». 

Un remake, appunto, non una copia dell’originale. Una pellicola sul terribile e sulla bellezza, tutto che ruota intorno al mondo femminile, quello già tratteggiato dal regista Fassbinder. «Mi ha influenzato molto, è un maestro della crudeltà, nei suoi film ci sono magnifiche interpreti tormentate e mai vittime, in un gioco di crudeltà ma mai schiacciate». Così come magnifiche sono le protagoniste da lui scelte, la giovane Dakota Johnson e l’acclamata Tilda Swinton.

«È la seconda volta che lavoro con Luca – ha commentato la Johnson - mi sono sentita sicura, sento di poter fare qualsiasi cosa quando lavoro con lui. E poi è un film che parla di cose che io adoro come il ballo, la magia, le streghe e avere questo sguardo dall’interno per me è stato perfetto, un sogno che si è realizzato».

«Guadagnino è uno degli amici più cari – ha dichiarato la Swinton - è una fortuna incredibile per un attore lavorare così, sul set c’è un senso di sfida, molto importante, perché il cinema è collettivo, è lavorare in sintonia».

Avvolgenti le scene coreutiche (la pellicola è ambientata in una scuola di danza): «Era cruciale che la danza non fosse un orpello ma permettesse di essere utilizzata come linguaggio della trascendenza della magia». Inquietante l’ambientazione in un palazzone in art deco della Germania degli anni 70. Tanti i richiami politici dell’epoca, anni in cui ci fu un importante rivoluzione femminista in Europa. Una rivoluzione che per certi versi è movimento MeeToo: «C’è stato un passaggio dal quale non si torna indietro, che ha investito le coscienze. “Suspiria” è stato fatto prima ma mi piace pensare che il nostro lavoro, quello passato e quello futuro provenga sempre dal piacevole desiderio di non essere mai nella posizione di schiacciare l'altro con il proprio potere».

Nota stonata l’uso dello splatter nel finale, sia per come è stato realizzato sia per la deriva che stava prendendo l’opera che pare più catalogabile nell’thriller, mystery o fanstasy che nell’horror. Tra gli elementi più apprezzati la sotto trama romantica, portata nella storia dall’anziano dottore alla ricerca della memoria della moglie interpretato sempre da una incredibile Swinton che però si cela dietro lo pseudonimo di Lutz Ebersdorf.

Il cast è completato da Chloë Grace Moretz, Mia Goth, Lutz Ebersdorf e Jessica Harper (protagonista dell’originale). La colonna sonora è a cura del cantante dei Radiohead, Thom Yorke. Uscita in sala prevista per l’autunno.

18:32 6/09

di Alessandro Savoia

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