Domenica 23 Settembre 2018 - 9:33

Quando Sua Altezza aveva un'attività clandestina

Può una manifattura reale essere clandestina? Ebbene sì, la Real Fabbrica Ferdinandea per i suoi primi due anni fu completamente illegale, re Ferdinando IV infatti ordinò ai suoi alchimisti di iniziare esperimenti sulla porcellana per ritrovare tutti i componenti della formula segreta contro il consenso del suo tutore, il ministro Tanucci e di suo padre, Carlo I di Spagna, il quale voleva tenere per sé il segreto.
La fabbrica venne aperta pubblicamente solo due anni dopo l’inizio di questi esperimenti, quando Tanucci, scoperta la mancanza di fondi dalla Manifattura Reale d’Armi, spesi per finanziare le ricerche sulla porcellana, le rese pubbliche dando modo al re di poter finalmente iniziare la sua produzione in locali a ridosso del Palazzo Reale di Napoli, con profondo rammarico del tutore per aver fallito nel suo compito di non permettere mai l’apertura di una nuova Manifattura.
Due delle più importanti produzione della Real Fabbrica Ferdinandea sono il “Servizio dell’oca” e il “Servizio da caffè portatile” (nella foto). Il primo, chiamato anche “Servizio reale” essendo utilizzato durante le cerimonie della corte partenopea, è conservato al Museo di Capodimonte ed è formato da più di quattrocento pezzi ognuno decorato con vedute diverse del Regno di Napoli. Il Museo Duca di Martina però vanta il privilegio di conservare uno dei rinfrescabiccheri di questa produzione, ovvero quello decorato con le splendide vedute della villa reale, della riviera di Chiaia e della punta di Mergellina. Questo rinfrescatoio ci sembra molto lontano nel tempo, ma è sorprendete scoprire come invece sia molto vicino a noi, infatti ha proprio la stessa funzione del nostro portaghiaccio, tanto che, i bicchieri poggiati tra i pomelli e le colombe, anch’esse curate nei minimi dettagli come le vedute, erano rinfrescati dal ghiaccio contenuto nella parte concava e a loro volta raffreddavano la bevanda contenuta.
Il “Servizio da caffè portatile” invece ci fa subito pensare ad un consuetudine che abbiamo ancora, come noi oggi siamo soliti portarci dietro il cestino con tutto l’occorrente quando andiamo a fare un pic-nic, alla fine del '700 l'aristocrazia era solita portarsi dietro proprio questi servizi quando si riuniva nei giardini o nei parchi per una colazione sull'erba. È molto interessante anche notare come la cultura possa influenzare la produzione delle manifatture, difatti possiamo notare l’influenza della cultura egizia, derivata da un tempio di Iside ritrovato durante gli scavi di Pompei, nel beccuccio a forma di testa di bue della caffettiera, nel volto di uomo egizio nella parte rivolta verso l’ansa, o il coperchio a forma di cobra ci fanno notare come fu apprezzata la riscoperta di questo antico mondo. Ma siamo anche in grado di capire la cultura di quel tempo attraverso questa produzione, infatti  la “Cerimonia del caffè” insieme a quella della cioccolata e del tè ci suggeriscono che ci troviamo nel periodo in cui i borghesi rifiutano la divisione tra le classi sociali ed imitano lo stile di vita dei nobili per innalzarsi al loro livello, e l’esempio più evidente è proprio la riproposizione delle riunioni, che i nobili avevano con il Re a Palazzo, nei salotti delle case borghesi con l’ausilio di queste tre bevande.
Il Museo Duca di Martina ospiterà i ragazzi di sei scuole napoletane che faranno gratuitamente da ciceroni, per i loro progetti di Alternanza Scuola-Lavoro, tutti i weekend fino a fine Maggio, escluso il weekend pasquale. In particolare i ragazzi del Mazzini ci saranno il 6 maggio dalle  9 alle 13 ed il  20 maggio dalle  14 alle  18.

