Giovedì 13 Dicembre 2018 - 6:18

Studenti in redazione

Gli studenti del Liceo napoletano “Giuseppe Mazzini” nella redazione del Roma. Impegnati nel progetto di alternanza scuola-lavoro “Trasmettere la cultura attraverso il web”, incontrano il direttore Antonio Sasso e lo tempestano di domande. Tanti gli argomenti affrontati: da quelli più personali a quelli di ambito locale e nazionale, passando per quelli riguardanti la professione di giornalista.

Cosa l’ha spinta a diventare giornalista?

«Ciò che mi ha spinto a fare il giornalista è lo sfizio di vedere il mio nome sul giornale. Mi ricordo persino come ho iniziato, a 17 anni: con la partita Calciatori porto-Anacapri.  Finì 6-0. Vi potrei dire anche i calciatori che hanno segnato ma non è il caso. Solo per farvi capire quanto mi è rimasto impresso quel momento. Poi sono salito di livello, perché, non per vantarmi, ero piuttosto bravino. Infatti sono riuscito ad incontrare anche Diego Armando Maradona».

Dato che i giornali attingono le loro notizie da varie fonti, quali sono quelle più efficaci e quelle più utilizzate da questo giornale?

«A livello generale le fonti più efficaci sono le agenzie come Ansa e Reuters, a livello locale noi siamo in contatto con le questure, i carabinieri, gli ospedali ma anche gli uffici stampa. In questura abbiamo addirittura un nostro giornalista che ci fornisce tutte le notizie di cronaca nera».

Cosa  pensa dell’articolo 13 della nuova normativa europea sul copyright?

«Noi come Roma non vietiamo la riproduzione dei nostri articoli mentre tutti i giornali lo fanno.  Per questo sono contrario: perché in realtà tutti utilizzano gli articoli, le opinioni e anche le foto senza il giusto  rispetto ma non c’è modo fermali. Io personalmente io sono contrario a questa normativa».

Quanto tempo è necessario per completare un articolo?

«Dipende dall’articolo. Se devo parlare di una partita e questa finisce alle 23, entro mezzanotte devo completare la pagina, scrivere l’ articolo, fare le interviste e  ho un’ora sola per terminare tutto. Se si tratta di un’inchiesta che necessita di una documentazione, approfondimenti e analisi  posso impiegare anche alcuni giorni».

Quanto influiscono i social nel lavoro di un giornalista?

«I social danno tante informazioni che non sempre sono vere. Il nostro compito è quindi di verificare sempre ciò che si riesce ad avere dal web, dai social. Il mio primo impatto è sempre quello di prendere le distanze perché le fake news sono tantissime e quindi bisogna sapere bene quello che pubblichi, devi esserne convinto perché altrimenti ne paghi le conseguenze. È anche il mio caso:  avendo fatto il direttore da anni e avendo pubblicato a volte delle notizie sbagliate, ho la pensione ridotta e i beni pignorati. Infatti i direttori pagano le conseguenze civili e penali, sia dei loro errori sia di quelli dei giornalisti che lavorano con loro perché come sapete in un giornale c’è un responsabile, che è il direttore. Questi ha il nome registrato e nel momento in cui dice una bugia o sbaglia la vittima lo denuncia».

Secondo lei il Napoli ha le possibilità e le abilità per passare questo girone di Champions League, dovendo mettere in conto l’impegno in campionato?

«Quest’anno abbiamo trovato un allenatore, Carlo Ancelotti, che a differenza del suo predecessore Sarri, è un allenatore che ha esperienza internazionale, anche se devo ammettere che io sono un “sarriano “. Lui mi ha incantato con il suo gioco, quindi avevo delle grosse perplessità sull’arrivo di Ancelotti perché partire di nuovo da capo non sarebbe stato facile. Invece è stato bravo a partire da Sarri, infatti da come si vede in campo, il gioco è quello del vecchio allenatore, stesso discorso anche per i giocatori maggiormente utilizzati che sono per la stragrande maggioranza gli stessi. Riguardo il girone di Champions, la bravura e l’esperienza di Carlo Ancelotti saranno determinanti per superare questo turno. Abbiamo visto con Napoli-Liverpool una partita tatticamente perfetta, a Parigi potremmo dire una prestazione impeccabile: possiamo dire che avremmo vinto se fosse finita la partita qualche secondo prima, e stessa storia nella partita di ritorno sempre con la squadra parigina in cui si è vista la squadra partenopea molto ben organizzata. E quindi è una squadra che ha un gioco che non vediamo molto facilmente. Simile al Napoli è l’Italia che con Mancini ha un evidente gioco propositivo.  Quindi in conclusione posso dire di essere fiducioso».

