Sabato 22 Settembre 2018 - 10:19

Basta proclami ora servono i fatti

Opinionista: 

Giuseppe Cacciatore

I giornali, le televisioni, i social stanno dedicando, com’è giusto che sia, largo spazio alla terribile e drammatica vicenda del ponte crollato di Genova e della morte di tante persone ignare della sorte che le attendeva. Non voglio qui ripetere considerazioni, analisi, pareri di tecnici, ingegneri e architetti (scientificamente inappuntabile e al contempo piena d’amore per Genova una intervista di Renzo Piano), statistiche, proposte e, purtroppo, infinite e vergognose diatribe tra i rappresentanti del governo e delle forze politiche che lo appoggiano e un PD palesemente diviso e bloccato dall’ingombrante presenza del vecchio segretario Renzi e da un nuovo segretario espressione della precarietà e dell’incertezza, sia pur generosa, della linea politica. Abbiamo così assistito, mentre soccorritori, pompieri e militari tentavano di strappare alla morte vite umane, all’indecorosa bagarre tra il vicepresidente Di Maio e Renzi, incapaci di volare alto e di individuare, in un momento così tragico per la vita non soltanto di Genova, ma dell’intero paese, una comune linea d’azione. Sono, infatti, venute al pettine realtà e verità da far tremare le vene ai polsi a un governo che finora sta basando i suoi successi su proclami roboanti e su poche decisioni concrete, visto che ogni proposta del famoso contratto di governo viene subito congelata e rimandata in attesa che i due vincitori delle elezioni trovino un accordo. È il caso della Tav, del gasdotto transadriatico, dell’Ilva di Taranto, della flat tax, del taglio delle pensioni, del reddito di cittadinanza e si potrebbe ancora continuare. A questo quadro si aggiungono le inaudite frasi del presidente del consiglio che, nel riproporre l’intento di revocare la concessione alla Società Autostrade, afferma che in tal modo si evitano le lungaggini della giustizia. Il che sarà pure vero e spetta al Parlamento e al Csm affrontare il problema, ma non al potere esecutivo che non può sostituirsi ai giudici, pena una pericolosa invasione di campo e una ulteriore preoccupante ferita ai fondamenti della democrazia. Insomma, come ha opportunamente osservato Michele Prospero, al populismo mediatico e alla “degenerazione della comunicazione istituzionale” si corre il rischio di aggiungere il “populismo penale”. Si vada, allora, al di là delle roboanti e teatrali dichiarazioni e si colga la radice vera della situazione: si costituisca immediatamente una task force (esercito, pompieri, prefetture, tecnici ed esperti in infrastrutture, docenti universitari, ordini professionali, CNR) che affronti una grave situazione di rischio che, a detta del CNR, riguarda almeno 10.000 ponti in calcestruzzo che hanno più di 50 anni. Ma neanche la sinistra cosiddetta riformista e moderata esce bene da questa situazione. Come al solito essa mostra di avere la vista corta e così si impegola in inutili diatribe sui tempi e sui modi della revoca della concessione ad Autostrade e sulla contrarietà manifestata qualche anno fa del M5Stelle alla soluzione alternativa al Ponte Marconi, la cosiddetta “Gronda”. Ma quasi nessuno a sinistra – innanzitutto quella deBasta l PD che appare sempre più sbiadita e sbandata, ma anche quella dei piccoli partiti, gruppi e movimenti che si perdono in una interminabile e purtroppo inutile lotta per la leadership - ha il coraggio di avviare una analisi critica ed autocritica di ciò che significò la sbornia blairiana del ridimensionamento del settore pubblico e dello smantellamento progressivo delle aziende di Stato e dei servizi nazionalizzati (dai trasporti, alla viabilità, dalla telefonia, ad alcuni settori strategici dell’industria automobilistica e di quella manifatturiera e ai non pochi tentativi di riduzione progressiva del Welfare.

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