Martedì 20 Novembre 2018 - 15:46

Consenso: quanti delitti si compiono in tuo nome

Opinionista: 

Ottorino Gurgo

Per valutare con la maggiore oggettività possibile l'operato dell'attuale coalizione di governo, è indispensabile far riferimento agli obiettivi che le sue due componenti si prefiggono di conseguire. Quello a cui leghista e penta stellati soprattutto mirano è, senza alcun dubbio, il raggiungimento del più ampio consenso possibile. E questo obiettivo li vede impegnati in modo spasmodico tanto che, molto spesso, si pongono, addirittura, in gara tra loro. Che una forza politica punti ad ottenere il consenso di un vasto numero di elettori è più che naturale e legittimo e che Lega e Cinquestelle si adoperino a questo fine non può certo essere motivo di contestazione. Ma qui, tuttavia, non possiamo fare a meno di scomodare padre Dante con il suo "...e il modo ancor m'offende..." poiché a dover essere messo in discussione, a nostro avviso, è proprio il modo attraverso il quale i due partiti che condividono l’onore e l'onere di governare hanno ottenuto e continuano a ricercare il consenso. Partiamo da lontano, cioè dalla campagna elettorale che ha preceduto il voto del 4 marzo; una campagna elettorale che non esiteremmo a definire "drogata", con promesse spropositate, impossibili da mantenere, come i fatti si stanno incaricando in gran parte di dimostrare. Si dirà che in campagna elettorale, così come in guerra e in amore, tutto è consentito e che, dopo tutto, sono stati gli elettori a lasciarsi prendere per il naso. È vera l'una e l'altra cosa, ma forse sarebbe stato opportuno un maggior senso di responsabilità è un maggior rispetto dei cittadini. Assai più preoccupante ci sembra, tuttavia, il modo in cui Salvini, Di Maio e i loro seguaci si stanno muovendo dopo aver stipulato il "contratto" che li ha portati a governare. Non entriamo nel merito della gestione dell'economia anche se esperti qualificati avvertono che, in questo settore, volendo - sempre nella caccia al consenso purchessia - dare attuazione a misure demagogiche, potremo avere presto sgraditissime sorprese. Ma alle vicende dell'economia dobbiamo far cenno per osservare la fuga degli investitori stranieri dal nostro paese determinata dalla caduta di prestigio della quale siamo vittime e alla quale le roventi polemiche sui migranti, clamorosamente esplose nei giorni scorsi, stanno dando un forte contributo. Né ci sembra che la rottura che si è determinata con i partner europei accenni a ricomporsi poiché il trio Salvini-Conte-Di Maio continua a rendersi protagonista di una "politica dei ricatti" ("non verseremo più la nostra quota all'Ue ", "porremo il veto all'approvazione del prossimo bilancio comunitario "). Non può, inoltre, essere taciuto il ritorno ad un conflitto con la Magistratura che, riaprendo vecchie ferite, ha nuovamente scavato un solco tra potere politico e potere giudiziario. Non c'è n'era davvero bisogno. E, tuttavia, i fatti hanno dimostrato, senza ombra di dubbio, che certe posizioni, in particolare quelle di Salvini, con la sua "faccia feroce" e con la sua carica di razzismo, piacciono agli elettori, così come la sua politica smaccatamente anti europeista alla quale - va pur detto - i nostri partner, con il loro comportamento nei nostri confronti, hanno dato tutti gli incentivi possibili. Purtroppo c'è una forte discrepanza tra i reali interessi del paese e quello che gli elettori chiedono ai partiti in cambio del loro consenso e chi ha la responsabilità di governare, a caccia del consenso ad ogni costo, fa di tutto per assecondare gli umori meno nobili, e potremmo anche dire più ottusi, dei cittadini. Su questa strada non andremo lontano anche perché di troppi consensi si può anche scoppiare, come la rana di Fedro. 

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