Mercoledì 26 Settembre 2018 - 6:00

San Paolo, sui nervi prevalga la ragione

Opinionista: 

Giovanni Lepre*

Nei prossimi anni il Napoli calcio giocherà allo stadio San Paolo? O in un comune della periferia? Alla domanda, ammesso che possa farlo in questo momento, c’è solo una persona in grado di rispondere: Aurelio De Laurentiis. Nel frattempo, volente o nolente, il team azzurro deve utilizzare la struttura di Fuorigrotta, con tutte le sue criticità. Preparandosi ad accogliere squadroni come il Psg e il Liverpool, abituati ad ambienti sicuramente più confortevoli, almeno quando giocano tra le mura di casa. L’ultima querelle tra Comune di Napoli e Società Calcio Napoli è recentissima. Secondo i media, tutto era definito per il rinnovo della convenzione, che avrebbe dovuto regolare i rapporti tra i due interlocutori. A far saltare un’intesa che aveva richiesto mesi di travagliato confronto era stato lo “spettacolo” delle macerie da lavori in corso, offertosi agli occhi del presidentissimo partenopeo, recatosi a visionare il campo. A nulla erano servite le rassicurazioni degli amministratori cittadini sulla disponibilità dell’impianto per la prima partita interna col Milan, poi regolarmente disputatasi. De Laurentiis ha ricordato di aver proposto interventi di ammodernamento già da anni e che era stato Palazzo San Giacomo a non permetterne l’esecuzione, riservandosi di realizzarla in proprio grazie a un mutuo di 25 milioni messo a disposizione dal Credito Sportivo. Alla prova dei fatti, l’operazione è poi andata in porto per un finanziamento di appena un milione e 400 euro, sufficiente a rifare solo spogliatoi e tribuna stampa. Il motivo, secondo quanto dichiarato dall’Assessore allo Sport Borriello, è stata la crisi di bilancio, risolta poi parzialmente dal decreto Salva Comuni. Per andare avanti, si è dovuto così ricorrere ai fondi delle Universiadi. Con ritardi inevitabili, a tutto danno degli spettatori, costretti a recarsi in uno stadio ancora privo perfino di servizi igienici in condizioni decorose. Per il bene della città, suggerirei comunque ai duellanti di riporre le armi e trovare un nuovo accordo. Facendo prevalere la ragione sui nervi. In questa vicenda il Comune si comporta come un nobile decaduto che non vuole accettare la sua condizione: perché non affidare a costi ridotti alla società calcistica una concessione quasi secolare, come accaduto a Torino per lo stadio della Juventus? Ma anche De Laurentiis potrebbe evitare sfuriate motivate più da rimpianti del passato che da nuove responsabilità del presente. E, se proprio desidera cambiare minestra, decidersi a farlo. Costruendo il nuovo stadio da quarantamila posti.

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