Domenica 17 Febbraio 2019 - 23:56

Castellammare di Stabia. Il Vescovo: abbiate il coraggio di praticare la giustizia

In Fincantieri, alla cittadinanza che ha seguito la processione per il patrono di San Catello, il presule ha detto: "Queste parole scolpitele nella pietra"

di Rosa Benigno
CASTELLAMMARE DI STABIA. Religione, folklore, superstizione, tradizione, emozione, qualche critica e tanta folla in strada... nonostante la pioggia. Tutto questo ha rappresentato ieri mattina la “Festa di San Catello”, con la lunga e partecipata processione che si è snodata nelle strade del centro antico. 
LA RELIGIONE
Una messa in Cattedrale ha anticipato l’uscita della “nuova statua” del santo, prodotta in vetroresina per evitare all’effigie lignea, del 1500, di affrontare rischi e intemperie. Tutti i sacerdoti della diocesi di Castellammare di Stabia e le congreghe della città hanno preso parte al corteo religioso, seguito dalle autorità militari e dal sindaco Gaetano Cimmino, emozionato per la sua “prima volta” in processione con la fascia tricolore.
LA SCOSSA DEL VESCOVO: QUESTE PAROLE, SCOLPITELE NELLA PIETRA
Un appello alla “giustizia” e ad "avere coraggio di dire no alle vie sbagliate" è quello che ha lanciato l’arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia, monsignor Francesco Alfano, rivolto alle centinaia di tute blu della Fincantieri e di cittadini che lo hanno seguito nello stabilimento navale. «Siamo qui perché il Cantiere è il cuore di questa città, ed è perciò anche il cuore della festa - ha detto il Vescovo - In questo luogo, simbolo di una storia antica e gloriosa... per sperare e lottare ed aver fame e sete di giustizia e andar avanti come una vera comunità». 
«Dobbiamo avere valori alti - ha proseguito monsignor Alfano -. Ma dire no a quello che offende la giustizia, no alle vie sbagliate che non ci fanno andare incontro agli altri. San Catello ha fame e sete di giustizia, e ci indica la via per il rispetto e, attraverso il Vangelo, la promozione della dignità, per l’accoglienza sincera e profonda e la solidarietà coraggiosa, capovolgendo le logiche distorte. Dobbiamo essere fratelli e sorelle e figli di un unico Padre... Gioia e forza per non fermarci per strada come Dio ci chiede».
Nelle parole del Vescovo tutti hanno letto un diretto riferimento alle angosce che la città avverte per le storie di tangenti e corruzione, di racket e ruberie emerse dalle indagini dell’Antimafia che hanno rivelato l’oppressione dei clan sulla vita e sul lavoro della comunità intera. 
Poi, sceso dal palchetto allestito in Fincantieri, il Vescovo ha ribadito a margine: «Queste parole scolpitele nella pietra».
LA SUPERSTIZIONI
Un piccolo “incidente tecnico” ha diffuso malumore tra i fedeli che seguivano la processione. All’ingresso in Fincantieri, non si è sentito l’urlo della sirena che, come da tradizione, saluta da sempre l’arrivo del Santo portato a spalla dai devoti del Centro antico. I presenti si sono chiesti come mai San Catello fosse stato accolto nel silenzio, anche se tra gli applausi delle migliaia di persone, tra operai e le loro famiglie. E c’è chi ha interpretato quel mancato simbolo della festa come un “cattivo auspicio per la città”.
FOLKLORE, EMOZIONE E CRITICHE
Tanta l'emozione che ha regalato anche quest'anno la fatica dei portatori nel dover abbassare fino a terra la statua di San Catello e poi risollevarla all'uscita del cantiere navale e poi nei vicoli angusti del centro antico. “Tutt’a bass”, “Tutt’a spalla”. La voce tonante del capoparanza, Catello Schiavone, ha cadenzato il cammino dei portatori l'effigie in vetroresina. Di certo più leggera di quella lignea, troppo preziosa per essere sottoposta ai rischi a cui è andata incontro negli anni passati, quando vacillò e stette per cadere, a causa di una sconnessione nel terreno in cui un portatore perse l’equilibrio, o come quando, intralciata dai cavi della corrente sospesi tra un palazzo e l’altro (ed è tutto ancora nello stesso stato, pavimentazione sconnessa e cavi sospesi), addirittura la statua fu decapitata, con grande scandalo e rammarico della cittadinanza. Però non tutti hanno apprezzato le attuali fattezze del Santo "moderno" che ha un volto dall'espressione diversa rispetto all'originale.
Il sacrificio dei portatori, nonostante il peso ridotto della statua, clone dell’originale, è stato intenso anche ieri, soprattutto perché il sole s’è visto solo in avvio della processione. Il detto a Castellammare di Stabia: “Santu Catiello, ’o sole p’o castiello” è valso fino all’arrivo del corteo alle due aziende di imbottigliamento dell’Acqua della Madonna e dell’Acetosella, tristemente chiuse e inattive. Di lì in poi, l pioggia ha accompagnato la processione per tutto il percorso nel Centro Antico, fino al rientro della statua in Cattedrale. Una pioggia che ha reso scivolose le strade della zona più degradata, buia, angusta e drammaticamente abbandonata della città. 
SELFIE E COPERTE AI BALCONI
Il passato e il presente si sono mescolati in questa festa di San Catello. Una festa che è cambiata nel modo in cui gli stabiesi l'hanno vissuta in passato. Un tempo i negozi erano chiusi, mentre ieri sembrava un giorno come un altro. Ma, ai balconi, ancora qualche famiglia ha steso la coperta più bella del corredo e, di tanto in tanto, al passaggio della statua, sono stati lanciati petali di fiori e fatti esplodere piccoli petardi. La tecnologia ha tuttavia preso il sopravvento sulle tradizioni, con centinaia di telefonini e tablet puntati sulla processione dai balconi e dai bassi di via Santa Caterina, da piazza Orologio, da via Brin e via Licerta e Largo Pace, dove il Vescovo Alfano è passato benedicendo. E negli scatti, San Catello ha “posato” con lo sfondo della Castellammare “ferita”. 

11:19 20/01

di Redazione


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