Anthony Sinagra

IV A Liceo Mazzini

La Floridiana, la villa che ha il nome della moglie del re

 

La Villa Floridiana è per i vomeresi il luogo in cui si è cresciuti. Da bambini ci si andava a giocare con la palla, da ragazzi ci si andava con gli amici o con i primi amori, ma quasi nessuno la conosce davvero, a cominciare dal nome. Si chiamava così poiché era che la residenza estiva di Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, seconda moglie di Ferdinando I di Borbone. Lucia Migliaccio una giovane donna molto intrigante e affascinante, vedova del Principe Benedetto Grifeo di Partanna (da cui prendono il nome palazzo Partanna e parco Grifeo, a Napoli), conobbe Ferdinando, una ventina di anni più grande di lei, quando quest'ultimo esiliò in Sicilia. Nonostante egli fosse sposato, fu travolto da questo amore  imprevisto e irrefrenabile. Alla morte della prima moglie Maria Carolina D’Austria, i due amanti si sposarono. Furono nozze morganatiche. Lucia rinunciando ai diritti di successione dimostrò così quanto il suo unico interesse fosse l’amore per il re Borbone. L'ampio complesso, prima esteso fino a villa Lucia, sospesa tra il Vomero e corso Vittorio Emanuele, e ora limitato al quartiere vomerese, nasce come una tenuta di caccia. Ferdinando l'acquistò nel 1817, dagli eredi del ministro della polizia Cristoforo Saliceti per destinarla, insieme ad un appartamento a palazzo reale e palazzo Partanna (piazza dei Martiri), alla giovane amata. Giardini all’inglese, viali sinuosi, diversi elementi architettonici disposti casualmente, una palazzina in stile neoclassico e un panorama mozzafiato sono le caratteristiche su cui ha lavorato al tempo l’architetto Antonio Niccolini, incaricato dal re Borbone. Dopo la morte dei due amanti la villa è passata nelle mani di molti proprietari, ma, coincidenza vuole che nessuno di essi l’abbia posseduta per più di 10 anni colpito dalla morte, come successo alla stessa Lucia nel 1826. Attualmente è proprietà dello Stato Italiano il quale, acquistandola nel 1919 col diritto di prelazione, ha investito sulla riorganizzazione della palazzina per farne un museo contenente collezioni di porcellane del 700.

La villa Floridiana: una villa ricca di storia, mista a sentimenti, quali l’amore, e alla bellezza del paesaggio. Un luogo dove regna la serenità, ideale per una giornata di sole, dove poter scegliere di rilassarsi su un prato, ammirare il magnifico panorama o andare indietro nel tempo fino al 700 girovagando tra le porcellane dell’epoca.

Federica Riccio

IV A

Liceo Mazzini

Un servizio da tavola come souvenir

Si distingue per originalità e bellezza il servizio da tavola "Giuoco souvenir "del Regno delle Due Sicilie, che mette in primo piano Napoli e il suo stupendo paesaggio, che affascinava i visitatori.                                                                                        

Il 'gioco' giunto a noi completo in ogni suo pezzo è l'emblema di come l'influenza divulgativa delle 'figure pompeiane' possa piacevolmente sposarsi con il vedutismo. Gli aristocratici del '700 e dell'800 compivano un viaggio, detto ‘Grand Tour’, nel quale visitavano le città più belle d’Europa, tra cui anche Napoli, non solo per la sua bellezza artistica, ma anche per un elemento caratterizzante, il Vesuvio, che era attivo e regalava immagini spettacolari.

Le figurazioni vengono composte per valorizzare la sagoma del vasellame: è il caso del piatto grande sulla cui tesa sono disposta a raggiera  8 "Muse" provenienti da Pompei. Sulla coppa pertinente è miniato un corteo di 7 "menadi danzanti" trascritte dagli affreschi del triclinio della cosiddetta Villa di Cicerone a Pompei.

Il decoro ritorna sulla zuccheriera cilindrica e presenta, sulle pareti in oro, le riserve occupate da 3 figure assise con cetra, delle quali si è riconosciuto l'"Apollo Musagete" e l'Apollo tratto dall'affresco con Apollo e Marsia.

Il coperchio della zuccheriera è sormontato da una pantera dorata, che oltre ad essere un richiamo della cultura Egizia, funge da pomello. La pantera sormonta anche il coperchio della teiera (nella foto), colorata in violetto, con ampie riserve rettangolari, profilate in oro, che accolgono due vedute, un Notturno con eruzione del Vesuvio e una Veduta del Vesuvio durante un'esplosione di pomici, con in primo piano la processione di una confraternita.

