Domenica 17 Dicembre 2017 - 14:57

Agricoltura: la Regione ignora la storia del Sud

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Al tempo dell’unificazione - non è una novità - i primi governi del Paese si distinsero per una politica non favorevole al Sud, penalizzato in tutti i progetti di infrastrutturazione. Lo scotto però maggiore lo pagò il settore agricolo, a causa delle leggi protezionistiche in favore delle industrie del Nord, cui seguirono nel Mezzogiorno inevitabili ritorsioni nelle esportazioni dei prodotti. Successivamente non andò meglio sotto il fascismo, votato a un’assurda scelta autarchica. Meno che meno nel dopoguerra con la “dimezzata” riforma agraria della Dc. Il colmo si raggiunse verso la metà degli anni Ottanta, con la presidenza Prodi all’Iri, che si “liberò” di un patrimonio prezioso nel settore dell’Agroalimentare, scorporando un’azienda leader, fiore all’occhiello del Meridione - come la Sme - con una sciagurata svendita “spezzatino”. Si ridusse così un gigante in tanti pigmei. Insomma, al Sud, per l’agricoltura non solo non vi è mai stata una strategia degna delle sue enormi potenzialità, ma si sono collezionati storici errori. Senza aver insegnato nulla. L’ultima riprova viene dalla Regione Campania, alla ribalta per il peggiore utilizzo dei fondi europei rurali. Per avere solo un’idea approssimativa di quanto accaduto: su una somma complessiva disponibile di 215 milioni, sono stati impiegati in un triennio, appena 3, 3 milioni per ogni anno. Bazzecole, “pinzellacchere” rispetto alla portata delle sfide. Un disastro da suscitare forte indignazione, considerando che, per questo comportamento, da anni siamo relegati a fanalino di coda del Paese. Di fronte a ritardi di tale gravità non ci possono essere né alibi né ipocrisie di sorta. È tempo che qualcuno paghi, come avviene nei paesi più civili, dove le responsabilità non si assumono soltanto per avere scatti di carriera da capogiro (possibile che in Campania un dirigente prenda 200mila euro all’anno?), ma per rendere un leale, utile servizio al Paese. Stando così le cose, solo dei folli possono pensare di colmare il divario plurisecolare con il Nord. Una volta eravamo vittime dello Stato centralista, oggi degli “staterelli- Regione” impegnati solo a favorire poteri personali e cordate di “satrapi”. Che, invece di rapportarsi ai bisogni della società, capirne le problematiche vecchie e nuove, vivono nelle “stanze dei bottoni”, attenti solo a far quadrare equilibri di potere e di clientele. Quando la classe dirigente, politica e civile, si deciderà a imparare la lezione pagata a caro prezzo dal Sud dai tempi dell’unità, invertendo una rotta, che continua a fare dell’agricoltura, l’eterna Cenerentola? Smettiamola con le ciniche promesse di cambiare le molte cose che non vanno, sapendo che non si cambieranno mai, perché manca la volontà per farlo, anche per un intreccio di opposti e molteplici interessi. Il Governatore De Luca non incanta più: invece di dire, in questi giorni, che sono pronti 180 milioni di fondi europei, meglio avrebbe fatto a dar conto dell’ultimo rapporto trimestrale, in cui si certifica uno stato di avanzamento addirittura del 5,3%. Parli meno in tv o a… “reti unificate” e provi piuttosto a fare i fatti.   

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