Giovedì 16 Agosto 2018 - 0:52

Duplice omicidio Montanino-Salierno: assolti gli Abbinante

La memoria difensiva presentata dall'avvocato Dario Vannetiello

NAPOLI - Per il duplice omicidio Montanino-Salierno avvenuto il 28 ottobre 2004, episodio che determinò la frattura nel potentissimo clan Di Lauro con  la creazione di un  gruppo autonomo, cosiddetto degli “ scissionisti”, la Corte di assise di Napoli - IV sezione penale, presieduta dal dott. Provitera e con a latere la dott.ssa Maria Armonia De Rosa -, in data 09.03.2017 aveva inflitto ben  12 ergastoli.  Le prove erano rappresentate dalle dichiarazioni offerte da ben 18 collaboratori di giustizia che, a vario titolo, avevano riferito ai pubblici ministeri della direzione antimafia di Napoli le circostanze  che avevano determinato la scissione  e quelle attinenti alla deliberazione nonché alla esecuzione del duplice delitto di Montanino Fulvio  e di suo zio Salierno Claudio,  ove il primo era ritenuto il principale killer del clan Di Lauro. Il primo grado di giudizio si caratterizzò anche per la confessione di sei imputati, a cui se ne sono aggiunti altrettanti sei alla prima udienza del processo di secondo grado, per un totale di ben dodici rei confessi. Gli unici a decidere  di non confessare, pur consapevoli che il quadro accusatorio si sarebbe potuto ulteriormente aggravare con l’ esame del neo pentito Gennaro Notturno, sono stati i fratelli Guido e Antonio Abbinante, scelta che, solo poi,  si è rivelata vincente. Infatti, successivamente alla scelta di affrontare in pieno il processo, è emerso che  gli approfonditi  atti di appello a firma degli avvocati Dario Vannetiello e Romolo Vignola per Abbinante Guido, e quelli redatti dagli avvocati Giovanni Esposito Fariello e Carmela Esposito per Abbinate Antonio, hanno avuto, sia per ragioni  giuridiche che di merito,  addirittura il pregio di convincere il Procuratore Generale. Infatti, l’ autorevole rappresentante dell’accusa, il dott. Cilenti, all’esito dello studio degli scritti difensivi offerti dalla difesa dei fratelli Abbinante, ha  invocato l’annullamento della precedente condanna all’ergastolo inflitta ai germani Abbinante, circostanza questa che si registra in rarissimi casi nelle aule giudiziarie.

A seguire si sono succedute le arringhe dei numerosissimi difensori degli imputati, conclusesi in data 16.05.18 con l’arringa dell’avvocato Dario Vannetiello che ha visto impegnata  la Corte per circa due ore ove, all’esito, il penalista ha provveduto a depositare anche  una articolata memoria difensiva, finalizzata anche a neutralizzare le recenti accuse mosse dal recente pentito Notturno.

Nei due giorni successivi la Corte ha avuto la possibilità di meditare in merito ad un verdetto tutt’altro che scontato, atteso sia la complessità del procedimento, sia il numero elevato di dichiarazioni rese nel corso del tempo, processo  reso ancora più intricato dalle recentissime dichiarazioni rese in aula il giorno 09.05.18 da  Gennaro Notturno.

   L’attesa è terminata oggi prima di mezzogiorno allorquando la Corte di assise ha annullato la sentenza di condanna all’ergastolo nei confronti di Abbinante Guido ed Antonio, mentre con la esclusione di due aggravanti contestate,  ha condannato ad anni trenta di reclusione  nove dei dodici coimputati che avevano confessato (Abete Arcangelo, Della Corte Antonio, Marino Angelo, Marino Gennaro, Mauriello Ciro, Notturno Enzo, Pagano Carmen, Pagano Cesare), ritenendoli meritevoli delle attenuanti generiche.

Differente trattamento è stato riservato a Barone Francesco,  Calzone Rito  e Manganiello  Roberto (difesi dagli avvocati Michele Cerabona, Luigi Senese e Carlo Ercolino)   in quanto nei loro confronti le attenuanti generiche sono state ritenute pure prevalenti sulle residue aggravanti ritenute sussistenti, con l’effetto che la condanna è stata pari ad anni 21 di reclusione.

Nel collegio difensivo  sono stati impegnati anche gli avvocati  Edoardo Cardillo, Saverio Senese, Giuseppe Ricciulli, Maria Grazia Padula, Mimmo Dello Iacono, Emilio Martino, Luigi Ferro, Luigi Gargiulo . Oggetto del processo era anche il tentativo di omicidio di Buono Vittorio, posto in essere dal clan Di Lauro quale reazione all’agguato subito dai Di Lauro ed   avvenuto tre giorni dopo il duplice omicidio in cui persero la vita Montanino e Salierno,  vicenda per la quale vi è stata conferma della penale responsabilità di  Emolo Ferdinando, il quale, difeso dall’avv. Vittorio Giaquinto ha ottenuto la riduzione della pena da anni quattrodici  ad anni  undici e mesi sei di reclusione. Infine al neo pentito Notturno Gennaro è stata riconosciuta la attenuante della collaborazione ed è stato condannato ad anni  diciotto di reclusione. La Corte  di assise di appello ha riservato giorni settanta per il deposito della motivazione  della sentenza, decisione  afferente ad una vicenda che ha innescato una faida che ha provocato circa cinquanta morti e che pare non sia ancora terminata.  Infine, va rilevato che  l’odierno  successo ottenuto  da Abbinante Guido, segue  di pochi mesi quello di pari importanza ottenuto dal boss scissionista  e dai suoi gregari con la decisione assunta  dalla Suprema Corte di Cassazione - V sezione penale - la quale, sempre  in accoglimento del sapiente lavoro difensivo svolto nell’interesse del boss -  anche in quella occasione assistito  dagli avvocati Vannetiello e Vignola -  annullò altra sentenza di condanna  all’ergastolo, quella relativa all’omicidio di Moccia Giovanni.        

20:45 18/05

di Redazione


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