Le 4 tazzine a bowl con piattini sono esemplificative del decoro a figure antiche e paesaggi che investe le dodici tazze del servizio. Sulla tazza, e relativo piattino sono proposte due calcografie intervallate da motivi decorativi in oro e rosso scuro; lo stesso modulo compositivo struttura la decorazione miniata sull'altra tazza, dove sono ritrattate le "Menadi distese" e sul relativo piattino la centauressa con vignetta femminile in groppa,  il centauro ed ermafrodito con tirso e cetra e la centauressa con cetra ed ermafrodito con cembali.

L'altra tazzina, in smalto rosa, ha risparmi per 3 vedute: il tempio di Venere a Baia, il tempio di Diana a Baia, il tempio di Pesto; sul piattino è raffigurato il tempio di Giove Serapide a Pozzuoli.   

Particolare è il piattino con motivi dorati e rosati, dove è raffigurato Largo di Palazzo, l’attuale Piazza Plebiscito, infatti è rappresentato, sulla destra, il Palazzo Reale, mentre in alto a sinistra si scorge la collina di San Martino sormontata dal Castel Sant’Elmo.

Per ultima, ma non per importanza, è presente la scultura di Filippo Tagliolini, scultore e ceramista italiano, intitolata ‘Ratto d’Europa’ che riprende un episodio della mitologia greca: Zeus conquista e rapisce la principessa Europa tramutandosi in un toro bianco, portandola con sé a Creta e con la quale generò tre figli.                       

Gli studenti del Liceo Mazzini, impegnati nel progetto Scuola-Lavoro, saranno al Museo Duca di Martina,  il 6 maggio dalle 9 alle 13 e il 20 maggio dalle 14 alle 18. Vale davvero la pena andarci: si rimane estasiati con pezzi più pregiati della collezione del Duca di Martina.      

Luca Piacente

IVA Lice Mazzini             

Un look giovane per il museo della Floridiana

Uno scorcio di fiaba nella realtà, un contenitore del passato artistico europeo, cinese e giapponese, questo è oggi il museo Duca di Martina, anche se non è sempre stato così. Infatti, l’attuale aspetto del museo è il risultato di numerosi studi e modifiche da parte dei curatori.

L’attuale allestimento deve la sua esistenza alla direttrice Luisa Ambrosio (nella foto) che ha incentrato la sua attenzione sul ricreare l’atmosfera di una villa nobiliare dei primi dell’800, collocando in maniera “strategica” le opere della collezione di de Sangro, rendendo le sale e gli spazi molto larghi ed offrendo vedute mozzafiato sul parco e su Napoli.

Il primo allestimento di questo museo fu organizzato da Carlo Giovene di Girasole uno fra i più illustri museologi (branca di studiosi che si occupa di studiare un allestimento ed una disposizione per i musei) d’ Italia e nel mondo.

Di Girasole credeva che il museo doveva distaccarsi dalla sua forma originaria di raduno per la sola elitè della società,  la quale poteva dedicarsi all’arte non essendo obbligata a lavorare, decidendo di espandere il concetto di museo alle persone comuni dando al museo anche una funzione  didattica.

Il suo allestimento però fu completamente abbandonato con la II Guerra Mondiale, dato che per proteggere i pezzi della collezione gli amministratori furono costretti a nasconderla dai bombardamenti americani nei sotterranei.

Seguì l’allestimento di Molajoli che decise nel ’45 di occuparsi del restauro della Villa, del museo Correale e del museo di Capodimonte riconoscendo loro un importantissimo valore storico e culturale.

Questo susseguirsi continuo di allestimenti sta ad indicare che il museo non è un complesso statico, bensì, è in continuo mutamento in rapporto al passare dei tempi ed è un altro motivo per cui visitare il museo Duca di Martina i giorni 6 Maggio e il  20 Maggio del 2017 dove i visitatori saranno accompagnati dagli alunni del liceo Giuseppe Mazzini.

Salvatore Russo

Liceo Mazzini

IV A

ragainstage@ilroma.net

Giuseppe Gricci: l’eleganza aristocratica e lo spirito del quotidiano.

Si chiamano “Gridi” ma non gridano. Sono le voci di Napoli,  piccole sculture che erano vendute su vere e proprie bancarelle nel ’700 a Largo di Palazzo, attuale piazza del Plebiscito. I venditori urlavano a gran voce per rapire l’attenzione dei clienti.

Determinante per la svolta di questa nuova produzione, fu l’apertura di una bottega di vendita e l’organizzazione di una fiera che aveva sede proprio di fronte al Palazzo Reale nei mesi estivi.

