Giovedì 22 Febbraio 2018 - 2:03

Come il Barça di Pep? No, Maurizio è unico

Opinionista: 

Salvatore Caiazza

Dopo la vittoria del Napoli con la Lazio si apprezzano di più i complimenti di Pep Guardiola a Maurizio Sarri. Quando nelle vigilie delle due sfide Champions con il Manchester City il tecnico spagnolo elogiava il collega napoletano in tanti eravamo convinti che lo facesse per facciata. «Amo guardare il Barcellona e sono contento di vedere il Napoli, gioca un calcio simile», disse il trainer della squadra che sta “stracciando” la Premier. Naturalmente Pep ha lasciato il segno proprio alla guida dei blaugrana. È lì che è nato il “guardiolismo” che ha incantato il mondo pallonaro. Senza peccare di presunzione, ma da qualche tempo si può parlare tranquillamente anche di “sarrismo”. Soprattutto dopo il successo di sabato sera al San Paolo contro la Lazio. Qualcuno ha avvicinato il team partenopeo del secondo tempo proprio al Barca di Guardiola. Può anche essere ma questo signore e signori è il Napoli di Sarri. C’è una identità precisa che appartiene solo ed esclusivamente al toscano di Figline Valdarno. «Da sopra ho potuto apprezzare veramente la qualità dei miei ragazzi, me la sono goduta», ha ammesso il sor Maurizio che è stato espulso da Banti di Livorno a fine primo tempo. La ripresa l’ha guidata dal dirigibile e ad un certo punto sembrava che avesse il joystick visto che i suoi giocavano a Playstation. L’azione del quarto gol firmato da Mertens sarebbe stata difficile realizzarla anche a computer. Ed, invece, gli azzurri sono stati perfetti. Si è conquistato il pallone a centrocampo, Insigne ha servito Zielinski che di tacco ha passato a Jorginho, il regista è andato avanti ha ridato palla al polacco che di corsa è arrivato al limite dell’area, ha aspettato che si inserisse Mertens, ha fatto passare il pallone in mezzo a due uomini e il belga di destro ha beffato il portiere in uscita. I telecronisti di Sky si sono esaltati così come quelli di Mediaset Premium. Al San Paolo ci si è alzati in piedi, c’è stata una standing ovation di fronte ad una vera e propria opera artistica. Un quadro da custodire bene in uno dei più importanti musei d’arte moderna. Il Napoli, dunque, si è ripreso la vetta arrivando a quota 63 punti in classifica. Sta correndo come non mai, stessa cosa sta facendo la Juventus che è un gradino più dietro. Alle spalle delle prime due si è fatto praticamente il vuoto. Otto i successi consecutivi degli azzurri che adesso però devono fare i conti anche con l’Europa League. Che si dovrebbe giocare con quelli che vanno in campo di meno. Ma purtroppo tra infortuni e partenze a gennaio la rosa si è ridotta tantissimo. Ecco che sorge spontanea una domanda: quanto potrà durare il Napoli nella corsa scudetto sempre con gli stessi uomini? Sarri sperava di poter recuperare Ghoulam il prima possibile ma il terzino tornerà la prossima stagione. Milik è sulla via del ritorno ma dopo il crac del francoalgerino ci andrà cauto. La davanti, quindi, ci si ritrova solo con Ounas come sostituto di uno dei tre bassotti. Con qualche elemento in più di sicuro Mertens avrebbe avuto più tempo per recuperare ma dopo l’infortunio di Benevento ha dovuto giocare per forza. Rischiando anche qualche colpo duro. In difesa l’addio di Maksimovic ha lasciato un vuoto. Per fortuna Tonelli si è comportato bene con la Lazio ma i problemi muscolari di Albiol e quelli di Chiriches non danno troppe alternative all’allenatore. Che da giovedì dovrà gestire tre partite a settimana. Sperando che nessuno più si fermi. Poi dovesse arrivare qualcuno pronto dagli svincolati non sarebbe male.

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