Domenica 17 Febbraio 2019 - 15:51

Babygang, allarme della Dia: «Esercito di riserva della camorra»

Relazione semestrale al Parlamento della Direzione investigativa antimafia: infilitrazioni della criminalità organizzata nella sanità

ROMA. Particolare attenzione merita il rapido diffondersi di episodi riprovevoli e violenti commessi dalle babygang, espressione di una vera e propria deriva socio-criminale. È quanto rileva la Dia, direzione investigativa antimafia, nella sua relazione semestrale al Parlamento relativa ai primi sei mesi del 2018, affrontando il tema della Camorra. Le azioni delle babygang, spesso connotate da un'ingiustificata ferocia, sfociano, spiega la relazione, in episodi di bullismo metropolitano e atti vandalici, consumati anche in danno di istituti scolastici ed edifici pubblici. Spesso, chiarisce la relazione, si tratta di gruppi composti da ragazzi considerati a rischio di devianza per problematiche familiari o perché cresciuti in contesti che non offrono momenti di aggregazione sociale: fattori che concorrono ad un percorso di arruolamento nelle fila delle consorterie criminali. I minori, infatti, rappresentano un ''esercito'' di riserva per la criminalità, da impiegare, in particolare, nelle attività di spaccio delle sostanze stupefacenti ove, come più volte emerso dalle attività investigative, partecipano persino i bambini. A quanto afferma la relazione, il sistema criminale campano opera in tutti i settori d'interesse delle associazioni mafiose, con alleanze con gruppi operativi in altri territori, laddove queste si rivelino funzionali al raggiungimento dei propri scopi. Le intese sono frequenti per le attività connesse al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e alla contraffazione. Un altro settore dove si ravvisa, sempre più di frequente, l'infiltrazione della criminalità organizzata è la sanità. La presenza di parenti all'interno della gerarchia di comando conferma la centralità della famiglia, quale strumento di coesione. Non di rado le alleanze sono state rafforzate da matrimoni tra giovani di gruppi diversi, con le donne che assumono, sempre più spesso, ruoli di rilievo nella gerarchia dei clan, soprattutto in assenza dei mariti o dei figli detenuti. Si è assistito, in generale, rileva la Dia, alla scomparsa dei capi carismatici, alcuni detenuti e altri costretti da tempo alla latitanza, il cui ruolo è stato assunto da familiari o elementi di secondo piano, che non sempre hanno mostrato pari capacità nella guida dei sodalizi.

16:00 13/02

di Redazione


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