Mercoledì 26 Settembre 2018 - 1:51

Dalla Balena bianca al Partito della Nazione

Opinionista: 

Giuseppe Cacciatore

L’attenzione di tutti gli osservatori politici, della stampa, dei vertici dei partiti e, naturalmente, dell’opinione pubblica si è quasi tutta concentrata sui primi futuri passi istituzionali del nuovo Presidente della Repubblica. Per il momento e per tentare di decifrare i possibili tracciati su cui si incamminerà il suo percorso, è necessario tornare a riflettere – con la consapevolezza della precarietà di una interpretazione soggettiva – sui passaggi cruciali del discorso di insediamento. È del tutto evidente che dal discorso di Mattarella – ma questo è avvenuto per quasi tutti i suoi predecessori – bisogna espungere tutte le parti, per così dire, protocollari e d’occasione. Dietro di esse, però, si è potuto scorgere una coerente trama di principi fondamentali (si potrebbero definire valori non negoziabili): la resistenza contro il fascismo e contro ogni totalitarismo, la lotta inflessibile alle mafie e alla corruzione, rispetto assoluto della legalità, solidarismo sociale e preoccupazione per gli ultimi, pace e incontro tra culture e religioni. L’altra cifra che mi pare sia emersa in maniera netta, è stata la pacata ma ferma elencazione – scandita dalla ripetizione efficacemente retorica del verbo “significa” – di ciò che vuol dire difesa della Costituzione: garantire il diritto al lavoro, il diritto allo studio e alla ricerca, il diritto alla salute, il mantenimento della pace, l’accoglienza e la solidarietà verso chi fugge dalla fame e dalle violenze della guerra, ma anche il senso della famiglia e della comunità, il forte richiamo alla necessità di individuare le forme e i modi per affrontare il malessere della società italiana provocato da disoccupazione, emarginazione, solitudine, paura del futuro e. infine, la centralità dei partiti nella democrazia e il ruolo centrale delle istituzioni parlamentari. Proprio su quest’ultimo punto si è colto – almeno a me è parso così – un velato accenno polemico, pur nel riconoscimento di quello che è diventata ormai la formula magica di rito delle riforme istituzionali, alle fin troppo disinvolte procedure parlamentari che quel ruolo del Parlamento hanno disinvoltamente bypassato. Molto efficace, anche dal punto di vista dell’immaginario collettivo, l’evocazione della figura dell’arbitro che riesce a condurre a buon fine la partita se viene aiutato a farlo dai giocatori in campo. Ma questo ruolo potrebbe vanificarsi – come fanno presagire gli ultimi “giorni di Pompei” del patto del Nazareno – se una delle due squadre diventa talmente forte da spadroneggiare e infierire sull’altra. Perciò non serve solo la figura dell’arbitro, ma soprattutto quella del custode fermo e risoluto delle prerogative del Parlamento (già a mio avviso vulnerate dalla scelta di un Senato dei nominati e in procinto di essere ancor più ferite dai capolista bloccati previsti dalla legge elettorale in discussione) e ancor più dei diritti delle minoranze, specie se si profila l’eventualità non certo fantasiosa di uno straripante Partito della Nazione, questo sì riedizione della grande Balena bianca interclassista che ingoia di tutto, dai fuoriusciti dei 5 Stelle a quelli di Sel e ora di Scelta Civica. Insomma spero molto che il sorridente e pacato volto del Presidente Mattarella sappia anche indurirsi dinanzi a forme più o meno velate – come qualcuno ha giustamente detto – di premierato totale e fuori controllo.

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