Venerdì 17 Agosto 2018 - 3:12

“Rispetto” per la Sanità, un piano antiviolenza

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Che la Sanità, in Campania, fosse il più complesso e problematico comparto, esposto a rischi di varia natura, di cui purtroppo a pagare le conseguenze sono utenti, cittadinanza, operatori del settore, medici, paramedici e personale sanitario, lo si sapeva da tempo. Ma che si arrivasse a un bollettino quotidiano di aggressioni a coloro che vi operano, tra storiche difficoltà, nessuno, neanche il più pessimista, lo avrebbe immaginato. Spesso la cronaca, piena di fatti e vicende negativi, che avvengono nell’arco di un giorno, abitua - un aspetto questo più sconfortante del nostro tempo - a una sorta di assuefazione, come se ci si rassegnasse a una sorta di fatalistica condanna. Intanto un modo per non rassegnarsi è di non smettere mai di ricordare, con sdegno, questa barbarie: 40 aggressioni, dall’inizio dell’anno, un’autoambulanza circondata davanti una discoteca da una ottantina di persone e bersagliata da calci e pugni, a Giugliano una dottoressa è aggredita per un pretestuoso addebito da parte di un parente di una malata; infermiere malmenato nell’ambulatorio di Dermatologia del San Gennaro, infermiere aggredito da un paziente: aggressioni ad autisti di ambulanze, un paziente picchia personale di un’ambulanza non condividendo il suo trasferimento in un ospedale lontano dal suo quartiere. Stessa scena giovedì scorso al Cardarelli. Peggio della giungla. Alla base di quanto accade sicuramente c’è una disposizione alla violenza, a farsi giustizia da sé, anche per vicende più insignificanti, derivanti per lo più da una diseducazione familiare e da contesti ambientali critici. Ma su tutto c’è, però, qualcosa di molto più grave: un mix di mancanza di rispetto, di sfiducia, un pregiudizio verso un comparto, che, anche se spesso merita più di qualche critica e con ragione, merita però apprezzamento e comprensione per difficoltà ataviche. Non dimentichiamo che in questi luoghi spesso si trovano a dover interloquire tre, quattro soggetti, esposti anche ad ogni critica: il medico, in primis, costretto ad agire in situazioni non sempre ideali di cronica emergenza, il malato, di per sé fragile e vulnerabilissimo, i parenti, stressati per conciliare impegni personali con orari ospedalieri e ambulatoriali, non parliamo poi degli infermieri, soggetti a turni faticosi. In tale contesto è intuibile una maggiore esposizione al rischio. Stando cosi le cose, il mondo dell’informazione può fare molto in direzione di un decisivo recupero di fiducia verso la Sanità, senza il quale non si arriverà mai a fronteggiare una violenza contagiosa. Per farlo, il suo impegno promozionale va accompagnato, all’interno delle strutture sanitarie, con ulteriori sforzi - più di quanto già oggi si faccia - nel seguire il “decalogo della cortesia, della disponibilità e della efficienza”, le armi giuste per recuperare rispetto e fiducia. Naturalmente puntando da subito su un articolato piano antiviolenza, fondato su una maggiore vigilanza. Inutile aggiungere che, mai come oggi, sarebbe oltremodo prezioso, in questa battaglia di civiltà, il coinvolgimento del neo assessore regionale alla Sicurezza Franco Roberti, che ha ottenuto, in trincee ben più impegnative, risultati esaltanti.

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