Venerdì 16 Novembre 2018 - 1:04

Preparazione tecnica ma anche “trasparenza”

Opinionista: 

Vincenzo Pugliese*

Una persona come Floro Flores non potrebbe lavorare male. Ma il profilo ideale del commissario di governo è semplicemente e banalmente tecnico. Un vero e proprio burocrate, competente in diritto amministrativo, specializzato nella legislazione ambientale e soprattutto profondo conoscitore delle dinamiche della politica: la mancanza di uno di questi requisiti farebbe compiere un gran balzo nel passato. Oggi, la priorità deve essere solo ed esclusivamente una: attuare il programma per il risanamento ambientale e di rigenerazione urbana del Sin Bagnoli – Coroglio. Come? Facile a dirsi, ma complicato a farsi. Bonifica, conferenza dei serivizi, procedure ambientali, procedimento amministrativo, procedura di affidamento di servizi e contratti pubblici di lavori sono tutti istituti giuridici, per citarne solo alcuni, disciplinati da norme specifiche (alcune addirittura oggetto di revisione parlamentare in questi giorni, come il codice degli appalti) che formano un vero e proprio groviglio legislativo, regolamentare e giurisprudenziale. Pertanto la valorizzazione dei modesti risultati ottenuti nei decenni a Bagnoli può passare solo dalle mani di un tecnico tout court. Far fronte a incarichi urgenti o straordinari non deve servire più a creare consenso elettorale. Declinare, per l’ennesima volta, in termini politici/ partitici il ruolo commissariale sarebbe un grave errore per quello che si definisce “Governo del cambiamento”. La preparazione tecnica, però non basta. La “trasparenza” è fondamentale. L’Italia è il Paese in cui la percezione della corruzione è altissima. E, purtroppo, si intende il conflitto di interesse come una sottospecie di reato. Anche gli “eletti”, come ci consegna la cronaca parlamentare, reagiscono violentemente ad una mera provocazione governativa. Eppure autorevole dottrina individua perfino tre tipi di conflitti (reale, potenziale ed apparente), li distingue dalle fattispecie penali ed elabora i relativi strumenti risolutivi. Che fare? Evitare l’inadeguatezza, come scrivono i giudici dell’inchiesta su Bagnolifutura del Tribunale di Napoli. Allontanarsi dall’“incapacità di realizzare un compito che, in quegli anni, succhiava milioni di euro e teneva in piedi un’intera impalcatura politico-amministrativa”.

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