Martedì 20 Novembre 2018 - 15:45

Appalti pubblici, il Tar dà ragione al consorzio Asmel contro la "sprecopoli" dei compensi

La battaglia partita da Napoli contro costi eccessivi dei commissari di gara per due miliardi l'anno

Una grande vittoria dei Comuni contro la ‘sprecopoli’ del nuovo codice degli appalti pubblici. Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso di ASMEL, l’Associazione che raggruppa oltre 2400 Comuni in tutt’Italia, contro il decreto del Ministero delle Infrastrutture (entrato in vigore il 16 Aprile scorso) sui compensi ai commissari di gara e ha sospeso la parte contestata che ne fissava in 3.000 euro il valore minimo.

Valore chiaramente esorbitante secondo ASMEL, perché determinava oneri di gara aggiuntivi per almeno 11.000 euro (tre commissari più trasferte), con spreco di denaro pubblico e rischio del blocco, di fatto, delle gare nella fascia tra 40 e 500mila euro, praticamente il 75% di quelle pubblicate dai Comuni. Una battaglia che era partita a maggio da Napoli con il ricorso di ASMEL (l’associazione nazionale nata dallo storico consorzio napoletano ASMEZ) che affiancava quattro comuni italiani: Carignano (Torino), Celle di Bulgheria (Salerno), Cercola (Napoli) e Potenza.

“Quel che più ci sorprende di questa nostra ennesima battaglia contro gli sprechi pubblici - spiega Francesco Pinto (nella foto), segretario generale ASMEL - è che il decreto era stato approvato nel silenzio assordante di ANCI, che avrebbe dovuto tutelare gli interessi dei Comuni e con il consenso di ANAC, che avrebbe dovuto garantire il rispetto della legalità, invece di esprimere parere favorevole ad un decreto, chiaramente illegittimo perché in contrasto con il dettato del Codice degli Appalti come ha poi sancito il TAR. Per non parlare del Ministero delle Finanze, che ha addirittura sottoscritto il decreto senza rilevare il danno erariale”.

 

Due miliardi di spreco all’anno per i commissari di gara privati ASMEL: abbattere il pregiudizio sui dipendenti pubblici

Secondo ASMEL “il consueto collaborazionismo di ANCI è questa volta ancora più grave, in quanto dietro questa vicenda si cela un pregiudizio insensato nei riguardi degli Enti locali da parte degli ‘apparati romani’, cui era stata delegata la riscrittura del Codice degli appalti, con risultati sotto gli occhi di tutti. Dunque, la riforma degli appalti non decolla, non perché scritta male, ma perché gli addetti ai lavori sarebbero inetti o incompetenti ed andrebbero sostituiti nelle Commissioni di gara con professionisti privati, per attrarre i quali occorre fissare compensi minimi adeguati alle parcelle professionali”. ASMEL contesta, invece, proprio questa impostazione ricordando che competenze, professionalità e impegno dei dipendenti pubblici sono più facilmente rinvenibili nei Comuni, in primis quelli piccoli e medi, piuttosto che nei grandi carrozzoni romani. “Hanno fatto i conti senza l’oste - insiste Pinto - anzi senza ASMEL, da anni attrezzata nello scardinare per via giudiziaria le norme centraliste e dirigiste”. Inoltre, basta moltiplicare il numero di gare annue per i compensi minimi fissati per capire che questa norma costerebbe decisamente caro all’erario: almeno 2 miliardi di euro all’anno per i compensi ai commissari di gara. E soprattutto con questa scelta ‘privata’ si mette in discussione un principio di garanzia ed imparzialità essenziale negli appalti pubblici.

“Nel vecchio Codice degli Appalti - spiega Pinto - era scritto a chiare lettere che solo i dipendenti pubblici potevano partecipare alle Commissioni di gara, salvo eccezioni legate a carenze di organico da documentare adeguatamente ed ora invece il nuovo Codice ha previsto un Albo nazionale dei Commissari a presidio della trasparenza e della imparzialità, nel quale, però, sono posti sullo stesso piano professionisti privati e dipendenti pubblici”.

L’ordinanza del TAR ha fissato per il 22 maggio 2019 l’udienza di merito. ANAC, che proprio pochi giorni fa aveva fissato la partenza del nuovo sistema dell’Albo dei Commissari per il prossimo 10 settembre, rinvierà tutto sine die. Un peccato, secondo ASMEL, perché anche senza compensi minimi, l’Albo dei commissari di gara può funzionare perfettamente, come dimostra l’esperienza dell’Albo della Centrale di Committenza dei Comuni ASMEL. Nelle gare con compensi irrisori, la partecipazione dei Commissari diventa elemento di valutazione per l’assegnazione in gare con compensi alti. Funziona perfettamente da anni. E senza necessità di ricorrere al privato. “I risultati di un’indagine ANAC certificano che i Comuni sanno essere abili e virtuosi quando si tratta di evitare sprechi - sottolinea Giovanni Caggiano, presidente ASMEL - dimostrando che è il controllo civico che fa la differenza rispetto ai carrozzoni”.  

18:54 8/08

di Redazione


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