Che cosa pensa del sindaco de Magistris quando chiude le scuole nonostante un’allerta meteo di livello giallo?

«Per me è sbagliato perché significa che ogni volta che c’è l’allerta di livello giallo o arancione si chiudono le scuole. Il sindaco autorizza la chiusura delle scuole poiché il giorno prima la Protezione Civile gli impone di firmare la chiusura. In questo modo si cautelano da un probabile incidente. Dall’altro lato ci sono i ragazzi che festeggiano andando per le strade urlando: “Bravo Giggì, vai Giggì, continua chiudere la scuola”».

In merito al dibattito politico sulla costruzione dei termovalorizzatori per la gestione dei rifiuti in Campania. Lei cosa ne pensa? 
«Sul quotidiano Roma in questi giorni ospitiamo diverse posizioni. La prima è favorevole al termovalorizzatere mentre la seconda è contraria, perché è vero che brucia i rifiuti ma produce gas e fumi che possono essere dannosi per la salute. Però è anche vero che i termovalorizzatori costruiti a Vienna e Brescia sono dei veri e propri monumenti. Per me, quindi, è un “fifty fifty”.  Ci sono vantaggi e svantaggi: perché è meglio avere la spazzatura sotto casa o i termovalorizzatori?  Quindi io sono favorevole. Ad Acerra all inizio erano contrari alla costruzione dell inceneritore mentre adesso smaltiscono 350 mila tonnellate di rifiuti e pensate che in Campania se ne producono più di 1 milione. Tutti i rifiuti che non vengono bruciati sono smaltiti in Albania e Lisbona. E io non credo che tutti  arrivino a destinazione».

È giusto organizzare cortei per lottare contro le scelte  politiche di Salvini e Di Maio?

«È la libertà. Noi siamo in democrazia quindi se non mi va una cosa l'unico modo per far sentire la mia voce è andare in questi cortei. Lo facciamo anche noi giornalisti, infatti siamo andati ldue settimane fa davanti alla Prefettura per contestare il governo, i Cinque Stelle in particolare. Ma devo dire la verità, ho sempre criticato chi contestava per non andare a scuola o per non lavorare. Da giovane non ho mai partecipato alle manifestazioni studentesche, infatti conservo ancora i cinque blocchetti delle giustifiche da cui manca solo una pagina: quella che avevo usato quando morì mio nonno. Però quando ti tocca da vicino ti rendi conto che devi far sentire la voce e proprio a quell'ora ti puoi far sentire solo scendendo in piazza e facendoti notare in televisione o sui giornali».

Secondo lei il Governo resterà in carica ancora per molto tempo?

«Da italiano dico che sarebbe la cosa giusta che un governo scelto dal popolo resti per tutto il suo percorso di 5 anni. Anche se, poiché non condivido quello che sta facendo vorrei che la legislatura finisse prima. Questo è il mio giudizio, che certamente non è condiviso da tutti. Più realisticamente credo che il governo non cadrà perché sono state elette tante persone che non facevano politica, gente presa dalla strada che ora si ritrova in Parlamento con una carica e con un stipendio buono: proprio per questo hanno interesse nel far durare il loro governo, certamente arriveranno a tre anni, quando matureranno il diritto al vitalizio».

Che ne pensa dell’affermazione dell’ex ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda: “considero i “giochi elettronici” una delle cause dell’incapacità di leggere, giocare e sviluppare il ragionamento ?

«Condivido quello che dice Calenda, perché milioni di ragazzini, già da cinque e sette anni, sono tarati mentalmente da questi giochi, pensano solo a stare lì e non si guardano attorno. A lungo andare l’uso di questi “maledetti e benedetti” giochi li instupidisce. Per questo motivo è giusto limitare la presenza delle sale scommesse vicino gli istituti scolastici e le chiese. Una  volta c’era il flipper:  giocavi un po’, poi ti scocciavi, te ne andavi oppure chiudeva la sala. Invece voi ci andate addirittura a dormire, con questi cosi in mano. Sottraggono tempo alla tua vita scolastica, familiare e sociale. Non è meglio uscire con un amico, piuttosto che stare ore e ore intere davanti a questi aggeggi».

