Martedì 25 Settembre 2018 - 8:20

Quando Pompei ed Ercolano rivivevano a tavola

Sulla tavola del re non può mancare un servizio degno di lui. La trasparenza della porcellana, l’eleganza delle linee, la cura per ogni dettaglio, sono alla base del “Servizio sulle Antichità” conservato in buona parte nel Museo Duca di Martina, in Floridiana. Sono più di 263 pezzi, tra piatti, zuppiere, tazzine e centrotavola, e veniva usato per le sfarzosissime cene aristocratiche.

L’intera produzione è ispirata a uno dei nostri patrimoni culturali, il ritrovamento di Pompei ed Ercolano. Tutti i dipinti ritrovati sono stati riportati su ogni singolo piatto.

A chi non piacerebbe mangiare in vere e proprie opere d’arte?

Sul vasellame da corredo sono stati riportati affreschi ritrovati nel triclinio della Villa di Cicerone a Pompei. Sulle pareti esterne delle geliere si snodano le “Menadi danzanti”, sui corpi dei rinfrescabottiglie troviamo “la Centauressa e l’ermafrodito con tirso e cedra”. Le miniature sui rinfrescabicchieri sono tratte dal “Corteo della Menadi e il satiro”.

Una particolarità sono le tazzine da caffè, le quali sono dotate di coperchio. A Napoli, il caffè è sempre stato una bevanda pregiata, l’aroma che emanava divenne come una droga per i partenopei, e per evitare che si perdesse nell’aria, idearono questo stratagemma. Lo fecero anche con le tazze per la cioccolata calda, le quali si distinguono da queste perché sono dotate di doppia ansa.

Sette piatti in particolare richiamano l’attenzione di chi ha l’occhio esperto, perché ispirati a modelli del tutto diversi: tre di questi rappresentano la “Virtù”, la “Voluttà” e l’ “Ercole” della tela di Carracci “L’Ercole al bivio”, realizzata per il camerino dell’Ercole di Palazzo Farnese; gli altri quattro sono sempre ispirati a opere farnesiane, ma in questo caso della ricchissima collezione di statuaria classica.

Questo inimitabile servizio è pieno di sorprese, dato che non si limitava solo ad essere destinato a tavole eleganti, ma i turisti più raffinati comperavano alcuni piatti come souvenir.

Per poter ammirare questo e molto altro, ogni weekend di aprile e maggio gli studenti impegnati nell’Alternanza Scuola Lavoro faranno da guida ai visitatori. In particolare,  il 6 maggio dalle 9 alle 13 e il 20 maggio dalle 14 alle 18, ci saranno i ragazzi del Liceo Giuseppe Mazzini.

Roberta Sensenhauser

Liceo Mazzini Napoli

La Real fabbrica di Capodimonte, il sogno di re Carlo

di Carla Pisani Massamormile

Napoli capitale:  è il sogno di Carlo di Borbone (nel ritratto) quando arriva in città dopo quasi due secoli di viceregno spagnolo. È il 1734 e il re comincia a darsi da fare: il teatro San Carlo, l’Albergo dei Poveri, la reggia di Capodimonte, il Largo Carolino, il Real Passeggio di Chiaia.

Ma qualcosa di altrettanto grande è stato fatto e distrutto dallo stesso re in appena quindici anni. E’ la Real Fabbrica di Capodimonte fondata da Sua Maestà per produrre oggetti di porcellana.

Si era appassionato per questo materiale, così resistente e fragile al tempo stesso, dopo il matrimonio con Maria Amalia di Sassonia, che porta in dote a Napoli una ricca collezione di oggetti di porcellana. Provenivano da Meissen, dove suo nonno, Augusto il Forte, aveva installato la prima fabbrica di porcellana in Europa. Però si guardava bene dal rivelarne il segreto. Diventa, così, una sfida per Carlo: trovare la formula della porcellana sarà il fiore all’occhiello per il suo progetto di Napoli capitale.

