Domenica 18 Novembre 2018 - 16:13

Il pacchetto scuola in Consiglio dei ministri

Il fulcro del provvedimento dovrebbe essere il maxipiano assunzioni annunciato nel settembre scorso

 

 

 

 

 

Il 'pacchetto scuola' approda oggi in Consiglio dei ministri, dove sarà varato un disegno di legge e non un decreto come annunciato in precedenza dal governo. "E vedremo le opposizioni", sottolinea il premier Matteo Renzi ai suoi collaboratori.

Sulla scuola, ha spiegato sempre il presidente del Consiglio al suo entourage, voglio dare un messaggio al Parlamento, riprendendo lo spirito delle dichiarazioni delle opposizioni e del presidente della Repubblica. Non faremo, dunque, subito un decreto legge. Proporremo un disegno di legge, chiedendo tempi certi al lavoro parlamentare. Se tutti saranno rispettosi e attenti, se non ci sarà ostruzionismo, allora le ragioni di urgenza saranno rispettate dal normale dibattito parlamentare. Una sfida in positivo. Sui contenuti ma anche sul metodo.

Ambienti vicini al premier raccontano anche di un riferimento alle dichiarazioni recenti di alcuni leghisti e di Renato Brunetta: basta con questa storia di noi 'dittatorelli'. Stiamo lavorando a un cambiamento radicale, ma vogliamo coinvolgere maggioranza e opposizioni.

Il fulcro del provvedimento dovrebbe essere il maxipiano assunzioni annunciato nel settembre scorso dal ministro dell'Istruzione Stefania Giannini sulle cui reali cifre regna la confusione. Il piano per stabilizzare i 'precari storici' (circa 140mila precari delle gae, graduatorie ad esaurimento) ha subito, infatti, importanti modifiche. Dovrebbero, e il condizionale è d'obbligo visto il continuo aggiornamento delle cifre, restare dentro le gae (graduatorie ad esaurimento), circa 30mila persone, quelle che "non insegnano più da anni" cui sarà data la possibilità di accedere al nuovo concorso, circa 60mila posti, nel triennio 2016-2018.

Altro nodo da sciogliere la questione paritarie. Nel decreto dovrebbe essere inserita la possibilità di una detrazione fiscale per le famiglie che affidano la formazione dei propri figli alle scuole paritarie. Questione molto delicata che pone su due fronti contrapposti coloro che richiedono l'applicazione, senza se e senza ma, del dettato costituzionale - che all'articolo 33 assegna ai privati il diritto "di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato" - e coloro che, considerando la scuola paritaria facente parte del sistema di istruzione pubblico, rivendicano finanziamenti ad hoc per consentire la libera scelta educativa delle famiglie. Gli studenti sono sul piede di guerra definendola "una vergogna indicibile". "I fondi alle scuole paritarie private - dichiara Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell'Unione degli studenti - oltre a essere un vero e proprio spreco, sono uno schiaffo alla dignità alla scuola pubblica e alle migliaia di studenti, insegnanti e famiglie che le frequentano. La scuola pubblica vive una situazione drammatica, massacrata dai tagli degli ultimi sei anni e pensare di equiparare sulla scala delle priorità il finanziamento delle private - tagliano corto gli studenti, che promettono battaglia nelle piazze - è offensivo "chiedendo una legge sul diritto allo studio e sostegno alle famiglie in difficoltà. Lo stesso Pd sul punto si è diviso. Una trentina di parlamentari ha infatti firmato insieme ad altri colleghi quali Rocco Buttiglione e Paola Binetti una lettera a favore.

Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, presentando oggi le proposte sulla riforma della scuola, ha assicurato che "non ci sarà alcuna battaglia ideologica" sulla questione delle scuole paritarie, anche se nelle proposte è stata inserita la possibilità della detrazione fiscale della retta.

10:00 3/03

di Redazione


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