In questi giorni si è parlato del caso Varese, un ragazzo di 15 anni legato e torturato da dei suoi  coetanei. Secondo lei,  rispetto al passato, sono aumentati  i casi di bullismo? E questa cosa è la conseguenza di una mancanza dei  valori?

«Sì, non si possono giustificare cose del genere: un ragazzo di 15 anni che viene sequestrato e aggredito da un gruppo di ragazzi che lui conosce. Penso che questi problemi derivino dalla mancanza di un’adeguata educazione familiare ma anche dipendere dalle frequentazioni, che possono far intraprendere vie pericolose come quella della droga e dell’alcool.  Io ci tengo a giustificare certi casi in cui i genitori che non hanno la possibilità di seguire i propri figli per il proprio lavoro o per una separazione. Prima c’era un’altra educazione, c’era anche la Chiesa che ci insegnava dei valori. Quando avevo la vostra età, mio padre portava sempre alla chiesa di Portosalvo per  la messa domenicale, ogni volta dovevamo andarci ed era un valore che mi ha formato interiormente e spiritualmente».

Intervista realizzata collettivamente dagli studenti di prima e terza B del Liceo Giuseppe Mazzini

 

Piazza Quattro Giornate ripulita dai ragazzi

Circa 60 ragazzi  dei licei vomeresi  Mazzini e del Pansini questa mattina hanno svolto un lavoro di pulizia in piazza Quattro Giornate, raccogliendo la sporcizia da terra ed eliminando i graffiti (nella foto) dai muri esterni dello Stadio Collana. L'obiettivo  è stato la riqualificazione della piazza: gli studenti, armati di scope, spugne, pittura e sacchetti per l'immondizia hanno partecipato con grande spirito di collaborazione ed entusiasmo alla pulizia dei giardini, dei marciapiedi e dei muri per restituire a questo luogo almeno una parte della sua bellezza originale. 

"Un ragazzo normale": ai giovani lettori piace molto

di Chiara Esposito, Alessia Evangelista, Ludovica Piccirillo, Alessandro Giobbe, Andrea Iervolino e Carlo Giorgio Barbatelli

Una giornata indimenticabile alla Biblioteca Nazionale per l’incontro con Lorenzo Marone, autore del libro “Un Ragazzo Normale”, rivolto alle scuole medie e elementari di Napoli, al fine di presentare il concorso “La pagina che non c’era”. «Questo libro ci è piaciuto molto» è la frase della maggior parte dei ragazzi, come  Chiara, della scuola media Don Milani di Aversa, che ha ritenuto la lettura del libro appassionante e coinvolgente.

«Ho trovato la lettura difficile», invece, è l’opinione di Fabio. Alcuni si rivedono in Mimi per la passione per i supereroi, come Carlotta della scuola media “Giovanni Verga” e Carlo della “Schipa”. «Mi rispecchio nel protagonista poiché anche io trascorro molto tempo studiando e leggendo» è la sentenza di diversi bambini, in particolare Aurora e Giorgio, che preferiscono la lettura al gioco con i loro coetanei.

«Penso che l’amicizia tra Giancarlo Siani e Mimì sia davvero speciale» è ciò che percepisce Giuseppe, poiché è rimasto sorpreso dal rapporto instaurato tra i due personaggi nonostante la grande differenza d’età.

«Anche io ho un legame come quello del protagonista con Sasà» dice Gennaro, che ritiene fondamentale la presenza di un amico, nella vita di ognuno, con cui confidarsi e sognare.

 

 

 

 

Lorenzo Marone, dal foro alla narrativa

 

Lorenzo Marone (nella foto), l’autore 44enne di “Un ragazzo normale” è nato a Napoli ed è da circa tre anni che scrive libri. Prima di inseguire la sua vera passione faceva l’avvocato. Aveva diversi racconti nel cassetto e iniziò ad inviarli in giro, vincendo premi aprendosi la strada per la pubblicazione di libri. Uno dei suoi libri è stato di spunto per il film, “La Tenerezza”, con il quale l’attore Renato Carpentieri ha vinto il David di Donatello per il miglior attore protagonista. Collabora settimanalmente con “La Repubblica” con una rubrica intitolata “Granelli”. È sposato con Flavia da cui ha avuto Riccardo che ha 3 anni. Con loro c’è anche la bassottina Greta. Adora Napoli, dove abita. Le sue passioni? La lettura e le persone curiose. La sua paura più grande? Prendere l’aereo.

