Domenica 19 Novembre 2017 - 11:01

Basterà la Sicilia a cambiare tutto?

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

È una strana storia. All’improvviso tutti hanno scoperto l’acqua calda: se il centrodestra è unito, non ammicca alla sinistra ed è chiaramente riconoscibile, vince. Benvenuti. Come sovente accade, però, gli ultimi arrivati vogliono essere più realisti del re. Ora sono pronti a giurare che Berlusconi, Salvini e la Meloni dopo la Sicilia si preparano a vincere anche le Politiche. Calma. È un film che non trova riscontro nei numeri. Se si analizzano i dati, infatti, si scopre che sull’isola gli elettorati sono rimasti fermi al 2012. Quando vinse Crocetta, il Pd era al 13,4%; domenica scorsa ha preso il 13,2%. Il centrodestra si divise: Musumeci e Micciché conquistarono il 25% e il 15%, gli stessi voti che - sommati - hanno consentito all’uomo voluto da FdI di diventare governatore. La candidata della sinistra radicale, Marano, prese il 6,1% contro il 6,2% di Fava. Se a questo aggiungiamo anche gli stessi astenuti (+1%), emerge il quadro immobile di una Sicilia rimasta uguale a se stessa. O quasi. Sono due le novità: il centrodestra è tornato unito e il M5S ha guadagnato una valanga di consensi ai danni del Pd grazie al voto disgiunto (che alle Politiche non sarà permesso). Tuttavia, ci sono alcuni aspetti da considerare. Il primo: è vero, il voto in Sicilia è un test nazionale e serve a dare la misura del trend col quale arriveremo alle Politiche. Ma è altrettanto vero che è esagerato pensare di copiarne e incollarne l’esito alle elezioni nazionali. Ciò per svariate ragioni, non ultima il passaggio di numerosi personaggi da Crocetta a Musumeci. Il secondo punto è invece una domanda che resta senza risposta: per quale diavolo di motivo Fi e Lega hanno votato col Pd una legge elettorale che rischia di creare la palude senza un vincitore? Come mostra il risultato siciliano, infatti, un qualsiasi premio di maggioranza alla coalizione sarebbe bastato a far stravincere il centrodestra. È questo lo snodo politico decisivo. Chi sta celebrando i funerali politici di Renzi fa i conti senza l’oste. Grazie al Rosatellum bis, il Pd può sperare ancora di rientrare nella stanza dei bottoni dalla finestra, pur non avendo i voti per farlo. Tutto dipenderà da Berlusconi, che se anche avesse una maggioranza (cosa tutt’altro che scontata) non avrebbe alcun obbligo di governare per forza con Salvini. La legge elettorale, infatti, non prevede l’indicazione di candidati premier, né programmi comuni. Finita la partita elettorale, ne inizierà subito un’altra al Quirinale. Dove gli elettori non conteranno nulla. Se il centrodestra vorrà davvero riconquistare i voti persi in questi anni, non solo dovrà avere un programma concreto e chiaro, ma dimostrare con i fatti che mai più sosterrà governi targati Pd. Il cartello elettorale non basta: serve una seria alleanza politica e programmatica alternativa alla sinistra. La ridefinizione dell’identità del centrodestra è oggi lo spettro che turba i sonni dei cultori del politicamente corretto, dei sostenitori di quelle intese innaturali che in questi anni sono state benzina nel motore di Grillo. Insomma, gli italiani (quei pochi che ancora votano) sono disposti a dare fiducia a un centrodestra rinnovato, ma ora ci vogliono i contenuti. Nei prossimi 5 anni saranno necessarie scelte difficili, verranno al pettine tutti i nodi della disastrosa politica renziana. A iniziare dai quasi 300 miliardi di debito pubblico aggiuntivo prodotti in questa legislatura, 20 miliardi di aumenti Iva lasciati in eredità all’Esecutivo che verrà, il peggior tasso di crescita in Europa e un sistema bancario tutt’altro che in sicurezza. Cosa intende fare in proposito il centrodestra? Senza questa chiarezza, vincere rischia di essere un’ambizione troppo grande.  

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