Martedì 13 Novembre 2018 - 6:55

Bassolino assolto, restano i suoi flop

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Da tempo, ogni qualvolta si parla del declino inesorabile di Napoli, molte delle cause e delle motivazioni storiche si fanno partire o dal periodo vicereale o dalla fallita rivoluzione del 1799, che mandò al patibolo il fiore fior della intellighenzia illuminata. Giusto. Sarebbe, però, anche opportuno ripartire da qualcosa di più vicino a noi, ad esempio da Bassolino. Ci fa molto piacere che egli stia collezionando una serie di assoluzioni. Ma con questo non può presumere che le assoluzioni della magistratura valgano a dargli quella politica: improponibile e da sindaco di Napoli e da presidente della Regione. Del primo periodo vorremmo ricordare l’inizio del disastro Bagnoli che dura tuttora, il mancato insediamento, verso la fine del 1990, nell’area Est degli imprenditori romagnoli guidati da Montezemolo, il tradimento delle periferie, rimaste come prima. E la sua decisiva responsabilità nella candidatura e vittoria della Iervolino a sindaco, un decennio universalmente giudicato il più dannoso. Sterminata, invece, è la letteratura dello sperpero della Straregione dell’ex governatore. Ecco qualche cifra “dolomitica”: si va dai 962.506 euro e 26 centesimi nel 2004 bruciati per le sole “spese di rappresentanza del presidente della giunta regionale” ai 700 consulenti chiamati nel 2008 per un costo di 30 milioni di euro; agli 11 milioni a Città della Scienza, luogo cult dell’era bassoliniana, poi ridotta a cenere non si sa ancora da chi. Ma il periodo dello scialo a gogò tocca il suo picco tra il 2000 e il 2005, quando, con una media annua da far invidia a una holding finanziaria, si acquisirono quote di ben 6 società all’anno, la cui sola fase iniziale costò alle casse regionali ben 116 milioni di euro di cui 73 milioni solo per la partecipazione al capitale. Società che, nel solo biennio 2004-2005, produssero perdite d’esercizio per 43 milioni di euro, rispetto ad appena 7 milioni di euro di utile. Non dissimile lo scenario della Sanità campana, una “Himalaya” di debiti per 7 miliardi e 623 milioni di euro, con uno stanziamento nel 2003 di 500mila euro per creare la Soresa (Società regionale per la gestione del debito sanitario); operativa solo nel 2005, quando la giunta mise sul piatto un altro milione per il suo funzionamento. Un ritardo che fece lievitare il debito sanitario di altri 150 milioni di euro per onorari, spese legali e interessi di mora per i pignoramenti richiesti dai fornitori. Come commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania, Bassolino aumentò gli emolumenti riconosciuti ai dirigenti del commissariato, e inseriti sotto la voce “spese generali”, dai 250mila euro del 2000 a un milione e 140mila euro del 2003. Che dire di più? Lo ripetiamo, tanto di cappello per le assoluzioni, ma quanto da noi detto e documentato fa parte di qualcosa che non si può dimenticare. Vale la pena ricordarlo, sapendo che spesso la nostra città difetta di memoria. Abbiamo letto che lui è molto amareggiato perché questo radioso verdetto è passato sotto silenzio. È un buon segno: vuol dire dire che non tutti sono smemorati.

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