È Livio Shepers, arcanista del re, che scopre il segreto: la “pasta tenera” diventa la star della Real Fabbrica di Capodimonte. Il nome della fabbrica ricorda indubbiamente qualcosa, infatti, dopo un breve periodo nei giardini reali, è stata costruita proprio nel Bosco di Capodimonte.

Il sogno di Carlo diventa finalmente realtà, ma anch'egli vuole fare in modo di conservare il segreto al meglio. Affida, così la gestione dei lavori di costruzione a Livio Shepers che, strutturando la fabbrica in zone separate le une dalle altre, non darà modo a nessuno di conoscere il processo completo per la realizzazione di oggetti in porcellana.

È il 1742 e la fabbrica inizia la sua preziosa produzione: Caselli, famoso miniaturista, e Gricci, importante modellatore, sono solo due dei numerosi artisti che hanno varcato le porte della Real Fabbrica e hanno reso le opere tanto famose in tutto il mondo.

Il sogno di Carlo a Napoli, però, sfumerà in pochi anni. Richiamato in Spagna per ricoprire il trono, lascia Napoli nel 1759, rade al suolo la fabbrica e porta tutte le opere con sé, per legare il segreto per sempre al suo nome.

Il museo Duca di Martina, che ospita tante delle porcellane della Real Fabbrica di Capodimonte, è immerso in un'aria intrisa del passato non solo napoletano ma anche europeo.

Oggi è possibile visitare il museo e rifarsi gli occhi con la bellezza delle porcellane partenopee con la guida  dei ragazzi dei licei napoletani, che saranno al museo tutti  sabati e le domeniche fino alla fine di maggio, escluso il fine settimana di Pasqua. In particolare i ragazzi del Mazzini accoglieranno i visitatori il 6 maggio dalle 9 alle 13 e il 20 maggio dalle 14 alle 18

La Pietà di Giuseppe Gricci: un piccolo grande capolavoro

 

Ne abbiamo viste tante, fin da quando Michelangelo realizzò quella famosissima di marmo che si trova a San Pietro. Da allora sono stati tanti gli artisti che ne hanno ripreso le linee compositive, ma una Pietà come quella conservata  nel museo Duca di Martina è davvero unica. Opera di Giuseppe Gricci, appartenente alla produzione della Real Fabbrica di Capodimonte, datata intorno al 1744-45, La Pietà (nella foto) è catalogata tra i pezzi più antichi e meglio conservati. .E' in porcellana bianca a pasta tenera,  caratteristica della Real Fabbrica. Data la sua caratteristica, conferiva una particolare sinuosità agli oggetti. Niente di più adatto adatto quindi ad interpretare il dolore della Madonna con il Cristo morente tra le sue delicate braccia, che però sembrano reggere il figlio con tutta la forza dell’amore materno. Non si può fare a meno di ammirare la scena immedesimandosi nel dramma che rappresenta. Ciò che colpisce di più, ma  che l’occhio umano al primo impatto non percepisce, è la pluralità dei pezzi che compongono l’opera. Infatti posto a lato, quasi con un’aria indifferente al dramma che si sta consumando, c’è San Giovanni, non incluso sicuramente nel progetto originale poiché si nota facilmente essere mal poggiante sulla base rocciosa. Il tutto poggia su un piedistallo poligonale, decisamente di dimensioni inferiori al resto della composizione. Questo sta ad indicare il “comporre aperto” del tempo, per apprezzare anche singolarmente un’opera, senza che questa debba essere necessariamente piena di ornamenti superflui  o particolari, ma semplicemente rimandandola all’ eleganza della semplicità.

Il Gricci realizza una molteplicità di opere, molte delle quali da scoprire nel museo Duca di Martina a Villa Floridiana. Fino a maggio, durante il finesettimana i ragazzi di sei scuole di Napoli, impegnati nell'alternanza scuola-lavoro, accoglieranno e faranno da ciceroni al pubblico.In particolare, il liceo Mazzini darà il proprio contributo nei giorni 6 e 20 maggio 2017, rispettivamente dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18.

 

Chiara Lubrano

IV A Liceo Mazzini

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