Mercoledì 19 Settembre 2018 - 8:06

Gli ZU allo Scugnizzo Liberato

Dopo 7 anni dall'ultimo concerto in formazione originale, gli ZU tornano a suonare dal vivo. 

Nell’ambito della rassegna "DiRotta su NaDir", nata dalla collaborazione tra il NaDir Collective e L'Asilo Filangieri, dopo 7 anni dall'ultimo concerto in formazione originale, gli ZU tornano a suonare dal vivo per un mini tour che culminerà il 27 giugno a Napoli con il concerto allo Scugnizzo Liberato.

Il trio  romano, composto da Jacopo Battaglia alla batteria, Luca T Mai al sax baritono e Massimo Pupillo al basso elettrico, fa così nuovamente parlare di sé con la reunion in occasione della ri-edizione in vinile dell’album "How to Raise an Ox".

La serata sarà resa ancora più speciale dall'esibizione dell’OEOAS, ovvero l'Orchestra Elettroacustica Officina Arti Soniche, che vanta una formazione allargata con più di 50 interpreti che si esibiranno in più sessioni distribuite sui i tre livelli dell'edificio che ospita il concerto. Il finale sarà nel cortile dello Scugnizzo Liberato dove il Maestro Naddei riunirà e dirigerà i musicisti dell'orchestra per un'unica suite.

Per l’occasione abbiamo sentito Massimo Pupillo, bassista degli ZU.

Cosa è cambiato dal 1997, anno di partenza per gli Zu, a oggi in Italia rispetto alla scena musicale indipendente e di matrice sperimentale? Ciò, sia dal punto di vista di chi suona sia dal punto di vista di chi ne è fruitore.

Quando abbiamo iniziato l’avventura Zu c’erano due campi molto contrapposti fra di loro, vagamente simili ad una destra ed una sinistra politica ben divise e contrapposte: da un lato il mainstream, la musica per le masse, di intrattenimento. Dall’altra la musica che allora veniva più comunemente definita "underground" che, a vari livelli, era comunque garanzia di qualità e di qualche tipo di "ricerca". Esattamente come nella politica, anche nella musica questi ultimi vent’anni hanno visto un progressivo assottigliarsi delle differenze fra i due campi. Dal punto di vista di chi la suona, vedo una grande furbizia, mascherata da ironia, da postmoderno, da disimpegno; come una voragine di mediocrità che avanza ogni anno. Bisognerebbe avere delle nuove parole perché uscire su un etichetta indipendente oggi giorno non significa fare musica indipendente. Indipendenza vuol dire indipendenza dalle regole del mercato, capacità di immaginare altri mondi. Tutte cose che mancano tragicamente. Questo è particolarmente grave per i giovani fruitori di musica che magari pensano che quella che gli viene presentata sia davvero la musica indipendente e quindi non sanno che esiste altro, molto altro, e che basterebbe cercarlo. Per finire su una nota positiva, ci sono tantissimi artisti oggi che stanno facendo cose incredibili. Basta cercare oltre quello che i cosiddetti addetti ai lavori provano ad imporci, e ci sono interi mondi da scoprire”.

Come si collocano oggi gli Zu, dopo oltre vent’anni di carriera, in questo scenario musicale?.

Vorremmo essere chiari e dire che noi rifiutiamo assolutamente il concetto di carriera, perché è una parola militare che sottintende una volontà di salire di grado. Gli Zu e la musica, per noi, sono la nostra vita. Non ci interessa partire come soldati semplici e finire generali o ammiragli con tante belle medaglie sul petto.   Gli Zu si collocano come sempre. Come esseri umani curiosi, appassionati alla musica (e a tanti altri aspetti della vita e della cultura), aperti allo scambio, all' esplorazione e all' avventura”.

Marco Sica

 

11:05 22/06

di Redazione


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