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Nella prossima primavera si voterà per il rinnovo del consiglio comunale e per il successore del sindaco de Magistris, ma le idee sono ancora molto confuse. Un confronto politico nei partiti e tra i partiti, per quanto si percepisce, allo stato non esiste. Lo sport quotidiano è quello di “pescare” candidati di vecchio corso o estranei alla città, come se Napoli non avesse niente di nuovo da proporre. Non si tratta di andare alla ricerca di un nome per candidarlo sindaco, ma di individuare una classe dirigente che abbia la capacità e le competenze amministrative per riportare la città alla sua originaria dignità, rilanciando il suo ruolo in Italia e nel mondo. È vero che l'assenza della politica e dei partiti già nelle elezioni comunali del 2011 e, peggio ancora, in quelle regionali del maggio scorso (quando ha votato appena il 40% degli elettori), ha fatto sentire i suoi rovinosi effetti. La coalizione di centrodestra è ormai del tutto polverizzata; per non dire delle guerre di potere all’interno della sinistra. Testimonianza evidente è la frammentazione che si vive dentro il Pd napoletano, tanto da suscitare incredulità e delusione, per la incapacità di avanzare un nome unitario di una personalità autorevole, all’altezza dei tempi. Si tenta di ripiegare su personaggi del passato, immaginando che l’orologio della storia a Napoli si sia fermato. La sinistra come sempre antepone l’interesse della “ditta” a quello della città. Buon senso dovrebbe suggerire, invece, di sollecitare le migliori energie culturali, morali, politiche e socio-economiche ad applicarsi alla elaborazione di un progetto intorno al quale impegnare le forze politiche più responsabili, e da qui far nascere il governo cittadino che guidi, con una personalità al vertice gradita, il futuro della terza città d'Italia. Una soluzione che potrebbe aiutare Napoli a lasciarsi alle spalle il grave declino e a riprendere un percorso di speranza. Non è la prima volta che Napoli si trova ad affrontare negative contingenze. Capitò anche dopo il colera del 1884. Il penetrare della malavita nelle cose dell’amministrazione comunale costrinse il governo del tempo a nominare una Commissione di inchiesta, presieduta dal senatore Saredo, per accertare i fatti, dopo la denuncia del giornale socialista “La Propaganda”, che accusava il sindaco Celestino Summonte, legato al deputato moderato Alberto Casale, di legami con la malavita. Nelle elezioni del 1901, di fronte allo sconquasso amministrativo, cattolici e liberali decisero di unire le forze e presentare una sola lista al Comune per superare il difficile momento. I napoletani li premiarono e furono possibili le giunte di Luigi Miraglia, Giulio Rodinò, Ferdinando del Carretto, uomini di specchiata moralità, che migliorarono le condizioni della città. Nei successivi decenni, dopo il disastro della seconda guerra mondiale, le giunte Buonocore e Moscati si adoperarono per far ritornare la vita dei napoletani alla normalità. E così fu pure negli anni del terremoto del 1980 quando democristiani, socialisti e comunisti, liberali collaborarono, Valenzi sindaco e Emilio de Feo presidente della Regione, per affrontare la difficile fase della ricostruzione. Appellarsi alle energie sane di Napoli è un’ipotesi utile e praticabile, da coltivare, se c'è in primis l’interesse di Napoli.

RAFFAELE REINA *già consigliere comunale Napoli e consigliere regionale Campania