Mercoledì 26 Settembre 2018 - 0:01

È meno azzurro il cielo di Capri

Opinionista: 

Ermanno Corsi

Settembre andiamo, ma non alla maniera di Gabriele D’Annunzio perché Il mese che arriva non è “tempo di migrare”, bensì di bilancio per la 21esima fra le isole italiane secondo grandezza ma in testa alla classifica per fama “planetaria”, prestigio e irresistibile seduttività. Un dato va rilevato anche a costo di dare un colpo al cuore agli appassionati più irriducibili: nessuna delle 9 muse sembra abitare più qui e gran parte del potenziale creativo (narrativa e poesia, musica e arti visive) appare sempre meno fonte di prestigiosa ispirazione. Come dire, appunto, che il cielo di Capri è sempre meno azzurro, meno splendido splendente. E non solo in senso figurato: non sono stati proprio gli amministratori comunali a parlare di isola “svantaggiata” e “disagiata?”. Un’espressione che, non tempestivamente chiarita, ha fatto pensare a un luogo di vita infelice, grama e tormentata, suscitando stupore e incredulità. ****** Identità perduta. Certamente non dal punto di vista commerciale. Si sia trattato di turismo di élite o di massa, di soggiorni lunghi o brevi, di pendolarismo mordi e fuggi, le “casse” sono piene. Per tutti i rami dell’accoglienza (sempre più mestiere e sempre meno “arte”) i conti sono tornati. I mesi estivi hanno svolto bene il loro compito. La concentrazione giugno-settembre continua a funzionare e a pensare che destagionalizzando il turismo l’economia dell’isola potrebbe trarre benefici pure nei mesi invernali, non ci tiene proprio nessuno. E anche l’insopportabile caos degli arrivi (vaporetti, navi veloci, aliscafi e una volta perfino gli hovercraft-aeroscivolanti di derivazione inglese) fa ricordare solo l’irritazione di certi giorni per cui ora può andare tranquillamente nel dimenticatoio. Le masse sono sempre ben accette. Male ne incolse, anni addietro, all’intraprendente responsabile dell’Azienda turismo, Alberto Cilento, che propose (l’isola era per lui “porta del Paradiso”) un ticket di ingresso per contenere gli sbarchi! ****** Una pagina nera. Senza se e senza ma è quella dell’ambiente, del paesaggio, degli abusi edilizi e dei cani antidroga in piazzetta. Speculazione e scempi hanno attraversato tutta la linea: dal Solaro al mare, dalla costa a via Krupp, dalla Grotta azzurra ai Faraglioni al salto di Tiberio, all’Arco Naturale. Il marasma delle pratiche irregolari, dei controlli di legge con preventivi avvisi (possibile?) ai controllandi, spiega le inchieste della magistratura su uffici tecnici, Commissioni urbanistiche e comportamenti dei vigili. Scavi in profondità e mattoni selvaggi possono mai essere “derubricati” a normale amministrazione, a piccoli e insignificanti atti di vita quotidiana per cui poter dire che “de minimis non curat pretor”?. A questo farebbe pensare il sindaco Gianni De Martino quando, per lo scempio di Tragara, avrebbe affermato: “Mica hanno tirato su un hotel!”. ****** Onori ed oneri. Il Sindaco di Capri diventa, automaticamente, una delle figure più importanti a livello internazionale. Attira su di se la fama dell’isola. Diventarne Sindaco era il sogno di Francesco Compagna, parlamentare e studioso meridionalista di grande prestigio. Ma chi era in grado di dissuaderlo, gli diceva che non era nemmeno il caso di pensarci (“qua non vi eleggono nemmeno Consigliere”). I capresi nativi che vanno al voto, sono visceralmente legati a ogni millimetro di proprietà e di terra. In un sottinteso rapporto di complicità si fidano solo dei “loro”. Parlamentari “forestieri” ci hanno provato a entrare nelle aule consiliari, ma senza successo. Francesco Patriarca, deputato da molti anni e senatore del Collegio, non fu eletto nemmeno consigliere pur figurando capolista. Franco De Lorenzo, da tempo in Parlamento, venne preso da grande sfiducia quando si rese conto che, al Comune, non c’era “capacità di approccio ai problemi”. Lo stesso Edwin Cerio, studioso di fama, per resistere come Sindaco dovette, pragmaticamente, “adattarsi” agli stili di vita endogeni. ***** Tesi contrapposte. Ritorna, nel dibattito sul futuro dell’isola “bella e impossibile”, la proposta del Sindacomacellaio anni Settanta Raffaele Di Stefano (suo vanto l’essere cugino del calciatore fuoriclasse del Real Madrid). Propose di eleggere il Sindaco attraverso un referendum internazionale. A parte la difficoltà di realizzarlo, non sfuggì la provocazione: sottrarre il destino di Capri alla ragnatela asfissiante degli interessi locali. Quando il Comune non è una sentinella di legalità -sostiene Francesco Durante- “occorre la supplenza di un’autorità terza sottratta a ogni condizionamento”. Subito contrario Peppino di Capri: l’isola è in declino perché imita il peggio degli altri, “solo chi è nato qui potrà salvarla, per questo occorre una cordata di capresi doc”. ****** Problemi aperti. Paesaggio, trasporti da Napoli e sull’isola (nei 15 chilometri di strade ci sono più auto che abitanti), metrò Marina grande-Anacapri, funzionalità del Porto o nuovo scalo al Faro anacaprese, uso dell’eliporto di Damecuta non solo per turisti super facoltosi, forte sostegno alla promozione culturale. Il futuro è già dietro la porta. Carlo Levi diceva che ha un cuore antico. A Capri questo cuore si difende solo se si rinnova. Una canzone del 1949 di Enzo Bonagura e Armando Fragna (nato a Torre Annunziata) diceva: “Qui, sotto il cielo di Capri, come è bello sognar mentre mormora il mar…”. Attenti: adesso questo cielo è meno azzurro e molto imbronciato. E il mare mormora irato perché è un po’ meno dipinto di blu. 

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