Mercoledì 19 Settembre 2018 - 12:03

Fischia il sasso, il nome squilla

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori,il titolo di oggi si riferisce, ovviamente, al balilla, ma non al fanciullo in divisa dell’epoca fascista: io quella divisa non indossai, essendomi fermato, per motivi anagrafici, al rango di figlio della lupa. Sì, il mio pensiero è andato proprio al ragazzo di Portoria che scagliò il primo sasso contro l’invasore. Come mai? I due fatti eclatanti degli ultimi giorni sono consistiti, appunto, nel lancio di un sasso, sia pure metaforico. Si tratta, avrete capito, dei sassi indirizzati a Matteo Salvini e a papa Francesco. Sassi assai diversi, sotto molti aspetti, da quello lanciato da Giovan Battista Perassi e, per qualche aspetto, anche diversi tra loro. Cominciamo da quello che Luigi Patronaggio, Procuratore della Repubblica di Agrigento, che si dice sia un aderente a Magistratura Democratica, ha lanciato contro il ministro dell’interno Matteo Salvini. Beh, Patronaggio non è un ragazzo di strada e Salvini non è un soldato austroungarico. Se proprio volessimo inquadrare le parti, Patronaggio è il soldato di un estabilishment che non vuole mollare il potere e Salvini un leader del popolo in rivolta. Patronaggio ha partorito un progetto di incriminazione (la proposta spetterebbe al Tribunale dei Ministri) che non sta né in cielo né in terra, come ha esaurientemente spiegato Carlo Nordio, che di queste cose ne capisce. I sinistri sono divisi fra quelli stupidi, che sono contenti dell’iniziativa e scaricano sventagliate d’insulti a destra e a manca, e quelli pensanti, che non apprezzano molto un comportamento utile soltanto a donare a Matteo un’aureola di martirio e un bel po’ di nuovi voti. Non credo, quindi, che a Patronaggio il futuro riservi l’ingresso nella storia e nel mito che ottenne il Balilla; senza contare che l’interessato, io credo, non gradirebbe per nulla l’appellativo. Quanto a Salvini, mi auguro che non vada incontro a una morte misteriosa come quelle di Segni e di Giovanni Paolo I (per non parlare di Kennedy e dei leader della destra europea assassinati dai musulmani o periti in incidenti aerei e stradali). Il secondo sasso è quello lanciato dall’ex Nunzio in Usa, Carlo Maria Viganò, contro papa Bergoglio, accusato di aver coperto l’ex cardinale Theodore McCarrick e invitato a dimettersi dal soglio pontificio. Io, che sono lettore assiduo de “La Verità”, il quotidiano di Maurizio Belpietro sempre fuori dal coro, ho atteso per quarantott’ore le reazioni del destinatario e della stampa di regime (domenica soltanto “Il Foglio”, “Il Fatto Quotidiano” e “Il Secolo d’Italia” ripresero la notizia). Come ben sapete, Bergoglio non ha risposto alle accuse, limitandosi a dire: “Leggete voi attentamente quel comunicato e fate voi il vostro giudizio. Io non dirò una parola su questo: credo che il comunicato parla da sé”. Non ha confermato né smentito le affermazioni di Viganò e, in verità, leggendo il comunicato non mi sembra seriamente possibile formulare un giudizio lusinghiero per Francesco. Intanto, mentre i media italiani tacevano o minimizzavano imbarazzati, il mondo parlava: la Bbc, il New York Times, il Washington Post, la stampa tedesca e quella spagnola davano grande risalto alla notizia. Le artiglierie dei pochi vaticanisti rimasti fedeli al soglio sono entrate in funzione ieri, per un fuoco di sbarramento che a me sembra poco efficace: si prova a sputtanare Viganò, che avrebbe parlato per astio personale, e si tenta di gettare la colpa sui predecessori. Ma il problema, qualunque sia la molla che ha spinto l’accusatore, è se quello che ha detto risponda al vero e, su questo punto, il silenzio equivale a un’ammissione di colpa. Quanto al leit motiv dei predecessori, l’argomento è stato già troppo sfruttato da politici e amministratori (si pensi a de Magistris e alla Raggi) per risultare efficace, tanto più che uno dei principali capi d’accusa è l’aver ignorato un provvedimento di Benedetto XVI che silenziava il prelato in odore di pedofilia. Non vorrei essere irriverente, perché il Vicario di Cristo merita comunque rispetto, ma questa vicenda ha qualcosa in comune con quella di Asia Argento (l’accusatrice diventata accusata): il sasso, infatti, è arrivato mentre il papa faceva mea culpa in Irlanda per le porcherie di troppi chierici di quella nazione (oggi un po’ meno cattolica). Sapremo qualcosa di più? Sono scettico. La sabbia fra poco non sarà più calpestata dai bagnanti e potrà servire da sepolcro (senza resurrezione) per la triste vicenda.

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