Domenica 20 Maggio 2018 - 11:39

Riciclaggio di smartphone e tablet, 5 misure cautelari

NAPOLI. I Carabinieri della Compagnia di Casoria hanno eseguito, a Napoli e Venezia​, un'ordinanza di​ custodia cau​telare emessa dal ​gip di Napoli ​nei confronti ​di 5 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio o alla ricettazione di apparecchiature elettroniche, alla violazione e all'accesso abusivo di dispositivi elettronici.​ Si tratta, in particolare, di tablet e smartphone di ultima generazione che poi venivano rivenduti sul mercato attraverso canali di vendita "dedicati".​ Altre 19 persone, gli acquirenti dei dispositivi di provenienza furtiva, sono invece ritenut​e​ responsabili di ricettazione e, allo stato, indagat​e ​a piede libero.​ Le indagini coordinate dalla Procura di Napoli sono scattate a febbraio 2016 ​quando i Carabinieri dell'aliquota radiomobile di Casoria hanno individuato la presenza di un ipad Apple provento di furto all'interno di un locale in via Nazionale delle Puglie, in territorio del comune di Casoria. La perquisizione, subito eseguita in quello che in apparenza era un esercizio commerciale di riparazioni di materiale informatico, aveva svelato invece svelato l'esistenza di un laboratorio clandestino adibito alla "rigenerazione" di dispositivi elettronici e di attrezzature varie di provenienza illecita. Sul posto sono stati trovati un computer, uno smartphone e 3 tablet della Apple, 3 smartphone della Samsung. Le successive attività di riscontro sui dati emersi, svolte dai Carabinieri del Norm di Casoria su delega dell'autorità giudiziaria e che hanno potuto contare anche sulla collaborazione della cyber-security della casa-madre "Apple", ha permesso di individuare i dati identificativi relativi a ben 127 apparecchi transitati dalle mani degli indagati, e di scoprire che ben 80 dispositivi risultavano di illecita provenienza in quanto oggetto di furto o di altri reati contro il patrimonio. Tra questi spicca anche un ecografo portatile, del valore stimato 150mila euro, sottratto a una struttura sanitaria del territorio e mai recuperato.