 

Un concorso per la lettura creativa

Tutti in Biblioteca Nazionale per l’incontro con Lorenzo Marone, autore di “Un ragazzo normale”, il romanzo selezionato dal concorso “La pagina che non c’era” e proposto agli studenti delle scuole medie. “La pagina che non c’era” è un’associazione culturale che organizza il festival “Scrittori tra i banchi”: i ragazzi scrivono una pagina per completare la storia di uno dei libri in concorso imitandone lo stile. Da otto anni l’associazione si occupa di “lettura creativa”, proprio per questo  ha ideato il concorso per gli studenti delle medie e delle superiori.
L’idea è di aprire i ragazzi alla lettura con il gioco, perché il piacere di leggere e la capacità di scrivere non possono essere trasmessi con le imposizioni. Ha ottenuto due premi: dall’Associazione italiana del libro di Gutenberg nel 2013 e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Centro per il libro e la lettura nel 2002.

 

 

                                                                                                                                     

                                                                                                                                                                            

Letture a voce alta, un successo

di Lorenzo Cordua, Jathushan Gunaratnam e Marco Pezzella

Non capita spesso che la Biblioteca Nazionale sia frequentata  da ragazzini. Invece ce ne sono  tanti per  l’ incontro organizzato  da “Una pagina che non c’era”. Ospite attesissimo è Lorenzo Marone, che ha scritto il romanzo “ Un ragazzo normale”, letto da tutti i giovanissimi studenti. Grande il successo dell’iniziativa, dato che lo scrittore è stato letteralmente tempestato di domande dai piccoli lettori. Ne è molto soddisfatta la professoressa Francesca Di Fenza (nella foto con alcuni studenti) che è tra le organizzatrici di questo incontro.

I ragazzi sono stati contenti per questo lavoro?

«Questo è il sesto anno del progetto che innanzitutto  è piaciuto a noi. È iniziato nelle scuole superiori perché è lì che la lettura diventa più complicata perché è difficile proporre un testo di narrativa che possa piacere ai ragazzi ma che sia anche di qualità. In genere a scuola non ci sono testi così e per noi è difficile scegliere un libro adatto. La risposta degli alunni  è sempre positiva. La parte più bella per noi che organizziamo questi incontri è proprio il momento in cui arrivano queste pagine, gli alunni sono sempre molto originali e scrivono bene, quindi è una sorpresa vedere i ragazzi che si appassionano».

Perché ha scelto questo libro per il progetto?

«Per esperienza dico che il protagonista deve essere un adolescente perché ci deve essere un immedesimazione da parte del lettore.  Per l’epoca in cui è ambientato, mi sono immedesimata pure io. Il fatto di essere adolescente fa immergere nella storia il ragazzino e gli fa comprendere meccanismi delle situazioni: è una carta vincente».

Come le è sembrato Lorenzo Marone nel rapporto con gli studenti?

«È stato abbastanza accogliente nelle domande, attento. I ragazzi a volte non si accorgono di riformulare domande già fatte, però lui ha dato sempre una sfumatura diversa aggiungendo elementi che non aveva espresso prima e i ragazzi sono stati anche piuttosto attenti e ordinati»

È la prima volta che organizza questo tipo di incontri?

«No, è il sesto anno. Abbiamo avuto autori come Erri de Luca, Francesco d’Amico, Fabrizio Silei, Nicolò Ammanniti. Ogni scrittore è stato particolare e diverso dall’altro»

È orgogliosa di aver organizzato questo evento?

«Quando finisce sì. È tutto molto faticoso: già solamente mettere le sedie a posto, chiamare le scuole e tutto il resto. Quindi il momento finale è sempre una gran bella soddisfazione».

 

 

"Un ragazzo normale": il parere dei professori

di Emanuele Nacar e Raj Kumar de Pascale

In occasione dell’incontro con lo scrittore Lorenzo Marone sul suo libro “Un ragazzo normale” alla Biblioteca nazionale di Napoli, molti gli alunni e i professori di varie scuole di Napoli. Alcuni docenti si  mostrano non molto propensi a parlare del libro poiché , ammettono, ne hanno visto a mala pena la copertina. Altri invece ne parlano con entusiasmo. Come Serena Sansone dell’Istituto “Woytila” di Castellammare di Stabia e la professoressa de Dominicis della “Verga” di Napoli.

