Giovedì 15 Novembre 2018 - 18:57

Regioni macro e magre, nuove divisioni in vista

Opinionista: 

Ermanno Corsi

Sale la febbre delle illusioni e degli autoinganni. Tutte le volte che ci sembra di aver toccato il fondo, la medicina di pronto intervento ci pare il ridisegno delle autonomie: nuove aggregazioni geografico-territoriali, altri centri  di potere e ulteriori livelli di spartizione delle risorse pubbliche (un male antico: invece di produrne di nuove ci si scontra per accaparrarsi le poche che restano e che vanno impoverendosi sempre più). Via d’uscita l’ingegneria elettorale e istituzionale. Con i vari sistemi di voto, come si è visto anche nelle recenti consultazioni politico-amministrative, non si è guarita la disaffezione dei cittadini verso le urne; con la riforma dell’Articolo Quinto, che ci ha regalato le Città Metropolitane, non si è aiutato Province e Comuni a rendere il Sistema Stato più efficiente o il Paese a produrre di più. *** UNA PAROLA MAGICA. Sta diventando quella che indica nella “macroregione” la via d’uscita da tutti i mali. Un discorso che ha preso il via dalla Sicilia (non le basta di avere uno Statuto speciale che, a detta di molti costituzionalisti, è ora antistorico oltre che fonte di molteplici degenerazioni?) e arriva a Napoli. Le Regioni stanno per compiere cinquant’anni. Se non per tutte, per la Campania il bilancio è largamente negativo. Una nuova aggregazione e dimensione politica possono darle finalmente una ragione plausibile per continuare a esistere? Ne parlò a suo tempo Stefano Caldoro, fresco neopresidente regionale, se ne riparla ora che si è ricostituito il Comitato promotore. *** NAPOLI SALA CALYPSO. Nella Stazione marittima il luogo, che si richiama alla “oceanina dea del mare”, è il più adatto per parlare del Mediterraneo e dei Paesi che vi si affacciano. L’idea di una macroregione ne riunì 20 a Palermo (Africa settentrionale, un po’ di Medio Oriente). Ma subito prese corpo la prospettiva, più credibile, di un aggregato “mediterraneo rivierasco centro occidentale” sui presupposti culturali contenuti nel libro di Renato D’Amico e Andrea Piraino. Meno ideologica, e pervasa da spirito operativo, apparve la macroregione adriatico-ionica. Da una prima riflessione emerge adesso un timore: si sta valutando adeguatamente la perdita di peso e centralità che incombe sul Mediterraneo visto che lo sviluppo dei traffici via mare sta spostando sempre più l’asse degli interessi verso i porti del nord Europa? *** NEL NOME DI FILANGIERI. Non quello di Gaetano -insigne giurista e filosofo, massimo esperto di Scienza della Legislazione - ma del figlio Carlo è nata l’Associazione partenopea che cerca di risvegliare le “coscienze impigrite” dei meridionali. Puntando sull’orgoglio dell’appartenenza storico-territoriale e sulla forza che l’unità del Sud è capace di esprimere, si possono raggiungere obiettivi di progresso che finora la “storica separatezza” ha sempre impedito. Spirito combattivo rivela, su questo piano, il presidente dell’Associazione, Stani Napolano, studioso e appassionato di vicende “sudiste”. Il nome che fa da guida-programma è, appunto, quello di Carlo Filangieri, intrepido generale di Gioacchino Murat, che Il senso dello Stato pose poi al servizio sia del Regno delle Due Sicilie che, dal 1861, del Regno d’Italia. Adesso si auspica una struttura di “governo multilivello” che rafforzi i poteri locali e renda più attiva la partecipazione dei cittadini. *** PROVE DI INCONCLUDENZA. Ci si aspetta sempre che, di fronte a un tema complesso, ogni interlocutore mostri senso di responsabilità. Stupore suscita il Sindaco di Napoli quando si presenta al tavolo dopo l’eccentrica iniziativa della nuova “moneta indipendente” che dovrà affiancare, come aggiuntiva, l’euro in vigore. Napoli sarà così “autonoma” e potrà cancellare, dal suo bilancio, il debito “contratto dallo Stato” per post terremoto e rifiuti. Ma dove sarà spendibile, la cripto valuta, se non nell’androne di Palazzo San Giacomo sempre che un lampione non caschi sulla testa di chi si presenta, e che lo sportello delle operazioni sia garantito direttamente dal conto privato di Luigi de Magistris? Ricordiamo la “Banda degli onesti”, di Totò, Peppino De Filippo e Giacomo Furia, che agiva nella falsificatrice tipografia di Lo Turco? Già nel 2012 furono stampati i “Napo”: 10 milioni di copie che per fortuna non arrivarono ai preventivati 70 milioni per il voltafaccia dei commercianti che non vollero essere presi in giro. Povera Partenope! È questo il “nuovo umanesimo” che deve pilotare la rivoluzione del Sud? Con queste premesse, continuerà ad avere ragione Eduardo quando dice che il presepe è bello, ma i pastori non funzionano! *** FEDERALISMO VERO E FALSO. Spirito risorgimentale sostenuto da un forte pensiero laico e liberale, Carlo Cattaneo accompagnò la formazione dello Stato unitario pensando alla “alleanza solidale delle intelligenze”. Obiettivo gli Stati Uniti d’Italia nel pieno esercizio della libertà (“una pianta dalle molte radici di cui nessuna va tagliata”). La libertà fondamento e principale motore del progresso economico-sociale. Nel secondo ‘900 Gianfranco Miglio, allora ideologo della Lega, pensava allo Stato confederale delle macroregioni facenti capo a un apposito Senato. Ma ruppe con Umberto Bossi quando si accorse che la sua idea serviva solo per segare l’Italia in tre Repubbliche contenenti “macro” regioni al Nord e “magre” regioni al Sud. *** LA SECESSIONE DEI RICCHI. È questo lo scenario del terzo millennio? Per Gianfranco Viesti, socio- economista di prestigio, sembra inesauribile la vocazione della politica ad alzare sempre più l’asticella della confusione.

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