Domenica 23 Settembre 2018 - 9:33

Troppi mezzi pesanti sulle nostre strade

Opinionista: 

Antonio Marfella*

La tragedia del crollo del viadotto di Genova e le ineliminabili “buche” delle strade cittadine delle nostre città metropolitane hanno una patogenesi comune: l’eccezionale incremento di peso non solo di numero delle autovetture e degli automezzi circolanti avvenuto negli ultimi 40 anni circa. Tra le riconosciute concause della tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova, poco o nulla abbiamo fatto adeguata riflessione su una importante concausa del crollo: l’eccezionale incremento del peso non solo del numero del traffico veicolare sui nostri viadotti e quindi sulle nostre strade cittadine. L'Italia è, tra i principali Paesi europei, quello con la maggiore densità di auto circolanti. Nel 2012 le autovetture circolanti in Italia erano 621,2 ogni mille abitanti, contro le 530,9 della Germania, le 498,1 del Regno Unito, le 496,9 della Francia, le 481,5 della Spagna. Roma mostra un tasso di 71 vetture circolanti ogni 100 abitanti, ed è al top sia rispetto alle altre città italiane (Milano 57, Napoli 56), sia rispetto alle altre capitali europee (Parigi 45, Barcellona 41, Londra 36, Berlino 35, Madrid 32). Non si sottolinea abbastanza che non solo il numero, ma il peso di tutte le autovetture e gli automezzi circolanti, a partire dagli anni Sessanta (costruzione dei viadotti), è incrementato in maniera eccezionale sino ed oltre il 200% per singolo mezzo di trasporto.Il peso minimo di una vettura circolante euro 6 (Smart) oggi ha raggiunto i 750 Kg, il massimo del peso va alla Land Rover Discovery con oltre 2.781 kg. Una Fiat 500 degli anni Sessanta a stento superava i 500 kg. La media del peso delle auto circolanti oggi è pari a circa 1,5 tonnellate. A fronte di un parco circolante di auto private pari ad oltre 38.520.321 vetture (dato ACI 2017) dobbiamo quindi dedurre un peso medio che grava sulle nostre strade nazionali non inferiore a 57 milioni di tonnellate per le sole autovetture private.Avere a Napoli ad esempio 56 auto/100 abitanti significa quindi che, sulle strade antichissime di una città di oltre 2500 anni gravano oggi circa 840mila tonnellate di sole autovetture private, a Roma non meno di 3 milioni di tonnellate. Affermare che nella sola tangenziale ci siano circa 270mila passaggi giornalieri (sia di auto che di automezzi pesanti) significa quindi certificare ancora prima dei 69 milioni di euro di incasso, un passaggio giornaliero sui nostri viadotti e da lì nelle nostre antichissime strade cittadine di non meno di 500mila tonnellate al giorno! Un milione circa su tutte le strade della città metropolitana. Che in un anno arrivano a sfiorare quindi i 200 milioni di tonnellate soltanto in tangenziale! Con le altissime temperature che raggiunge l’asfalto specie nei mesi estivi, le sollecitazioni eccessive dei nostri viadotti in cemento armato/ferro sono in pericoloso incremento e le “buche” nei centri storici sono quindi sostanzialmente inevitabili indipendentemente dal colore politico e dalle capacità amministrative di qualunque sindaco. Lo stesso dicasi per la tenuta dei cortili e della rete fognaria nei centri storici dove si consente la sosta ed il parcheggio delle auto a bordo strada. Il degrado urbanistico di Napoli degli anni Sessanta (“mani sulla città”) con uno sviluppo folle della cementificazione al di fuori di qualunque piano regolatore ha determinato la creazione di jungle di viadotti e svincoli autostradali sinora vanto della ingegneria moderna. Oggi ci accorgiamo quanto fragili siano questi viadotti tanto arditi quanto delicati da manutenere e con traffico diventato insostenibile non solo per il numero ma anche per il peso eccezionale da sopportare totalmente non previsto dagli ingegneri dell’epoca. Il gravissimo degrado urbanistico di Napoli a mio parere è il punto di partenza di quella perdita secca di oltre sette anni di aspettativa di vita media di Napoli rispetto ad altre città d’arte come Firenze, ma ormai abbiamo tutti smesso di cercare di combattere tale