Domenica 16 Dicembre 2018 - 5:55

Anomalia da eliminare: Svizzera senza migranti

Opinionista: 

Gerardo Mazziotti

È nel centro dell’Europa, a nord delle Alpi, tra la Francia, la Germania, il Liechtenstein e l’Austria. Ma non fa parte dell’Unione Europea, men che meno dell’Euro, che è forte come il suo Franco che i milionari di tutto il mondo comprano come bene rifugio. È un Paese tra più antichi del mondo perché vide la sua nascita nel 1291 con l'alleanza di tre Cantoni. Oggi sono ventisei. È famoso per le banche, il cioccolato e gli orologi. Ed è uno dei Paesi economicamente più prosperi del mondo. Due terzi della forza lavoro sono attivi nel settore terziario e circa un terzo nel secondario. I suoi 8 milioni e mezzo di abitanti hanno un reddito pro-capite pari a 80.275 dollari l’anno, a fronte del reddito pro capite degli italiani di 27.700 euro (quello dei siciliani è di appena 17.700 euro) Si tratta della Svizzera, il più piccolo Paese europeo con i suoi 41.285 kmq. Poco meno del doppio della Lombardia. Famosa soprattutto per la sua neutralità, che l’ha vista estranea alle tante guerre che si sono combattute nel vecchio continente, comprese quelle Mondiali del 1914 e del 1939, che ha coinvolto i lontani ragazzi americani ma non gli svizzeri. Una neutralità rispettata financo da Hitler, che invase l’Europa dalla Francia alla Norvegia ma si astenne dall’entrare nel territorio della Confederazione Elvetica che avrebbe potuto occupare in un paio d’ore con una divisione corazzata di panzer. Ma non la rispettò quell’altro guerrafondaio di Napoleone che nel 1799 la trasformò in un teatro di battaglia con gli austriaci accorsi nella Confederazione per scacciare i francesi. I media e i tantissimi talkshow quotidiani delle varie emittenti televisive non ne parlano mai. La ricordano solo in occasione dei referendum che gli svizzeri adottano con una certa frequenza, di qualche incontro internazionale di calcio e di qualche problema giudiziario riguardante il cittadino svizzero Carlo De Benedetti, editore di Repubblica e dell’Espresso, tessera numero 1 del Pd. Ma i media italiani non si domandano come mai questo Paese multietnico, dove si parlano il francese, il tedesco, l’italiano e il romancio (lingua ufficiale dal 1938) è del tutto estraneo al problema della migrazione che vede gli Stati europei, e anche la Chiesa di Bergoglio, su posizioni contrapposte. Tant’è che nessun migrante è stato accolto dalla ricca Svizzera. Sul suo comportamento verso gli stranieri Franco Brusati ha girato nel 1973 il bellissimo film “Pane e cioccolata”. Narra la vicenda di un cameriere ciociaro, interpretato da Nino Manfredi, che, dopo tre anni trascorsi in Svizzera nell'affannosa ricerca di un'occupazione dignitosa, viene assunto da un prestigioso ristorante, che lo licenzia quando si accorgono che è italiano e senza permesso di soggiorno. Ma il cameriere non si dà per vinto e, nonostante risieda nel paese come clandestino, cerca di risalire la china. Decide di tingersi i capelli di biondo e di cercare di "integrarsi" con gli svizzeri. In un bar gli capita di assistere a una partita di calcio Svizzera- Italia trasmessa in televisione continuando, seppur alquanto goffamente, a recitare la parte del biondo elvetico, fino a quando ad una rete della squadra italiana è incapace di trattenere la gioia irrefrenabile, esplode in un urlo liberatorio. E viene espulso. Perciò i migranti di mezzo mondo vanno a Riace, il piccolo e povero paese calabrese, famoso per i Bronzi, le mirabili statue greche rinvenute nei suoi fondali marini, restaurate ed esposte nel museo archeologiche di Reggio Calabria. E famoso, da qualche tempo, per il “Modello dell’Accoglienza”, inventato dal suo sindaco Mimmo Lucano (arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) e che Roberto Saviano, non nuovo alle sciocchezze (demenziale quella della montagna di rifiuti alta 18mila metri, il doppio dell’Everest, costruita dalla camorra casalese, protagonista di Gomorra) Saviano lo considera un paradigma da proporre all’intero pianeta. Siamo in molti a pensare che l’Unione Europea dovrebbe ricordare alla Svizzera che è un Paese europeo e che, come tale, deve farsi carico del problema dei migranti. 

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