Per chi volesse aver chiara visione dell’estro compositivo del modellatore Giuseppe Gricci, il modellato della Dichiarazione e le plastiche dei Gridi o “Voci di Napoli” conservate adesso nel Museo Duca di Martina; ne sono un significativo esempio.

Nella Dichiarazione sono ritratti due popolani colti in intimo colloquio, di cui il giovane, che si sporge da un plinto con specchiature a marmi mischi, sembra interrompere la fanciulla intenta in un lavoro prettamente femminile. Estremamente curati i dettagli degli abiti che rimandano allo status dei protagonisti, per cui il cicisbeo indossa una marsina abbinata ad uno strano cappello frigio mentre la ragazza ha il grembiule a protezione dell’abito da sera.

Sempre per rimanere nell’ambito di modellati, che hanno come soggetto giovani coppie, è possibile ammirare “il Minuetto” con cui il Gricci si discosta dalla più usuale produzione sia per il panneggio a pieghe lunghe nonché per la raffigurazione di visi dai tratti arguti e ben delineati. I due giovani si tengono allacciati per la vita e incedono con passo di danza e mentre la donna solleva il grembiule e inclina il busto all’indietro, il giovane le sorride.

Di più discussa interpretazione è invece il gruppo plastico composto da tre pezzi, base rocciosa, il guerriero in elegante armatura e l’urna bianca con panoplie d’armi scolpite a bassorilievo, ispirato al III canto della Gerusalemme Liberata di Tasso, e in particolare all’episodio di Goffredo di Buglione che rende omaggio alla tomba del compianto Dudone. La statuina affascina il visitatore per la cura dei dettagli e la raffinata cromia di una porcellana dipinta e dorata di cui se ne attribuisce con certezza la produzione al Gricci, per somiglianze espressive tra il nostro guerriero e l’altrettanto famosa Madonna della Pietà.

Per ammirare da vicino questi pezzi unici, tutti i sabati e domeniche di aprile e maggio, al Museo Duca di Martina, gli studenti impegnati nel progetto scuola lavoro faranno da ciceroni ai visitatori, in particolare troverete gli allievidel Liceo Mazzini il 6 maggio dalle ore 9 alle 13 e 20 maggio dalle ore 14 alle 18.

Benedetta Pugliese

IV A Liceo Mazzini

Placido de Sangro, un collezionista di razza

Vi siete mai chiesti a chi appartenga l’intera collezione di ceramiche all’interno della Villa Floridiana?

Placido de Sangro, Duca di Martina, invita a visitare la sua splendida raccolta di porcellane, che ha collezionato in giro per il mondo.

Secondogenito di Riccardo e Maria Caracciolo, strettamente legati alla corte borbonica, il duca era un uomo estremamente facoltoso che, durante il suo rifugio a Parigi nel corso dell’Unità d’Italia, comincia ad acquistare oggetti di enorme valore. Successivamente, tornato nella sua residenza napoletana di piazza Nilo fa trasportare tutti i suoi oggetti collezionati con sé: Placido aveva un vero e proprio museo privato in casa.

Appassionato d’arte e amante del bello, il ricco Duca acquistava oggetti definiti di “arti applicate”.

Queste due parole definiscono totalmente l’intera concezione della collezione di Placido de Sangro, tutti gli oggetti presenti nelle vetrine da esposizione sono di un enorme valore artistico e culturale, ma sono prima di tutto oggetti di uso quotidiano, improntati all’uso di tutti i giorni. Oggetti come piatti, bicchieri, posate, salsiere senza mancare i vasi da notte.

Opere d’arte che non rientravano nella cerchia delle “arti maggiori”: pittura, scultura e architettura, venivano pertanto definite “arti minori” siccome non erano figlie di un genio superiore, ma solo della semplice manualità dell’artigiano; differenza che con l’andar del tempo andrà ad affievolirsi fino a scomparire del tutto.

Naturalmente non mancano opere destinate a mettere in risalto il proprio ceto elevato, come bastoni intarsiati con avori o metalli preziosi, scatolette piene di nei finti da usare nelle occasioni importanti e altre galanterie, stavano continuamente a simboleggiare lo “status” di quei tempi, tipi di oggetti che rappresentavano le mode dell’epoca.

