Mercoledì 14 Novembre 2018 - 15:19

Ma che c’azzecca la Lega con la Campania e il Sud

Opinionista: 

Ermanno Russo*

Le recenti polemiche sul partito unico del centrodestra, con tanto di sbilenche osservazioni che raffigurano una Forza Italia pronta a subire l'Opa della Lega, finendo così per cedere la golden share della coalizione di centrodestra, non sfiorano neanche lontanamente la Campania. Qui il partito azzurro detiene un primato chiaro, netto, schiacciante rispetto agli alleati potenziali e già collaudati dell’alleanza di centrodestra, Fratelli d’Italia e Lega in primis. Non c’è da aspettarsi alcuna novità se non il crollo graduale del fascino pentastellato, esercitato finora su un elettorato volatile e fluttuante, storicamente radicato al Sud e in Campania, rispetto a cui è ragionevole prospettare un ritorno da dove è partito (ovvero Pd e dintorni) ma in parte anche che voglia tentare la via estrema dell’uomo forte, di Matteo Salvini, provando il tutto per tutto e rinnegando in pieno così quell’orgoglio meridionale e meridionalista che in periodi storici diversi e con accenti diversi il Mezzogiorno ha tuttavia sempre ostentato. Che c’azzecca la Lega con la Campania e il Sud? Verrebbe da chiedersi usando un dipietrismo. Cosa potrà mai capire una classe dirigente nordista, la cui leadership è nelle mani di un uomo nato e formatosi nell’alveo culturale e storico della suggestione padana, dei mali del Sud? Chi potrà mai metterci le mani su questioni ataviche come la pervasività della criminalità organizzata, la crisi occupazionale, la dispersione scolastica, l’assenza di politiche attive per il welfare e, ancora una volta, per il lavoro? Potrà mai occuparsene chi è nato in Lombardia o in Veneto? La recente e acuta riflessione su Salvini del filosofo Masullo, del grande filosofo Masullo, ad esempio, non mi trova d’accordo ma neanche mi lascia indifferente. Un passaggio più di altri mi ha colpito e aperto la mente. Mi riferisco a quando Masullo dichiara che “Salvini porta al Sud il senso del potere non condizionato dal diritto”. Ciò che invece non condivido è il fatto che questi possa “sfondare al Sud”. Matteo Salvini è senz’altro un personaggio popolare, capace di creare una narrazione persuasiva e suadente della politica che intende adottare, in grado di slatentizzare il sentimento, o risentimento, oltranzista che è in ciascuno di noi. Ciò appartiene ad una tradizione tutta italiana, spesso rappresentata anche dalla destra, in cui l’arringa sostituisce il buonsenso e si cerca il facile compenso reputazionale in luogo della più faticosa negoziazione tra ciò che davvero si può fare e ciò che oggettivamente non si può fare. È possibile ipotizzare allora che una parte di quello "Spritz" micidiale che ha portato il Meridione d’Italia ad una sbornia elettorale alle Politiche con ben pochi precedenti (leggasi cappotto del Movimento Cinque Stelle nei collegi maggioritari), che una parte - dicevo - di quel cocktail fatto di una tendenza all’anti-politica, di una tendenza anti-renziana e, infine, di una promessa che si chiama reddito di cittadinanza (nella sua stesura originaria, poi sapientemente rivisitata dal ministro Di Maio, che in principio cioè prometteva soldi a fondo perduto per i disoccupati) possa “travasarsi” nella Lega. Ma sarà una piccolissima parte e sarà questa l’ultima spiaggia, il colpo d’ala, di una suggestione populista che in Campania sta già piano piano svanendo. Penso ad esempio alle Regionali del 2020. Prima ancora che alle Europee del prossimo mese di maggio, dove invece la Lega, e magari anche il M5S, potrà ancora tenere per via delle azioni spot sulla chiusura dei porti e dalla sfida lanciata all'Europa sull'immigrazione. Ecco, il voto delle Regionali è solo di facciata un voto d’opinione, perché poi la gente vuole al governo del proprio territorio personale politico che risolva i problemi e non che faccia proclami. Si pensi al dato delle amministrative di giugno scorso, così fortemente in controtendenza nella provincia di Napoli, ad esempio, rispetto a quello delle Politiche di due mesi prima, con i Cinque Stelle indietro del 50 per cento rispetto al voto nei collegi e con la Lega inesistente quasi ovunque. Che significa questo? Sono elezioni paragonabili per intensità e caratteristiche? Certo che no, ma anche le amministrative esprimono una tendenza. La tendenza è quella di eleggere al proprio Comune, o alla Regione, persone competenti e capaci di risolvere i problemi, lasciando che sia il livello nazionale il terminale di pulsioni e tentazioni rivoluzionarie, avveniristiche o di comodo. Cosa spetta allora a Forza Italia? Tenere la barra dritta su politiche riformiste e moderate. Affrontare i problemi delle persone con piglio deciso e non buonista, evitando di rifugiarsi in spot o di ricorrere a tentazioni che semplifichino la complessità delle cose. Alla fine l’elettorato storico dei moderati ma anche quello deluso dalle promesse irrealizzabili delle Politiche le darà ragione.   

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