Domenica 15 Luglio 2018 - 20:47

Città della Scienza è l’anima di Bagnoli

Opinionista: 

Severino Nappi*

Dire la propria è un diritto ma, in certi casi, anzitutto un dovere. Specie quando si tratta di lanciare una proposta per il bene della propria città.Su Città della Scienza e, più in generale su Bagnoli, non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia, non possiamo e non dobbiamo spegnere i riflettori. Napoli non se lo può permettere. Il Mezzogiorno non lo merita. Nei giorni scorsi con l’Associazione Nord e Sud, di cui sono fondatore, abbiamo deciso di dare maggiore visibilità a quello che diciamo da tempo e che, soprattutto, ci sembra di buonsenso: riaprire il tavolo istituzionale sul rilancio di Bagnoli ripartendo dal progetto contenuto nell'accordo di programma che siglammo nel 2014 quando c'eravamo noi al Governo di questa Regione. Dopo di allora, dopo quel passo, che fu - appunto - di buonsenso, i capricci di un sindaco inadeguato, accompagnati dall’ignavia di De Luca e dall’indifferenza di Renzi, hanno dapprima rallentato e poi fatto dimenticare la ricostruzione dell'area di Città della Scienza andata in fiamme il 4 marzo del 2013. Abbiamo discusso con tutti quelli che c'erano dal primo giorno in cui il nuovo polo museale di Città della Scienza ha mosso i primi passi, senza guardare al colore politico delle proposte. Abbiamo ricordato che i soldi per ricostruire - 34 milioni di euro - ci sono già, perché come Regione facemmo la nostra parte. Abbiamo fatto presente che, se i lavori fossero iniziati quando noi li abbiamo programmati, il plesso sarebbe stato inaugurato il primo ottobre di quest'anno. E, invece, ad oggi, non una sola pietra è stata ancora messa in cantiere. De Magistris, caparbiamente quanto immotivatamente, si è opposto alla ricostruzione dello science centre nel perimetro del progetto di rilancio di Bagnoli. Ed il risultato, dopo 5 anni, è sotto gli occhi di tutti. Città della Scienza è commissariata, i suoi lavoratori stentano ad essere pagati e soprattutto gli ambiziosi progetti che, per decenni, sono stati presentati lì, ora sono per lo più fermi. Mi riferisco al prestigio internazionale che questa straordinaria realtà si è guadagnata, con fatica, anche grazie al sostegno delle Istituzioni, quelle responsabili. Penso alle sinergie internazionali che hanno attirato l’attenzione, attraverso centinaia di scienziati di tutto il mondo, di imprese internazionali su di una Napoli diversa dalla pizza e dal mandolino, ma capace di aggregare nel nome del progresso e della tecnologia. Penso a un lavoro interrotto dopo Corporea, ultimo gioiello, da noi voluto e finanziato. Penso a un futuro che - ironia della sorte - vedo sempre più remoto perché beffato da qualcuno che rivolge il proprio sguardo al passato e alla conservazione, impedendo di farlo rinascere. La ricostruzione del plesso distrutto e il rilancio delle attività di Città della Scienza la riporterebbero non solo tra le eccellenze italiane in materia di cultura, innovazione, sviluppo e sperimentazione, ma servirebbero ad offrire a Napoli respiro internazionale anche in questo campo. Per non parlare delle integrazioni possibili e tutte sul tavolo da concordare con il nuovo Governo e con il supporto della Regione Campania: a partire dalle opportunità che le misure sulla Zona Economica Speciale e di Industria 4.0 possono offrire a quest’area grazie ad un attrattore di imprese come Città della Scienza. Finché non si comprenderà che la strada è quella della ricostruzione in sito rapida e del rilancio delle attività - utilizzando strumenti e risorse che peraltro sono già disponibili - non si andrà da nessuna parte. Perché il progetto per il rilancio di Bagnoli ha bisogno di un'anima, di una identità e di una connotazione precisa, che non può che essere rivolta ai giovani e alle imprese dell’innovazione e della tecnologia. Del resto, una passeggiata al mare, un porticciolo, alberghi e negozi - se e quando saranno realizzati - ne farebbero soltanto l’ennesima Riccione. Invece Napoli ha bisogno di investire sul futuro.

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