Giovedì 24 Gennaio 2019 - 2:14

Altro che autonomia, il Sud vuole i Lep

Opinionista: 

Pasquale Clemente

Invece di reagire istericamente contro la vergognosa richiesta di Zaia sull’autonomia fiscale (i soldi restano in Veneto e il resto morite di fame) dobbiamo fare delle premesse. Anzitutto Zaia e i suoi sponsor, tipo Salvini, dovevano chiederla 70 anni fa l’autonomia, quando in Veneto si moriva ancora di pellagra e la Campania accoglieva migliaia di rifugiati veneti, magari ricordando l’ultima guerra; oppure dovrebbe prima restituire i danni per la morte di milioni di 18enni meridionali a causa della assurda guerra per il Veneto italiano, che avremmo fatto meglio a lasciare all’Austria. Ecco, un’altra questione, non si capisce per quale motivo il Pd invece di seguire il modello Milano debba abbandonare la battaglia per stabilire i livelli essenziali delle prestazioni (abbreviato in Lep). Cosa ha spinto il partito di Renzi a diventare razzista e a non avere parlamentari a Roma (lasciamo da parte la penosa questione De Luca, uno scandalo lui, i suoi figli e i suoi comparielli)? Per quale motivo il Pd non ha mai fatto una lotta per imporre e dare attuazione ai Lep, cioè quelli che l'articolo 117 secondo comma, lettera m) della Costituzione della Repubblica Italiana vuole che vengano garantiti su tutto il territorio nazionale? Il motivo è che se si stabilissero i Lep Zaia dovrebbe restituire parte del bilancio regionale che spreca e spende in maniera illegale, il compito della definizione dei Lep spetta esclusivamente allo Stato, ma la loro realizzazione compete oltre che allo stesso Stato ai diversi enti territoriali, ovvero alle regioni, alle province ed ai comuni. I Lep da venti anni non sono mai stati stabiliti, il frutto di una politica razzista che sta mettendo in ginocchio il Mezzogiorno e su cui i Cinque Stelle dovrebbero battersi, messo nel conto che il Pd è un partito nordista, razzista e che ormai guarda a Milano, ovvero a una città che vive da venti anni di trasferimenti di denaro pubblico del Sud (per fare Expo, Olimpiadi invernali e ogni cazzata viene in mente alla classe politica che di volta in volta la governa, di qualsiasi schieramento). Ormai non esistono sinistra e destra in Italia, esiste il Nord razzista, a cui guardano Pd e Lega, e il Sud emarginato che reclama i propri diritti inutilmente. Per essere correttamente compresi i Lep vanno necessariamente inquadrati nella vasta e complessa riforma che in Italia, con la legge costituzionale numero 3 del 2001, ha travolto il Titolo V della Costituzione, la riforma con cui, abbandonando la concezione sostanzialmente centralistica dell'amministrazione statale, si è passati ad un sistema razzista in cui sono state fortemente potenziate le autonomie territoriali, del Nord, le province ed i comuni. Il tutto mai attuando il principio di sussidiarietà recepito dalla sempre più presente normativa europea. La forte autonomia di cui godono ora le Regioni e gli altri enti prima ricordati ha tuttavia spinto il legislatore a prevedere una serie di strumenti volti a garantire non solo una sostanziale unità nazionale ma anche la presenza, su tutto il territorio, di servizi capaci di rispondere alle esigenze fondamentali del cittadino, salvaguardando cioè i livelli essenziali delle prestazioni soprattutto nel settore dei diritti civili e sociali. Una corretta determinazione dei Lep parte dall'individuazione dei diritti civili e sociali che si intendono garantire su tutto il territorio nazionale. Questi sembrano potersi ricondurre essenzialmente a tre ambiti: diritti connessi all'istruzione ed alla formazione; diritti connessi alla salute; diritti connessi all'assistenza sociale. Non è tuttavia corretto il riferimento in astratto a tali diritti bensì, nel nostro caso, occorre individuare puntualmente le prestazioni che si ritiene li possono soddisfare. Quindi, e qui sta il compito del legislatore, bisogna precisare quali siano le prestazioni afferenti alla compiuta realizzazione di un determinato diritto civile e sociale, chi sia il soggetto (od i soggetti) tenuto ad organizzarla e a realizzarla, quale debba essere il livello ritenuto come minimo od essenziale di quella data prestazione e quale debba essere il suo costo standard. Allo Stato quindi compete la definizione dei criteri cui attenersi nel definire il livello minimo atteso: alla Regione ed agli altri soggetti autonomi (Province, Comuni, istituzioni scolastiche etc.) competerà invece di fornire la prestazione specifica a favore dell'utenza. Nulla impedisce ovviamente a tali ultimi soggetti di ampliare il livello essenziale fornendo prestazioni qualitativamente o quantitativamente superiori. Ciò che è importante è che, a livello nazionale, non vi siano regioni nelle quali non si raggiunga il necessario livello minimo. A tal fine lo Stato potrebbe anche prevedere degli interventi finanziari perequativi.  

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