La storia del Duca di Martina però non è stata sempre col vento in poppa. Nel 1881, scomparso prematuramente il suo unico figlio, l’intera collezione passò nelle mani dell’omonimo nipote, Conte dei Marsi. Quest’ultimo, sotto forte spinta della moglie, regalò nel 1911 l’intera collezione alla città di Napoli, che decise di collocarla all’interno della Villa Floridiana, dove si trova tutt’oggi.

Non c’è quindi nessun rapporto storico o familiare che colleghi Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia e proprietaria della Villa Floridiana con Placido de Sangro. Le due bellezze, architettoniche e collezionistiche, si sono fortunatamente incontrate in uno scenario altrettanto splendido.

Un’occasione per immergersi completamente nel mondo antico fatto di arte e bellezza. Al visitatore resta il gusto di immaginare come sarebbe stato vivere una quotidianità immersa nella bellezza.

Gli studenti di sei licei napoletani, impegnati nell’alternanza scuola lavoro, provenienti da sei scuole differenti, saranno al Museo Duca di Martina  per tutto il mese di aprile e maggio, ad accogliere e a guidare il pubblico tra i suoi tesori.

Claudio Catalano

IV A Liceo Mazzini

Quando gli europei capirono di che pasta era fatta la porcellana

Per secoli ha rappresentato un inarrivabile oggetto del desiderio: la porcellana era considerata dagli europei più che un materiale prezioso perché non riuscivano a fabbricarla. Arrivava dalla  Cina e dal Giappone c'era una industria fiorente e remuneratissima. Sin dal tredicesimo secolo, grazie alle carovane di mercanti, arrivavano in europa splendidi vasi decorati, piatti traslucidi e tazze di ogni foggia ma nessuno riusciva a strappare agli orientali il segreto dell'impasto di cui era composta. Nel corso dei secoli, in molti cercarono di scoprirlo senza però mai riuscirci; l’unico fu il re di Polonia ed elettore di Sassonia Augusto il Forte, noto collezionista, che aveva intuito che la porcellana rappresentava un vero e proprio business che avrebbe arricchito notevolmente le sue casse. La svolta decisiva si ebbe con le ricerche di un alchimista, Johann Friederich Bottger. Egli già da tempo faceva esperimenti nel disperato tentativo di riprodurre il miracolo orientale, ma gli iniziavano a mancare i fondi e gli strumenti.

Le voci sulle sue sperimentazioni arrivarono fino a re Augusto, che decise di cogliere l’occasione prendendolo alle sue dipendenze. Siamo nel 1709, viene prodotta una prima forma di porcellana utilizzando il caolino e il feldspato come base dell’impasto (la cosiddetta porcellana a pasta dura). Pertanto, si decreta l’immediata creazione ed apertura di una fabbrica di porcellana, stabilendone l’ubicazione nella città di Meissen (è il 1710).

Le decorazioni più usate erano quelle orientali, in particolare floreali: fiori cinesi, elementi esotici giapponesi, fiori indiani, che si basavano sull’uso di colori sgargianti e vividi, ma col tempo finirono in disuso, rimpiazzate da una nuova decorazione: i fiori tedeschi.

Ma lo stile di Meissen continuò ad arricchirsi grazie a decorazioni naturalistiche e all’influenza di altri paesi (Francia soprattutto) e delle diverse correnti (rococò, neoclassicismo, romanticismo); il tutto però sempre mantenendo una propria identità e rilevanza, che l’hanno resa un vero monumento a testimonianza della storia della porcellana europea.

Gli oggetti in porcellana collegati alla manifattura di Meissen sono sempre visitabili al Museo Duca di Martina, dove ci sarà anche l’opportunità di usufruire del servizio di guida dei ragazzi dell’alternanza scuola-lavoro di sei diverse scuole, che si possono trovare tutti i sabati e le domeniche di Aprile e Maggio. In particolare, gli studenti del Mazzini saranno a disposizione il 6 maggio dalle 9 alle 13 ed il 20 maggio dalle 14 alle 18.

Giorgio Mangiaracina

IV A Liceo Mazzini

Il Settecento in una sala

Il '700 in una sala.  Dove?  Al museo duca di Martina.

Potrete spaziare dall’Austria alla Germania, passando per la Francia per poi tornare in Italia. Per viaggiare per l’Europa attraverso i secoli, non servirà la macchina del tempo, bensì, basterà varcare la soglia del Museo duca di Martina.

