Mercoledì 20 Settembre 2017 - 0:36

Bravi tutti, la maturità è al pari della Juve

Opinionista: 

Italo Cucci

Ecco il Napoli sulla via della perfezione. Il Bologna gli presenta il conto per il 7-1 d’antan, scegliendo un’opposzione mobile, un contropiede aggressivo e i migliori in palla. Vedi Verdi. La risposta degli azzurri, a parte un paio di splendide parate di Reina, mai isterica, paziente, matura; la maggior qualità disciplinata e non solo esibita, narcisismo azzerato, cinismo di classe: così viene piegato un bel Bologna, prima da Callejon, con rabbia, poi da Mertens, con fredda lucidità, ed infine da Zielinski, nel ruolo di portafortuna. E tornano le vecchie feste del gol. Così il Napoli “tiene” Juve e Inter e s’affaccia fiducioso all’Europa. Sapete qual è l’immagine più significativa della domenica? Bonucci nella fase conclusiva dell’umiliante strapazzata inflitta dalla Lazio (da Immobile) al Milan. Bonucci immobile, se mi passate il gioco di parole. Insomma: fermo, fulminato, accigliato, incapace di spiegarsi il disastro cui ha fattivamente partecipato rinunciando alle sue ben note qualità agonistiche. E infatti andava chiedendo spiegazioni agli avversari increduli di aver messo sotto il gigante del mercato proprio davanti agli occhi di un controllore cinese dall’aria inquieta, anzi minacciosa. Le chieda a Montella, le spiegazioni; magari insieme a Donnarumma che quei quattro gol li ricorderà tutta la vita. Sempre che il triste tiro al piccione non si ripeta. Chissà come c’è rimasto male Raiola. O bene?Ma parliamo di calcio vero, non di questa febbre di 4-3-3 e 4-2-4 che ha preso i signori della panca, certo invidiosi di Sarri che con quel modulo diverte e si diverte, avendo costruito una squadra che gioca a memoria, pur correndo rischi che non piegano il morale dei suoi funamboli sparagol. Parliamo di Spalletti, tanto per confermare che quando si parla di lui come “valore aggiunto” all’Inter Rinascente non si sbaglia. Fan bene gli interisti a godersi il terzo successo consecutivo, e non perché i nerazzurri hanno spezzato le reni alla Spal, coraggiosa ma fuori misura per l’Inter. Fanno bene perché la Beneamata sta risvegliandosi dal letargo, sta ricostruendosi dalle macerie lasciate da un plotone di tecnici che fanno rimpiangere giorno dopo giorno Mourinho, al quale lo scaltro Spalletti ha dedicato un peana ruffiano per le sue memorabili imprese ma anche per l’insegnamento lasciato ai qualunquisti: la difesa è la prima necessità, il resto n’è conseguenza. Capito? L’Inter fa miracoli con Icardi, l’argentino che ha commesso un solo errore, in carriera: preferire la maglia albiceleste a quella azzurra; con Perisic, trattenuto a viva forza per mostrare finalmente quanto vale; con Borja Valero, uno degli ultimi a far capire che nel calcio non bastano i piedi, ci vuole anche cervello; con un quartetto difensivo che sta crescendo in armonia partita dopo partita. Si dirà: possono bastare tante virtù per frenare l’Armata Bianconera? Rispondo: dipende da Allegri. Se l’ottimo tecnico della Juve insiste nel tenere Dybala in panchina la sua squadra è pur forte, non irresistibile; tanto che all’ingresso della Yoya sembra un’altra, quella che meriterebbe davvero una Champions. Il rapporto Allegri- Dybala rimane un mistero da quando il giovane fenomeno è arrivato a Torino. A quelli che lo paragonano a Sivori vorrei dire - con cognizione di causa - che sì, come Omar, Paulo soffre le paturnie dell’allenatore: lui fa panchina per volere di Allegri, El Cabezòn ci stava per la gelosia di Heriberto Herrera detto “Accacchino” (Helenio era “Accaccone”). Ma un giorno fuggì….  

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