di Fabio Postiglione

NAPOLI. È in fin di vita. Lotta nel reparto di rianimazione del Cto di Torino. Una emorragia addominale e gravissimi traumi toracici. La vita di Nunzio Giuliano, 32 anni, figlio del collaboratore di giustizia Guglielmo, è rimasta appesa a un filo per tutta la notte e a Forcella è stato il panico. Alle 20,30 è arrivata una telefonata in vico Consiglio, a casa del giovane rampollo del clan che domina e gestisce gli affari criminali nella zona del centro di Napoli dagli anni Novanta. Urla, spintoni, donne che si tiravano i capelli disperandosi. La notizia è rimbalzata come un fulmine alle orecchie della polizia e dei carabinieri che arrivati sul posto si aspettavano di trovare un morto, perché all’inizio così si vociferava. E invece nulla. Il morto non c’era eneanche l’agguato. C’era un uomo che a mille chilometri di distanza era attaccato a un respiratore artificiale. Dai vicoli sono partiti in auto fino all’aeroporto di Capodichino. L’aereo per Torino partiva alla 22. 

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