Cosa vi è piaciuto in generale del libro?                                                                                                    

«In particolare la trama, in cui è contenuta questa idea di supereroe senza super poteri e l’inserimento di avvenimenti storici come la vita di Giancarlo Siani»

Quali sono i personaggi preferiti?                                                                                                                              

«Ovviamente la prima scelta ricade su Mimì, il protagonista, ma anche Siani è un personaggio che mi ha colpita molto però è stato messo un po’ in ombra durante il racconto».

È piaciuto agli alunni?                                                                                                                               

«I dieci alunni che hanno avuto la possibilità di leggere questo libro hanno gradito in gran parte il racconto».

È giusto prendere Mimì e Sasà come “ragazzi tipo” di Napoli?                                          

 «I ragazzi in generale sono una via di mezzo fra i due personaggi ma comunque ci sono molti ragazzi napoletani che rispecchiano sia lo stereotipo di Mimì, ovvero il classico ragazzo riservato e un po’ strambo, sia quello di Sasà, ovvero il classico ragazzo “scugnizzo”».

Perché lo avete proposto ai vostri alunni?

« Solo per  partecipare al concorso»

Marone: «Siani, ragazzo normale che ha compiuto una scelta da eroe»

di Mario Mandile, Sara Landolfi, Simona Stefanelli, Alexis Agustin

Lorenzo Marone, autore del libro “Un ragazzo normale”, incontra gli studenti delle medie in Biblioteca Nazionale. È l’occasione per parlare in maniera approfondita del suo ultimo successo.

Nel  libro c’è una riflessione molto efficace: “una frase scritta vale più dei gesti e delle parole”. Quanto è importante questa frase?

«Il valore della parola scritta è importante, cosa che si è persa nel tempo. È un valore universale: quando riesci a scrivere  delle storie è tutto. Per me la scrittura ha un valore terapeutico, che in qualche modo mi ha salvato e mi ha anche permesso di conoscere la persona che ero, conoscere la parte di me familiare, quindi porre me stesso a comunicare attraverso la parola scritta. Per provare la scrittura devi essere sensibile, devi avere una certa profondità».

Dopo la sua carriera da avvocato come mai ha scelto di diventare uno scrittore?

«Non mi piaceva fare l’avvocato e mi ritengo fortunato ad aver avuto successo come scrittore»

Secondo lei come si è evoluta la malavita organizzata dagli anni in cui è stato ucciso Siani a oggi?

«Dicono che prima c’erano i padrini, all’epoca di Siani c’era Gionta e Cutolo, cioè la malavita organizzata. Oggi tutto questo non dovrebbe esserci più però c’è. Io dico sempre che Napoli cambia per non cambiare mai. Forse ci sono meno grandi capi di una volta però la criminalità è uguale, oggi si parla tanto di baby gang ma Siani, 30 anni fa, parlava di “muschilli”. Secondo me il problema della malavita a Napoli rimarrà sempre uguale finché non si interviene alla radice, non solo con la repressione, l’assistenza e con l’educazione ma anche con lo stato, quando deciderà di prendere qualche provvedimento».

Nel suo romanzo lei inserisce una storia inventata su quella vera di Giancarlo Siani. Come ha pensato al personaggio di Mimì e la sua famiglia?

«Perché volevo parlare di adolescenza, vestirmi nei panni di un ragazzino e immergermi nel mondo di Mimì, personaggio dal carattere molto diverso dal mio ma la cui infanzia rispecchia quella che ho vissuto. Per questo motivo ho voluto parlare di questa famiglia tipicamente napoletana».

Perché ha scelto come protagonista Mimì, personaggio insicuro e atipico?

«Oggi un bambino come Mimì lo chiameremo nerd però in realtà è un ragazzo molto curioso, che cerca di sapere sempre nuove cose, con le sue grandi passioni e alla fine riesce a costruire il suo piccolo mondo. Servirebbero più ragazzi come Mimì, che hanno una guida interiore nonostante difficoltà e problemi familiari, ragazzi che riescono comunque a inseguire i propri sogni e a costruirsi una vita attraverso la cultura che è ancora oggi uno strumento capace di crearla».

Si rispecchia in alcuni aspetti di Mimì o di altri personaggi?