degrado a monte e cerchiamo solo di correggerne le conseguenze come ad esempio la costosissima manutenzione di un numero ormai impressionante di fragili viadotti. A Napoli si parla a vuoto quando si ricorda l’assenza di una valida rete di trasporto su ferro per lo sviluppo dei nodi di interscambio nel Porto. Tutto è stato affidato al solo trasporto su gomma creando un eccezionale traffico di mezzi pesanti che, in accoppiata con la mancata elettrificazione delle banchine del Porto con le maxi navi a gasolio e motore sempre acceso anche in attracco, ha determinato il riscontro, in una città di mare, di concentrazioni di polveri sottili pm 10 e 2.5 pari a quelle delle peggiori città della Lombardia. Napoli e non Milano è oggi la capitale italiana degli incidenti vascolari acuti (ictus ed infarti) e del cancro al polmone anche in non fumatori. Nelle città portuali come Genova ed appunto Napoli, il traffico pesante degli automezzi è cresciuto al di fuori di qualunque razionale programmazione per la scelta strategica di favorire il trasporto merci su gomma e non su ferro. Ce ne accorgiamo adesso quando crolla un viadotto in una città portuale. È sotto gli occhi di tutti che tutti i nostri viadotti sono ogni giorno di più “pressati” per molte ore al giorno da un eccesso di traffico di automezzi di trasporto merci e di autovetture sempre più pesanti. È necessario ed urgente disincentivare non solo l’uso delle autovetture private ma anche la eccessiva presenza di auto pesantissime ed inquinanti non solo sui viadotti ma soprattutto nei centri storici delle nostre città d’arte. Come tecnico, come ambientalista e come cittadino napoletano sono totalmente contrario alla populistica richiesta di eliminazione del pedaggio della nostra preziosa quanto delicatissima tangenziale. Totalmente d’accordo sulla sua statalizzazione escludendo concessionari e rendite private, ma il pedaggio va mantenuto anzi anche raddoppiato in funzione del peso degli automezzi circolanti proprio per raccogliere fondi adeguati non solo alla corretta manutenzione della tangenziale, ma anche e soprattutto per la necessaria quanto obbligata manutenzione delle strade cittadine quotidianamente massacrate da tale eccezionale traffico veicolare sia come numero che come kg/mq . A mio parere, si deve imporre al più presto il raddoppio del pedaggio a qualunque autovettura privata del peso superiore a 1,5 tonnellate e destinare tali fondi alla costante quanto necessaria manutenzione dei viadotti ma anche di tutte le strade cittadine liquidando i concessionari privati che hanno già abbondantemente recuperato gli investimenti effettuati. È opportuno altresì pensare a forti incentivi per i cittadini residenti che si dotano di auto con un consumo non superiore ai 95 g/Co2 Km ed emissioni zero come già richiesto dalla UE entro il 2021 e a forti disincentivi economici per i residenti che decidono comunque di mantenere auto diesel e comprare e fare sostare nei propri cortili e nelle carreggiate auto di oltre 1,5 tonnellate. Un’auto diesel euro 6 di oltre 2 tonnellate, proprio per la formazione di una eccessiva quantità di nanopolveri sempre più piccole, inquina e uccide molto di più di qualunque auto euro zero di peso e cilindrata ridottissima. Il downsizing del trasporto pubblico e privato, l’incremento del trasporto pubblico specie su ferro e la creazione di percorsi separati tra circolazione privata e commerciale è ormai una necessità per sopravvivere nelle nostre città storiche e per garantire una maggiore tenuta e manutenzione dei nostri fragili viadotti. Napoli, una città con oltre 25 secoli di storia non può sopportare indenne il peso di circa un milione di tonnellate al giorno di mezzi su gomma in movimento sulle proprie strade. Siamo già da anni la città metropolitana che mostra i peggiori indici di salute da inquinamento ambientale. A tutela della sicurezza e della salute di tutti è giunto il momento di fare le scelte sinora eluse di buon governo della mobilità cittadina, con razionalità e senza demagogia.

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