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Cari amici lettori, l’eroe (si fa per dire) della settimana è Brenton Tarrant, l’australiano ventottenne autore, venerdì scorso, di una strage di fedeli islamici (cinquanta morti e più o meno altrettanti feriti) in due moschee della cittadina di Christchurch, in Nuova Zelanda. Ciò che mi ha più meravigliato di questo episodio è che la notizia, ovviamente esplosa nell’immediatezza del fatto, è stata rapidamente oscurata, preferendo il sistema mediatico dedicarsi alla misteriosa morte dell’olgettina Imane Fadil e ad altri fatti ritenuti (a torto) più vicini alla nostra sensibilità. Io credo che ciò sia un tentativo di oscurare un fatto difficile da digerire, contrastando l’abile sforzo del criminale di diffondere la propria ideologia col manifesto di settantaquattro pagine inviato a destra e a manca e con il filmato in diretta, diffuso anche dalla tv australiana prima della drastica censura intervenuta. Ma chi è questo Tarrant che, come egli stesso ha spiegato, nasce comunista, diventa anarchico e arriva, a suo dire, a un’ideologia “ecofascista”? La strage neozelandese è stata da tutti (a cominciare dal suo autore) gemellata a quella compiuta nel luglio 2011 dal norvegese Anders Breivik. A torto, io credo, perché i due massacri hanno motivazioni e oggetti diversi: politico l’attacco di Breivik ai socialisti, uccisi in 73, razziale-religioso quello di Tarrant contro i musulmani. Tutti i collegamenti affermati dallo stesso Tarrant sono inesistenti: invocare Carlo Martello, Giovanni Sobieski e Marcantonio Colonna, che erano guerrieri e combattevano musulmani in armi, è roba da ridere. Per motivi opposti, non ha senso richiamare Luca Traini, un poveraccio che si è preso tantissimi anni di carcere pur non avendo ammazzato nessuno. L’unico collegamento fra i due è la rabbia suscitata dall’uccisione di una donna europea (nel caso odierno quello dell’undicenne Emma Auklund, travolta il 7 aprile 2017 a Stoccolma, insieme con altri quattro innocenti passanti, da un militante dell’Isis alla guida di un camion). Non è nemmeno il caso di prendere in considerazioni le isterie sinistroidi che hanno chiamato in causa Trump (il quale si è subito chiamato fuori, anche se Tarrant era un suo ammiratore) e addirittura Salvini (ma già, dimenticavo, Salvini è l’autore del peccato originale, della crocefissione di Cristo, della ghigliottina rivoluzionaria in Francia, delle stragi staliniane, della Shoah e dell’attentato a Togliatti). In realtà quello di Tarrant è un caso nuovo e preoccupante. Nuovo, perché le stragi ad opera di singoli, negli ultimi due secoli, nascono prevalentemente dalla follia e dalle convinzioni anarchiche (per le quali ultime l’australiano asserisce di essere transitato). Tarrant sicuramente non è pazzo. Esaltato, forse, ma estremamente lucido. Lo dimostra, da ultimo, il fatto che ha deciso di difendersi da solo per acquisire (e attribuire alla sua Weltanschauung) la massima pubblicità possibile. La sua è l’azione di un singolo, estraneo ai giochi di organizzazioni e servizi segreti che caratterizzarono, in passato, stragi nostrane. Il caso è preoccupante e non solo per le previste ritorsioni dei terroristi islamici. Queste, ringraziando il nostro sistema, sono cose di tutti i giorni e non hanno indotto governi e polizie a inibire l’accesso dei terroristi ai social, come si è pur tardivamente fatto nei confronti di Tarrant. Preoccupa soprattutto perché (domandatelo a voi stessi!) la prima reazione istintiva può essere quella di sollievo. Beh, meno male, stavolta le vittime non sono cristiani o giudei! Poi la mente si snebbia e l’istinto torna lucido: siamo cristiani, diavolo, noi non impariamo a uccidere dai libri sacri perché il nostro Dio ci ha ordinato non soltanto di non uccidere il nostro simile, ma addirittura di amare il nostro nemico (cosa, che debbo sinceramente confessare, a me risulta molto ma molto difficile). Sì, non c’è dubbio: gli islamici sono nostri nemici. Ma non possiamo combatterli con i metodi di Brenton Tarrant. Piuttosto fare come Lorenzo Orsetti, caduto sul campo battendosi con i Curdi contro gli ultimi guerriglieri del Califfato. Il nemico ha gioito per l’uccisione del “crociato”: definizione che Lorenzo avrebbe rifiutato seccamente, non essendo un fedele cristiano, ma un attivista No Tav con idee di sinistra. Ma, al di là delle convinzioni politiche, egli è stato veramente un crociato, poiché è andato lì, in Medio Oriente, non tanto lontano dai Luoghi Santi, e ha offerto coscientemente la propria giovane vita per difendere la nostra civiltà.