Lunedì 18 Febbraio 2019 - 0:21

Camaldoli, assalto a un negozio: «Abbandonati a noi stessi»

La proprietaria: ho lasciato un lavoro per investire qui, vogliamo più controlli sul territorio

di Dario De Martino

NAPOLI. «Da me vengono i bambini a giocare, per me è come se avessero violato un luogo sacro». Le lacrime si intervallano ad una voce sicura e pronta a ricominciare. È lo sconforto di chi si è sentito violato, di chi teme di dover rinunciare a ciò su cui ha investito, mischiato con la voglia di andare avanti, ripartendo dalla vicinanza del quartiere le ha dimostrato affetto. D’altronde sono state le urla dai balconi delle case attorno al negozio a far fuggire i ladri. «Il sostegno che ho ricevuto dagli amici, perché i miei clienti sono amici, è l’unica cosa che mi fa andare avanti. Mi ero sempre detta che se mi fosse accaduta una cosa del genere non avrei più riaperto, ma questa vicinanza mi ha fatto cambiare idea». Le parole sono quelle di Mariarosaria Chiantore, 39 anni, proprietaria del negozio Leomalù. Siamo ai Camaldoli in viale dei Pini. Qui c’è una bottega di giocattoli artigianali dove intorno alle 4 del mattino di venerdì c'è stato un tentativo di furto: sradicata la saracinesca e distrutto il vetro anti-sfondamento. 

IL DANNO. Non è stato rubato, però, quasi nulla. Solo la cassa, senza soldi dentro. Le urla dai balconi delle persone del quartiere, allertate dal suono dell’allarme, hanno messo in fuga i ladri. Mentre qualcuno urlava altri chiamavano la polizia, giunta prontamente sul posto, che indaga sull’accaduto. Mariarosaria non riesce a darsi pace, non trova una spiegazione: «I prodotti che vendo nel mio negozio sono di nicchia, non hanno molto mercato. Che senso ha farmi questo danno?».

LA STORIA. Mariarosaria ha mollato tutto, compreso un contratto a tempo indeterminato (che di questi tempi è oro) per aprire la sua bottega di giocattoli artigianali. «Ho investito tutti i soldi che avevo messo da parte - racconta - in quello che è più di un negozio, è casa mia, è un progetto di quartiere. Io sono cresciuta qui - spiega - e ho voluto dare qualcosa di diverso ai bambini, uno spazio di gioco con prodotti diversi». Ora, dopo la brutta disavventura, ha voglia di ripartire. Ma ha anche paura. «Noi siamo lasciati a noi stessi. Questa era una zona residenziale e tranquilla, ma anche qui non siamo più sicuri. C’è bisogno di più controllo del territorio». Ma la richiesta di controllo e sicurezza è ormai un coro unanime che arriva da tutta la città e da troppo tempo, senza trovare risposte. Se ne rende conto anche Mariarosaria che commossa ma determinata parla del suo piccolo figlio: «Io vorrei che come sua madre restasse nel suo quartiere. Ma oggi come oggi, per il suo bene, devo augurarmi solo che a 18 lasci questa città». 

IL QUARTIERE. Da un lato, così, si registra la positiva risposta dei residenti che hanno messo in fuga i malviventi avviato la macchina della solidarietà. Dall’altro, però, c’è un quartiere residenziale che si sente più sicuro. «Bisogna accelerare con l’installazione delle telecamere di videosorveglianza finanziate dalla Regione» dice il consigliere della terza Municipalità Gennaro Acampora. 

18:14 19/01

di Redazione


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