Aggiungiamo un posto a tavola. E dove se non a Parigi, con un servizio di porcellana in stile impero? Ebbene sì, siete mai stati al fianco di un parigino del XIX secolo? Il centro del mondo xhw ormai si è allontanato dallo sfarzoso stile barocco e rococò, rimanendo impeccabile anche con decorazioni limitate e soprattutto sobrie.  L’essenzialità del servizio è data dalla forma pulita dei pezzi, dal decoro dei bordi in oro zecchino e dalla spiccata presenza di verde.

Quando arriva la notte si accendono le candele sorrette dal lampadario della manifattura di Meissen.  Con il bronzo non manca la presenza ed i decori della porcellana. Prima manifattura aperta in Europa nel 1708 con Augusto il Forte, imperatore di Sassonia, dopo secoli di intenti per scoprire il composto della porcellana, mantenuta segreta sin dal primo arrivo in Europa nel ‘200.

Al mattino ci si fa belli grazie alla specchiera di manifattura viennese, che arredava le nobili dimore e dove ci si specchiavano dame e cavalieri. Questa porcellana è detta ad impasto “duro”, ovvero con presenza di caolino, per questo la vediamo più dura e soprattutto i cromatismi sono più forti, rispetto alla napoletana, dove il colore si adatta al diverso impasto e quindi i toni sono più tenui.

Più che importante, questa specchiera, proveniente dalla Real Fabbrica di Capodimonte , la prima manifattura napoletana, sotto il Re di Napoli Carlo III di Borbone,  è l’emblema della porcellana “tenera”, più lattea e cremosa rispetto alla porcellana prodotta i nord Europa.

Pronti ad uscire per un giro in carrozza composta dai pannelli in legno su fondo oro dipinti da Filippo Falciatore, pittore napoletano del ‘700, che adotta lo stile rococò; con lui la pittura diventa arte applicata, così come la porcellana, al fine dell’utilizzo quotidiano.

Ogni fine settimana di aprile e maggio gli studenti impegnati nell’alternanza scuola-lavoro  guideranno gratuitamente i visitatori tra i tesori del museo. In particolare, i ragazzi del liceo Giuseppe Mazzini il 6 maggio, dalle 9 alle 13,  e 20 maggio, dalle 14 alle 18.

Sara Virnicchi

IV A Liceo Mazzini

 

 

È la tazza più sexy del mondo

Una tazza così sexy, di certo non si vede frequentemente. Chi non vorrebbe ritornare a bere del buon latte caldo direttamente dal seno materno? A realizzare questo sogno erotico ci pensarono gli artigiani francesi del XVIII secolo quando modellarono la tazza a forma di seno, con tanto di capezzolo, che è conservata al Museo duca di Martina a Napoli nella Villa Floridiana.

Era stata proprio la regina Maria Antonietta, la moglie di Luigi XVI, qualche anno prima di finire sulla ghigliottina,   a chiedere la produzione di questo prestigioso servizio realizzato dalla manifattura di Sévres nel 1789  e destinato alla sua latteria di Rambouillet. A quel tempo infatti, era quasi un vezzo quotidiano dei nobili, fare finta di essere giovani contadini e, tornare alla vita rurale. Proprio nella latteria si riunivano i nobili, dove improvvisavano rapide mungiture di capre e, in queste tazze bevevano direttamente il latte appena raccolto. Fortunatamente, il museo Duca di Martina è tra i pochi musei di tutto il mondo che conserva ancora uno di questi pezzi. Dei 65 che facevano parte del servizio originale, solo 17 ce ne sono pervenuti perché vennero realizzati a più riprese e gli ultimi non furono acquistati dalla Corona a causa della rivoluzione in atto cosicché, per ammortizzare i costi della produzione, la manifattura fu costretta a venderli a privati. Testimone del cosiddetto gusto all'etrusca, il servizio fu realizzato su disegni del capo modellatore Louis-Simon Boizeaut che si era ispirato direttamente dalle ceramiche antiche collezionate da Vivant Denon. Questo nuovo stile identificato come "neo-classico" rimanda proprio all'antico, ai modelli greci ed etruschi. La nostra coppa è infatti ispirata al "mastòs", un tipo di tazza  prodotta ad Atene alla fine del 500 a.C.  la cui forma simile a quella di un seno femminile, rimanda ai piaceri erotici del simposio. Sicuramente allusiva anche alla funzione lattante del seno materno, la leggenda vorrebbe che questa coppa fosse stata modellata sul seno stesso della regina e potrebbe celebrare la quarta ed ultima maternità di quest’ultima. La decorazione pittorica fu affidata a Jean-Jacques Legrennet. Cosa anomala per la manifattura di Sévres che fino ad allora deteneva il monopolio reale della doratura su porcellana, la Jatte-téton, non ha dorature ed è colorata su fondo bianco, circoscritta da alcune fasce di un colore rosa arancio, classificabile come etrusco e, che rimanda così proprio all’antico.