«Mi rispecchio molto in lui per le passioni che ha ma, in fondo, siamo completamente diversi»

Perché, tra tante persone morte a causa della camorra, ha scelto proprio Giancarlo Siani?

«Giancarlo è un grande, perché è cresciuto nel nostro quartiere, perché è stato colui che ha cercato di combattere la mafia, perché, con tutte le difficoltà e le minacce che riceveva ogni giorno, era comunque una persona disponibile e solare. A Napoli Giancarlo Siani è un faro, un ragazzo  come Mimì, che aveva un bagaglio interiore che gli ha permesso di compiere scelte decisive. Sentivo l’esigenza di parlare dell’adolescenza, cercare di descrivere la situazione di qualcuno proteso verso il futuro. “Un ragazzo normale” è un omaggio all’adolescenza, all’amicizia ed alla famiglia. La vita di Siani si è sviluppata a pochi isolati da casa mia».

Perché definisce Giancarlo Siani “un ragazzo normale”?
«Siani non era un eroe, era un ragazzo normale come Mimì. Un ragazzo che grazie alla grande passione per il lavoro, per la verità, grazie alla sua tenacia ed al suo coraggio è riuscito a compiere delle scelte da eroe. Da questo è nata l’idea per il romanzo che poi si sviluppa su due piani: uno sulla vita di Mimì nella sua famiglia e un altro sul rapporto tra questo ragazzino e il giornalista che con la sola penna e con la “Batmobile” combatte il male.Mimì ama le scienze, la letteratura, colleziona necrologi, è un ragazzino strano amante del sapere ma la sua è anche una sovrastruttura che si costruisce per farsi accettare dal mondo, sente la necessità di trovare un punto di riferimento avendo una famiglia che lo accoglie ma non lo comprende».
 

 

Auto in fiamme, salvati tre bambini

AVERSA. Gli agenti della polizia del commissariato di aversa, hanno salvato una madre e i suoi tre figli uno dei quali di 16 mesi, intrappolati in un'autovettura in fiamme. L’automobile, una “Fiat 600”, ha preso fuoco in via San Lorenzo, a pochi metri dal commissariatodi Aversa. I poliziotti attirati dal fumo che fuoriusciva dall’auto sono subito interbenuti. La situazioni si è fatta velocemnte critica perché il rogo del vano motore iniziava ad essere sempre più devastante. Sui sedili posteriori  dell'autovettura erano intrappolati i tre bambini e i polizziotti normanni li hanno immediatamente tratti in salvo. L'auto è saltata in aria pochi secondi dopo il provvidenziale intervento degli agnti di polizia. La donna e i tre figli sono stati portati in ospedale ma fortunatamente hanno subito solo una leggera intossicazione da fumo .

3A/LES: Merola Erica, Maria Lagnese, mariacristina Ragosta, Vincenzo Aurilio, Giulia Parillo e Martina Carusone

 

Il maggio della Reggia di Caserta

CASERTA. La Reggia di Caserta, storico palazzo reale dei Borbone, caratterizzato dalla presenza di grandi giardini , durante il Maggio dei Monumentidove, ospita rappresentazioni teatrali e visite guidate. Durante tutto il mese di maggio, nel teatro di corte, splendido esempio di architettura teatrale settecentesca, è andata in scena la drammatizzazione "Maria Sofia di Baviera, l'ultima regina di Napoli" ad opera della compagnia teatrale "La Mansarda" di Caserta. Inoltre sempre nello stesso periodo, i turisti, hanno potuto prendere parte, negli appartamenti storici, al focus sugli ultimi regnanti: Maria Sofia di Baviera e Francesco II di Borbone. In seguito sono state proposte anche le visite guidate al giardino inglese a cura degli studenti dell'ITIS Buonarroti, del liceo Manzoni, dell'ISISS Terra di lavoro di Caserta e del liceo Segrè di San Cipriano d'aversa per il progetto  di alternanza scuola lavoro. In conclusione la Reggia parteciperà anche all'international Museum Day con la conferenza- dibattito su "Musei e storie controverse: raccontare l'indicibile nei musei- La fine del Regno delle due Sicilie e la nascita del Regno d'Italia" che si terrà presso il teatro di corte. 

 

TERZA A/Les: Senese Noemi, Minicucci giada, Carusone Valeria, Manzo Florinda 

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno