Martedì 25 Settembre 2018 - 23:53

La “cryptovaluta” e la manina invisibile

Opinionista: 

Michele Di Salvo

Il tema lanciato dal sindaco de Magistris, di una cryptovaluta locale, può essere oggetto di qualsiasi soglia e ambito di satira, anche politica, soprattutto economica, meglio se nazionalpopolare. Soprattutto da parte di chi – sia di economia, quanto di cryptovalute e di comunicazione politica – ne capisce decisamente poco. E passata la calura estiva e i gossip vari ed eventuali, ricominciato il campionato di calcio, anche le tifoserie su questo tema non hanno mancato di scendere in campo. Da un punto di vista della comunicazione politica, la proposta del sindaco di Napoli è in sé un messaggio efficace, che ripercorre tutte le parole d'ordine sin qui proposte da nove anni, prime tra tutte autonomia e indipendenza. Una sorta di "leghismo al contrario", in cui al "Roma ladrona" della vecchia Lega si propone il "Roma affamatrice" (e il "debito ingiusto" è il sigillo di questa linea comunicativa). Un'idea in qualche modo di una Napoli che starebbe meglio se non ci fosse chi la priva (sic!) di risorse indispensabili al proprio sostentamento. Da un punto di vista economico, ovviamente, la soluzione non regge. È un assurdo in sé che non ha alcun valore fondamentale economico. Leggere Felice Balsamo (staffista del gabinetto del sindaco) che afferma – testuale – che "la proposta della valuta si basa sulle nuove forme di economia... se il Pil delle città fosse calcolato sulla forza dirompente e attraente che essa stessa genera... ci sarebbe da rivedere moltissimo in termini di economia e consumi". Va bene che Balsamo sarebbe "esperto informatico", ma per l'appunto non si lanciasse su definizioni tanto micro quanto macro economiche. Almeno per non far decadere questa idea nel delirio più assoluto. Basta riprendere nemmeno un manuale di economia politica, ma anche solo un vocabolario – o come va di moda consultare wikipedia – per capire che: 1. "nuove forme di economia" è fuffa, anche perché qui semmai parliamo di finanza e politica monetaria; 2. "forza dirompente e attraente" non sono misure economiche, e il Pil ha un suo preciso modo di essere calcolato – seppur con una varietà di formule matematiche – e almeno prima di parlare di Pil cittadino bisognerebbe sapere cos'è il "prodotto interno lordo", tutt'altro che dirompente e men che meno attraente; 3. proprio per questo in termini sia di economia, sia di consumi (che sono parte o declinazione dell'economia e non si comprende perché disgiungerli!) non c'è assolutamente nulla da rivedere. C'è poi tanto da dire sul costo, sulla circolazione, sulla utilità, sulla convertibilità, sulla gestione del "capitale" – in portafoglio digitale e in termini di concambio – ma se ne occuperanno i "duecento esperti volontari" (che per la cronaca così tanti, davvero esperti, non ne conta l'Italia intera, ma forse questa cifra è anche la misura di quanto si stia parlando di qualcosa di cui non si sa che poco o nulla, o letto in giro per qualche blog). C'è però un terzo punto – che proprio perché non ha nulla a che vedere né con la comunicazione politica né con speranze economiste risolutive in via miracolistica di un buco di bilancio aberrante – che nessuno ha valorizzato adeguatamente: non ha appeal e non è facilmente vendibile. Ed è il punto della tecnologia che sta alla base di una cryptovaluta. La tecnologia block-chain – ovvero a "catena di blocchi crittografati" - sarebbe davvero rivoluzionaria se applicata dalle "nostre parti". Pensiamo alle multe, alle partecipazioni alle gare d'appalto, alle prove scritte di un concorso pubblico, alle domande per una concessione edilizia, e qualsiasi altra forma di atto o di relazione amministrativa con la macchina comunale. Tutto "chiuso", conseguenziale, bloccato, immodificabile e crittografato, certo nella data, nella firma, nel deposito, nella consegna. Nessuna manina invisibile a notte fonda potrebbe far sparire un documento, cambiare un protocollo, cambiare una prova con un'altra, spostare l'ordine delle pratiche... tutto questo a Napoli, dalla multa per divieto di sosta all'assegnazione di una casa popolare. Ed ecco perché mentre dei primi due aspetti si continuerà a parlare perché portano – comunque – voti e fanno comunque caciara, il terzo punto farà si che non se ne farà nulla: perché questo terzo punto, a chi più a chi meno, i voti li fa perdere, e pure tanti.

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