Questo e tanti altri pezzi interessanti al Museo Duca di Martina, dove tutti i fine settimana di aprile e maggio i visitatori potranno usufruire dei percorsi guidati dagli studenti impegnati nel progetto di alternanza scuola-lavoro.  Il 6 maggio dalle 9 alle 13 e il 20 maggio dalle 14 alle 18 ci saranno i ragazzi del Liceo Mazzini.

Leonardo Muratori

Liceo Mazzini

Liceo Mazzini

Lucia Migliaccio, padrona di casa e sposa del re

Nella splendida Villa Floridiana, al Vomero, un museo insolito o forse unico nel suo genere, offre visite guidate ‘speciali’ ai suoi visitatori. Gli studenti di sei licei napoletanisono le guide d’eccezione che tutti i weekend fino a maggio accompagnano napoletani e turisti attraverso la storia del luogo e del patrimonio artistico del Museo Nazionale della ceramica Duca di Martina. Al termine di un lungo percorso di scuola/lavoro, svolto sotto la guida dei funzionari del museo e dei professori del Liceo, le giovanissime guide hanno approfondito temi relativi non solo alla storia della villa e di Lucia Migliaccio, seconda moglie di Re Ferdinando I di Borbone, che la abitò, ma anche alla storia architettonica di questo importante sito borbonico, alla storia delle arti e delle tecniche della ceramica, alla storia di Placido De Sangro duca di Martina e alla sua collezione che costituì il primo nucleo del Museo, fino alle tecniche di esposizione museale e alle tecniche di comunicazione. Un ricco bagaglio di studio e di nuove esperienze che gli studenti mettono a disposizione dei visitatori con freschezza ed entusiasmo. Ciascuno in una diversa sala del museo accoglie il turista aiutandolo a immergersi in un’epoca lontana per apprezzare meglio la magia del luogo.

All’ingresso, il grande quadro di Lucia Migliaccio (nella foto), la padrona di casa, dà il benvenuto ai visitatori. È un pezzo unico dell'artista Vincenzo Camuccini, il pittore che aveva realizzato importanti quadri per Napoleone Bonaparte e Papa Pio VIII. Ed eccola lì, l'imponente figura della duchessa di Floridia, in tutta la semplicità che caratterizza la tipica donna mediterranea che era; Lucia Migliaccio infatti viene ritratta con uno sguardo di totale serenità che accenna quasi un sorriso, e soprattutto senza gioielli, se non quello che forse era per lei il gioiello più grande: un piccolo ritratto del suo grande amore, Ferdinando I di Borbone,  proprio a testimonianza del loro puro legame. Camuccini riesce con grande maestria  ad unire lo stile neoclassico, severo e antico, alla bellezza solare e semplice della duchessa. La giovane donna viene raffigurata seduta su una poltrona in linea con la moda francese del tempo, decorata con due grandi sfingi dorate nei braccioli, con un elegante abito stile impero, a gambe incrociate, con   i capelli raccolti sulla  nuca e in testa  un cappello abbellito da una lunga piuma. Sullo sfondo, a destra, si intravede una scultura neoclassica inscritta in una nicchia e accanto un’idria di terracotta con fiori. Infine la particolarità si trova nella posa assunta dalla duchessa,  proprio da matrona romana, tipica negli affreschi dell'antica Roma ritrovati con l'avvio degli scavi di Ercolano e di Pompei avvenuti in quegli anni.

Il museo nazionale della ceramica e delle arti applicate Duca di Martina è un piccolo gioiello situato nel cuore del Vomero, venite a scoprirlo nei week-end fino alla fine di maggio, tranne quello di Pasqua, con la guida singolare dei ragazzi dei licei di Napoli; in particolare nei giorni 6 maggio dalle ore 9 alle 13 e  20 maggio dalle ore 14 alle 18 con i ragazzi della IV A del liceo Mazzini.

Alba Brundo

Liceo Mazzini - Napoli

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